|





| |
Poesia di Ester Visentin
Visita
alle Monache Romite
Venti anni di servizio
Un canto sempre vivo
Sacri Concentus
Relazione sul Canto Ambrosiano
La riforma Cistercense
nel campo musicale
L'eterno splendore del
Canto Gregoriano
Il segno ed il momento
Il Gregoriano cura lo spirito
Il Canto Gregoriano
nell'ordine monastico Certosino
Il Canto
Ambrosiano scelto per la meditazione quaresimale
Il Canto Ambrosiano
barriera all'eresia Ariana
Gregoriano in una cattedrale
di verde
Duc in altum
Claustri Beatitudo
Caelum et Terra
Bach nello scantinato
Assai
presto, nel primo giorno della settimana, vennero al sepolcro....
Visita
della Schola Gregoriana Mediolanensis alle
Monache Romite Ambrosiane del sacro Monte di
Varese.
E' fresca l'aria alle 7 del mattino di
sabato 28 settembre, qui, in cima al Sacro Monte di Varese, mentre i nostri
sguardi si perdono - emozionati, a contemplare lo spettacolo naturale che ci
circonda.
E' fresca - molto fresca l'aria, mentre varchiamo - timidi, la soglia del
monastero delle monache romite ambrosiane che lì abitano da cento e cento anni.
Subito, ad accoglierci, non c'è nessuno, ma, richiuso dietro di noi il portone
e salita una scala, ci attende sorridente e premurosa una monaca che, solerte,
ha già occupato le nostre mani con spartiti e messali. Con questi strumenti
parteciperemo, di lì a poco, alla Messa delle 8. Noi, insieme ad un piccolo
gruppo , silenzioso e fedele, di altre persone. Anch'esse, come noi, venute da
fuori. Da oltre quella soglia. Intanto, da una porta chiusa viene il suono delle
Lodi. Sono loro che cantano. Loro, che fra qualche minuto potremo vedere tutte,
anche solo per il tempo breve della celebrazione di una Messa.
E intanto noi stiamo lì, oltre la porta, ad ascoltare la loro preghiera,
attenti, silenziosi, ma trepidanti. Il maestro Vianini mi dice, sottovoce:
"Solfeggiano un po', ma è bello ascoltarle". Annuisco. E torniamo in
silenzio. Ad ascoltare le loro soavi lodi al Signore in ambrosiano. Poi
silenzio. Quella porta si apre. La monaca sorridente ci invita ad entrare.
Entriamo. Prendiamo posto. Facciamo un po' di rumore nel sistemarci. Loro lì,
silenziose e serene, ad aspettarci. Sentiamo, vediamo i loro sguardi
comprensivi. E un po' curiosi. Siamo impacciati. Abbiamo bisogno di un po' di
tempo per capire dove siamo entrati. Siamo in una piccola chiesa che ha il
soffitto affrescato in epoca barocca, ma ha conservato le arcate romaniche, e ha
le pareti, l'altare e la grata (oh, quella grata!) moderni, attuali. Noi della
Schola ci siamo accomodati in una panca vicina ad una porta-finestra che -
attraverso una discreta tenda - affaccia sulla vallata e sul mattino sfavillante
di bellezza. Loro sono davanti a noi, oltre la grata moderna, e ci guardano. Noi
le guardiamo e già siamo avvolti dalla loro soavità.
Inizia la celebrazione della Messa. Loro cantano. E noi cerchiamo di seguire e
partecipare ai loro canti. Ma qualcosa ci frena. Ci concentriamo sugli spartiti
un po' difficili da leggere perché in caratteri piccoli - fotocopie ridotte e
poco chiare, ma sono scritte in notazione quadrata. Noi la conosciamo, sappiamo
leggerla. Potremmo cantare con loro. Eppure non ci riesce facile. Vogliamo
ascoltare loro. Il loro suono. La loro freschezza. La loro purezza. Vogliamo
comprendere dal loro suono come ci stanno chiamando a partecipare alla loro
ricerca del volto di Dio. Ancora abbiamo bisogno di un po' di tempo. Loro
cantano. Ci stanno ancora invitando a condividere la preghiera. E' il momento
del Sanctus. Verso la fine riusciamo a cantare un po' con loro. Ma ci pare
comunque di disturbare, di non essere all'altezza di quel momento. Il loro suono
è dolce, leggero, pulito. Sereno. Ci riempie di bellezza (ma loro lo sanno?). E
il nostro sguardo vaga dalle loro figure oltre la grata, alla porta-finestra
aperta sulla luce del giorno che avanza. Il loro canto va verso la luce di
questo mattino che sembra eterno. Siamo attoniti. Dolcemente stupefatti. E
stiamo pregando. Anche noi. Con loro.
