schola gregoriana mediolanensis

giovanni vianini

( Sacra di S. Michele - To. concerto del 1 -7 - 2000)

RICCHEZZA SPIRITUALE e ARTISTICA del CANTO AMBROSIANO

Chi da una qualsiasi parte del mondo arrivi a Milano o capiti in Duomo mentre si canta la Messa, o il Vespro - che è l'ufficiatura al tramonto del giorno-, ascolta, dal coro dei canonici o della Cappella musicale, arcaici canti a una sola voce che non si eseguono in nessun' altra chiesa della cattolicità occidentale salvo, a volte, nella Basilica di S. Ambrogio. ( n.d.r. e in altre parrocchie o centri religiosi della Diocesi di Milano)
Sono i canti propri della chiesa milanese, che comprende oggi più di mille parrocchie e circa, cinque milioni di fedeli, e che ha il suo centro - meglio si direbbe, il suo cuore - in quella chiesa che si considera madre di tutte le altre, sparse nell'immenso territorio, e perciò si chiama " Metropolitana" : il Duomo appunto.
Se , dunque, la liturgia e il canto della chiesa milanese sono diversi da quelli della chiesa romana e di tutto l'occidente cristiano, è perchè essi hanno in realtà conservato la forma antica. Non a torto qualcuno ha definito, ad esempio, il canto ambrosiano " il vetusto canto latino, a tinta orientale, diffuso presso tutte le chiese della penisola, e dopo il secolo VIII circa rimasto sostanzialmente immutato nei libri milanesi".

LE FONTI:
I manoscritti, o "Codici" milanesi che contengono canti per la liturgia son qualche centinaio, tra essi sono di particolare importanza: 34 anntifonari invernali ( per le celebrazioni dall'Avvento alla Pasqua) e 31 estivi
( dalla Pasqua all'Avvento) contenenti le antifone, cioè i canti per la Messa e i ritornelli da alternare con canto dei salmi nell'officiatura; 12 salteri-innari, per gli inni e i salmi; 9 processionali, che raccolgono i canti per le processioni di penitenza prescritte dal rito; 7 ufficiature per i defunti; e una cinquantina di estratti di vario genere. A questi si aggiungono manoscritti e frammenti vari, e libri della liturgia romana contenenti anche canti ambrosiani. E' un folto elenco, ma vi scarseggiano proprio i documenti più antichi. Tale scarsezza, anzi, obbliga a un "perchè",cui sono state date risposte insoddisfacenti: incendi distruttori, insufficienti indagini, giacenze sconosciute in fondi di biblioteche.....
La risposta forse più vicina al vero, sta nell'importanza che per secoli fu data alla memorizzazione. I canti erano insegnati e trasmessi per via orale, e, con lungo tirocinio d'anni, venivano appresi con immutata fedeltà di note e d'interpretazione, per cui non si riteneva necessario notare molti libri. A Lione, i cantori della cattedrale furono obbligati a cantare tutto il repertorio a memoria, senza diritto al libro, fino al secolo XVII.
Per quanto riguarda, in particolare, i codici ambrosiani, sono assai numerosi quelli a scrittura diastematica con notazione romboidale - o "gotica" - tipica del canto ambrosiano. Altra caratteristica di scrittura concerne il si bemolle. A volte è segnato con la lettera b, altre volte è indicato con una interlinea verde o azzurra - anche bruna o rossa -, uso forse esclusivo dei nostri manoscritti. Non è raro il caso in cui il bemolle non è neppure indicato, lasciando alla pratica e alla competenza del cantore la scelta del suono, o naturale o addolcito.
Ma vi erano solennità i cui canti esigevano, oltre che successive indicazioni - in coro, al battistero, ai gradini dell'altare, sui pulpiti - un articolato frazionamento del coro. Per il canto dell'Alleluia nella prima Domenica di Quaresima era uso che quattro pueri intonassero due volte l'Alleluia sul pulpito seguiti due volte dal coro. Dopo il versetto solistico di un adulto i lectores intonavano un secondo Alleluia, quello "dei santi" cui i quattro pueri rispondevano - stavolta ai piedi dell'altare - con la loro particolare melodia, poi il coro dei "lectores" intonava un terzo Alleluia, più moderno e ricco di vocalizzi. Altre volte questo stesso Alleluia era cantato per lasciar tempo ai pueri di disporsi in processione per il canto dell'antevangelo.
Nei vesperi il "responsorio coi fanciulli" - responsorium cum infantibus - era ancor più articolato. Al "corpo" del canto fatto dal coro degli uomini rispondevano i fanciulli. Poi il cantore intonava il versetto cui seguivano ancora i fanciulli col ritornello e un primo lungo melisma (melodiae primae). Gli uomini riprendevano la prima parte del "corpo" e i fanciulli, sulle stesse parole del precedente ritornello (melodiae secundae) fino alla conclusione.
Mille anni circa di attività e di esperienze hanno contribuito alla fondazione del corpus musicale ambrosiano.La bellezza e la perfezione di molti suoi canti è indiscutibile.
Esso riveste, poi, particolare importanza storica, perchè risale nelle sue origini fino a quel secolo quarto, che vide - dopo l'editto costantiniano che stabiliva la libertà del culto cristiano - un fiorire impetuoso d'iniziative spirituali, liturgiche, artistiche, in un clima di alta ed estesa cultura anche musicale.
Si capisce come la nostra età che, smaliziata da tante esperienze, va alla ricerca di valori nativi e genuini, guardi con particolare interesse tutto quanto concerne il canto ambrosiano. Essa vi sorprende, e gusta, il naturale profumo di una ricchezza spirituale e artistica fin qui sconosciuta, e vi scopre una corrispondenza mai rituale o consona col suo desiderio di sostanza e di sincerità.

estratto da: "IL CANTO AMBROSIANO" Mons. Luciano Migliavacca - 1986 NED


Musica Sacra . Concerto

Quoniam Tu Illuminas

Ricchezza Spirituale ed Artistica del
Canto Ambrosiano
Le pagine più belle e significative del patrimonio musicale liturgico della Chiesa Milanese. IV- IX sec.

. SCHOLA GREGORIANA MEDIOLANENSIS
direttore : Giovanni Vianini


Lucernario: QUONIAM TU ILLUMINAS -v. Quoniam in Te eripiar
" per l'accendersi dei lumi al Vespero "
Antifona in coro: VIDI AQUAM - V. Intonuit de caelo - Ezech.47,1.9 tempo Pasquale
Inno: AETERNE RERUM CONDITOR - S. Ambrogio -340?
Milano 397 "Ad matutinum" ( ad galli cantum )
Ingressa: INCLINA DOMINE - Ps.85,1-3 - Commune Dominicale
Responsorio in baptisterio: AUDITE VERBUM DOMINI
v. Vox clamantis in deserto - Dominica II. Adventus
Ingressa: LUX FULGEBIT - In Nativitate Domini
ad tertiam Missam - Cf. Is.9, 2. 6 ; Lc. 1, 33
laus Angelorum: GLORIA IN EXCELSIS DEO
Ordinarium missae, tonus festivus
Transitorio: TE LAUDAMUS DOMINE
Domenica quarta dopo l'Epifania
Antifona in coro: OMNES PATRIARCHAE - In Epiphania Domini ad vesperas II
Sallenda: VIDENTES STELLAM - In Epiphania Domini - ad vesperas
Antifona: MEDIA VITA - Nokter B.- Hartker 29 m. S. Gallo
IV sabato di Quaresima, uff. delle lodi
Post evangelium : COENAE TUAE MIRABILI
feria V in Coena Domini (Giovedi Santo)
Responsorio: TENEBRAE FACTAE SUNT
v. Ecce terraemotus factus est magnus
Feria VI. In Parasceve. Post secundam lectionem - Venerdi Santo
Sallenda: O CRUX BENEDICTA - in festo inventionis Sanctae Crucis ad vesperas I
Responsorio: VIDE HUMILITATEM MEAM - v. Ad Te Domine Feria IV, terza settimana di Quaresima
Confrattorio: RESURGENS JESU - Dominica Prima post Pascha
Antifona al Magnificat: O QUAM SUAVIS EST, DOMINE
In solemnitate Sacratissimi Corporis Christi - ad vesperas I.
Inno: CHRISTE CUNCTORUM - In dedicatione Ecclesiae Majoris
Organum: CUNCTIPOTENS GENITOR DEUS - Polifonia due voci Tutilo di S. Gallo +915" Ad organum faciendum "
Biblioteca Ambrosiana , Milano
Inno: DEUS CREATOR OMNIUM - S. Ambrogio , ad vesperas
Ad Horam Incensi, die Dominico