Termina la Messa. Loro, in fila, salutano il Signore e tornano (dove?) alle loro
occupazioni. Sguardi nostri si incrociano con i loro, sorrisi reciproci leggeri
- attraverso la grata in stile moderno, che sembrano provenire da un'amicizia
che ha una storia; sorrisi e sguardi dolci, soavi, che ci avvicinano. Effetto
forte su di noi. Ci sentiamo accolti. E i nostri sorrisi e sguardi timidi, quale
effetto avranno su di loro? Non lo sapremo mai (o forse lo sapremo fra poco, in
qualche modo). Ma sono loro che ci danno messaggi di dolcezza. E noi, noi con il
peso della nostra presenza cosa avremo dato loro, adesso? Qualcosa?. Forse. Il
dubbio ci sovrasta. Ci sentiamo inadeguati.
Anche l'ultima monaca ha salutato il Signore. Scompare.
Siamo invitati cortesemente ad uscire. Il piccolo gruppo della Schola Gregoriana
Mediolanensis con il suo maestro Giovanni Vianini, attende. Arriva una
telefonata. Ora possiamo entrare in una stanza con tanti scaffali pieni di
libri, e un computer. C'è uno spazio un po' angusto per noi, e un'altra grata
ci divide ancora da loro. Ci stanno davanti la madre e due giovani monache che
si occupano di canto e lavoro al computer.
Perché noi siamo lì? Perché un giorno, la madre ha chiesto al maestro Vianini
di installare nei loro PC il font "Meinrad" per scrivere la musica
ambrosiana e gregoriana in notazione quadrata. Lei conosce il suo ventennale
lavoro e la sua dedizione nella diffusione del canto ambrosiano e gregoriano.
Chiede a lui un aiuto e uno scambio di idee e di esperienze.
La loro è l'unica comunità religiosa che pratica ancora in liturgia il canto
ambrosiano, tradizione che si stava quasi del tutto perdendo anche al loro
interno, ma che hanno ripreso - vent'anni fa, con grande zelo, dopo una
visita-lezione di una settimana, al loro monastero, del prof. Baroffio.
Attraverso la grata parliamo un po'. Il maestro Vianini presenta il suo lavoro.
Ci descrivono le loro esigenze: vorrebbero rendere più chiari i libretti dei
canti in ambrosiano che usano e distribuiscono in liturgia. Spieghiamo cosa
potranno fare grazie al "Meinrad". Attraverso una porta che ci aprono,
superiamo anche la grata e ormai siamo accolti nel loro spazio. Ci accomodiamo
davanti al computer. I loro volti soavi tradiscono curiosità. Riempiamo il
tavolo di fogli, CD, floppy…e fogli di musica. Loro portano libri e fotocopie.
Noi parliamo, spieghiamo, facciamo esempi pratici. Loro ascoltano, domandano
chiarimenti, comprendono. Ringraziano. "Come possiamo scrivere questo
porrectus?…qui è meglio usare un quilisma?….". Sono felicemente
allegre.
Trascorrono così le ore del mattino in un vortice gioioso di proposte e
soluzioni, in un clima di fattiva curiosità. Mi accorgo che il ritmo delle
nostre parole, dei gesti, dei movimenti corporei si sta modificando. Rallenta.
Si placa. Si adegua al loro, che pure non è affatto lento (tutt'altro: sono
molto operose). E' piuttosto un ritmo sereno. Tale diviene anche il nostro.
Allo stesso modo mi accorgo che stiamo imparando a comunicare con gli occhi. Ora
i loro sguardi, così vicini, accompagnano le loro domande con un'intensità
inattesa per noi. E, dapprima intimoriti, pian piano anche noi ci ritroviamo a
fare altrettanto.
Ad un certo punto qualcuno propone di cantare insieme. Ci alziamo in piedi e ci
disponiamo in cerchio. Il maestro Vianini dà l'intonazione, e l'attacco.
Cantiamo il responsorio "Media vita". Senza cercare altro se non
condivisione. Comunione. Ci riusciamo. Scaturisce un gradevole suono.