Fonti: per i canti della Messa : l' Antiphonale Missarum, ed. 1935; Descleè & Co, Tournai - per i canti dell'officiatura: il Liber Vesperalis
ed. 1939; curati dal monaco Benedettino Dom Gregorio Suñ ol che attinse, con qualche modifica, alle fonti:
Antifonario p. jemale, Additional ms. 34.209 -XI sec. British Museum, Londra.- Antifonario di Vimercate, ms. XIII sec., p. jemale- p. aestiva.
Antifonario di Muggiasca ms.del 1398.- Innario Ambrosiano, ms. del sec. XIV, cod.347, biblioteca Trivulziana, Milano.
Per una più completa documentazione , ho consultato il Directorium Chori ed.1897 (Can.Emilio Garbagnati),
e l'Antifonale Ambrosiano ed. 1985-NED ( Mons. E.T. Moneta Caglio). E, all'Archivio Storico Diocesano, i libri corali manoscritti del 1534 della Chiesa di S. Stefano in Milano, la Chiesa dove, chierichetto e cantore, ho avuto la fortuna di conoscere e praticare la Musica Sacra in Liturgia.
Data la natura di canti , Vi preghiamo di non applaudire se non alla fine del concerto:
dopo che il coro sarà uscito in processione cantando l'inno di S. Ambrogio: Deus creator omnium.
Al termine del concerto nella discografia della Schola è possibile consultare , di recente pubblicazione dell'editrice PONGO ED. MILANO-PARIGI,
il Compact-disc: RICCHEZZA SPIRITUALE ED ARTISTICA DEL CANTO AMBROSIANO

giovanni vianini - milano tel: 02 - 70.100.338 - 70.104.245 -
E-mail vianini@mail.virtuale.it sito internet http://www.cantogregoriano.it

 


SPIRITUALITA' DEL CANTO GREGORIANO
Alle origini della tradizione musicale occidentale si pone il repertorio Gregoriano atto di avvio ufficiale del cammino che ha accompagnato le civiltà colte attraverso venti secoli di musica. Al di là dell'intrinseco valore artistico e del profondo significato convenzionale, recuperare il Gregoriano è un po' come andare alla ricerca delle proprie radici storiche; è un viaggio nel passato pieno di fascino e di sorprese, che permette di indagare su un momento culturale ricco di stimoli e di ritrovare la condivisa e profonda eredità spirituale che lo caratterizza.
L'abitudine di comprendere con il termine di canto Gregoriano tutta la tradizione monodica antica, religiosa e per sole voci, è frutto di una generalizzazione che ha contribuito a celare tracce importanti di evoluzione. Oggi, in un clima di ricerca musicologica sottratta ai condizionamenti ideologici postriformistici, è possibile, e necessario chiarire la posizione storica e il significato poetico complessivo di questo repertorio: per una migliore comprensione estetica e una corretta valutazione sociale. Far luce sul canto Gregoriano significa innanzitutto ripercorrere l'itinerario storico che l'ha favorito.
Cronologicamente parlando bisogna riferirsi ai primi secoli dell'era cristiana : quando il cammino apostolico dei Padri della Chiesa, approdato al centro dell'Impero Romano, è costretto a confrontarsi con una situazione estremamente complessa e articolata che vedeva la coesistenza di popoli diversi, ciascuno con lingue e tradizioni proprie .
L'organizzazione della nuova confessione religiosa e la costituzione del conseguente apparato chiesastico, favorì lo sviluppo di un repertorio di musiche e tesi. Si tratta di un primo corpus liturgico, non ancora espressione completamente originale, inteso come naturale ed efficace completamento dell'ecumenica missione evangelizzante, capace in qualche modo di unificare il nascente mondo cristiano in nome delle idealità autentiche che portava con sè.
Nelle cerimonie dell'antica Chiesa romana risuonavano musiche e testi (il greco Kyrie eleison ad esempio) influenzate dai tipi di canto dell'Oriente e ancora fortemente ancorate ai modi musicali preesistenti, spesso pagani. Attraverso stratificazioni successive si svilupparono espressioni musicali differenziate, legate a particolarismi locali, che conobbero momenti di significativa vivacità creativa: il Canto gallicano (nella zona francese), mozarabico (nell'attuale Spagna), ambrosiano (nei territori che facevano capo a Milano), sono alcuni fra i tanti repertori delle celebrazioni liturgiche cristiane che si svilupparono in concomitanza con il canto romano antico, o paleoromano,
della capitale.
In questa fase storica, dunque, non esisteva una liturgia omogenea accompagnata da un'unica tradizione musicale. Occorre pertanto sfatare la leggenda, perpetuata nei secoli
con evidente legittimatorio
( Papa Gregorio fu il riformatore del culto cristiano: disegnò l'anno liturgico e provvide alla redazione dei testi dei primi Antifonari ) , secondo cui Gregorio sarebbe stato l'inventore del canto che da Lui avrebbe preso nome.
L'apocrifa attribuzione si diffuse ovunque a partire dalla biografia del Santo redatta tre secoli dopo da Giovanni Diacono, arricchita da aneddoti e di leggende che consegnarono ai posteri l'immagine agiografica di Papa direttamente ispirato da Dio nell'arte compositiva . Una testimonianza eloquente è costituita dal fiorente repertorio iconografico che contemplava l'immagine di Gregorio seduto in cattedra e insignito delle vesti pontificali nell'atto di dettare ad uno scriba le melodie che lo Spirito Santo, sotto forma di colomba,
gli suggeriva all'orecchio.Senza dubbio il pontificato di Gregorio segnò un momento importante nella storia della Chiesa, soprattutto riguardo il riordinamento dei testi del repertorio cultuale, ma per nulla inerente alla musica, dal momento che la notazione ( cioè i primi metodi di scrittura musicale ) nacque più di due secoli dopo: gli esempi più antichi compaiono in Musica Enchiriadis, trattato anonimo del IX secolo . Le ricerche musicologiche, avvalorate dallo studio delle fonti musicali e dal loro confronto con i dati storici, hanno accreditato l'ipotesi che il Canto cosidetto Gregoriano avesse avuto origine dalla fusione - avvenuta in epoca Carolingia, verso la fine del secolo VIII - fra il repertorio antico Romano e il Gallicano, a seguito delle vicende che portarono alla creazione del Sacro Romano Impero.
Il nuovo canto, come la nuova fisionomia politica dell' Europa, fù imposto d'autorità soppiantando gli altri repertori. Una eccezione fù rappresentata dall'Ambrosiano che rimase in vita, circoscritto all'antica area arcivescovile di Milano
( una vasta zona che comprendeva la regione lombarda , con esclusione di Monza , fino ad alcune valli del Canton Ticino, e con prolungamenti verso i territori limitrofi di Piacenza e Vercelli ) proseguendo il proprio cammino parallelamente al canto "ufficiale " e mantenendo fino ad oggi la propria autonomia.All'interno della liturgia - considerata nei due ambiti paralleli corrispondenti alla celebrazione della Messa e alla recita collettiva dell'Ufficio - il repertorio nuovo si consolidò in formule, modi esecutivi, stili di canto atraverso un incessante processo di stratificazione e di trasformazione graduali, avvenute soprattutto nei monasteri (famosi quelli di San Gallo, Einsiedeln, Nonantola, Fulda, Tours, Montecassino, Corbie), centri attivissimi oltre che di pratica teologica e devozionale quotidiana, di studio, di trascrizione e di inesausta dedizione alla musica. I generi di monodia liturgica, cioè la melodia e l'innodia (destinati all'Ufficio), e i canti della Messa (raggruppati a seconda della natura dei testi in Ordinarium Missae e Proprium Missae) nel momento in cui furono assegnati ad esecutori professionisti, accentuarono il proprio contenuto estetico-musicale.
Varietà di forme, di tecniche esecutive, di stili melodici (dal sillabismo ai più liberi e stupefacenti disegni melismatici, passando attraverso tutta una serie di sfumature intermedie) fanno del Canto Gregoriano un repertorio ricchissimo, in continua proliferazione, interessante e affascinante per il rapporto strettissimo che lo lega al testo sul quale modella il proprio andamento ritmico, ricalcandone il significato mistico e spirituale di orazione cantata. Si realizza, così, in ambito musicale, una dimensione religiosa saldamente ancorata al mistero originario del Verbo in cui la parola (verbum, appunto) era motore ideologico e polarizzante di fede difeso ad oltranza.
Custodito all'interno di scuole specializzate, il Canto Gregoriano venne dapprima tramandato oralmente, quindi codificato con la nascita della scrittura musicale e preservato da infiltrazioni musicali estranee, come gli spunti musicali di carattere profano.
Il passare dei secoli non ne intaccò la purezza, l'integrità, il significato. Al secolo scorso risale un'effettiva opera di ripristino, promossa dai Benedettini dell'Abbazia di Solesmes. Nell'intento di riportare alla vita una tradizione, si ricerca il patrimonio autentico, se ne tenta un'interpretazione, il più possibile vicina alla purezza e alla semplicità dell'originale.
Da 20 anni il gruppo corale " Schola Gregoriana Mediolanensis " diretto da Giovanni Vianini, contribuisce, con i suoi 60 cantori, alla valorizzazione del patrimonio gregoriano, con servizi liturgici, registrazioni, trasmissioni radio televisive, concerti; un'attività ben organizzata e costante per mantenere vivo e attuale il canto della chiesa, Bibbia in Musica, canto della Parola di Dio, linguaggio dell'ineffabile, canto che unisce le Nazioni e le generazioni umane.

 

giovanni vianini
schola gregoriana mediolanensis
anno 2000
Basilica di S. Marco - Milano