E poi ancora ci incalzano le loro domande, questa volta sull'interpretazione dei
canti. "Come gestire i respiri? Come fare melodie nuove su testi ancora non
musicati? Centonizzarli?…"
Concludiamo le nostre operazioni al PC.
E' mezzogiorno.
Ci invitano a trattenerci per il pranzo. E a partecipare con loro al canto dell'
"ora media". Ci donano un altro fiore della loro giornata.
Torniamo nella loro cappella.
La luce, dalla porta-finestra, riempie di nuovi colori lo spazio. Riprendiamo i
nostri posti. Ora cantiamo con loro. Più sicuri, più sereni. Preghiamo.
L'atmosfera soave ci pervade ancora. E termina il canto. Ancora la processione
delle monache scompare - salutando il Crocefisso, dietro la grata. Noi
guardiamo. Sappiamo che il nostro tempo con loro sta per terminare. Vorremmo
fermarlo ancora un po', almeno con lo sguardo. Anche l'ultima monaca va via.
Usciamo anche noi.
Ci accompagnano al refettorio. Per noi c'è una tavola già preparata per il
pranzo. Una monaca spinge un carrello con le vivande. Per noi. Ci saluta
cortesemente e va via. Rimaniamo soli. C'è un immenso, delizioso silenzio.
Parliamo poco. Ascoltiamo il silenzio e il sordo ritmo delle nostre stoviglie
sui piatti. Con nuova attenzione percepiamo il suono e il volume delle nostre
voci. Forse stiamo parlando a voce alta. Abbassiamo il tono. Taciamo.
E gustiamo la vista della terrazza che ci invita ad uscire. Alcuni vasi colorati
di fiori, non tanti, ma belli. La luce della bella giornata dà volume al
paesaggio meraviglioso della vallata.
Dobbiamo andare via. Non vorremmo.
Ancora qualche attimo in quella dimensione di pace. Di equilibrio.
Cerchiamo l'uscita. Ci raggiunge la monaca sorridente che ci aveva accolto con
gli spartiti la mattina. Ci saluta e ci apre il portone. Indugiamo sulla soglia.
Per un attimo. Il portone si richiude alle nostre spalle. Siamo di nuovo fuori.
E siamo frastornati.
Abbiamo lasciato dietro di noi un mondo puro, soave.
" O quam suavis est Domine Spiritus Tuus… " canta una bellissima
antifona ambrosiana. Ne avevamo appena avuto un' esperienza tangibile,
bellissima, indimenticabile.
Anna Maria Cara
Settembre 2002
Sacri
Concentus
Milano 22.03.02 - Cornate d'Adda
(Mi)
GREGORIANO
E ORGANO
: ALI PER
L'INFINITO
Invitata dal Consiglio pastorale parrocchiale, La SCHOLA
GREGORIANA MEDIOLANENSIS ha tenuto un toccante e tecnicamente molto valido
concerto di canto gregoriano in alternanza con l'antico e trascinante
organo della parrocchia S.Giorgio Cornate d'Adda (Mi).
La serata rimarrà nei ricordi della Schola e del suo Maestro Giovanni
Vianini, perché ha toccato il cuore e la sensibilità di tutti i
protagonisti e dei molti presenti. Infatti il coro era particolarmente
concentrato, anche perché tutti i canti sono stati intercalati o preceduti da
sonate d'organo cariche "d'incenso", scritte da Girolamo
Frescobaldi (1583-1643), e proposte dal giovane, ma ispirato concertista, Simone
Della Torre. La comunità cornatese intendeva così onorare la memoria del M°
Carlo Voltolina, scomparso un anno fa, ma per molti lustri valente ed amato
organista della parrocchia; lo farà pure per altri due Venerdì di Aprile con
differenti iniziative musicali.
La chiesa,consacrata nel 1888 dopo una
ristrutturazione radicale con l'aggiunta di 2 navate e il capovolgimento da est
ad ovest del presbiterio, nel 1995 è stata rinnovata negli stucchi barocchi,
nelle pareti e nel pavimento. Ha due ordini di finestre istoriate; originario e
classico il più alto, moderno nella composizione del soggetto e nei colori
vivaci l'inferiore. Quattro notevoli tele ornano il presbiterio e il transetto:
due di proprietà della Parrocchia (particolarmente attraente "La
visitazione", con l'abbraccio molto caloroso fra Elisabetta appesantita
dall'imminente maternità e la Vergine giovane e snella) e due di proprietà
dell'Accademia di Brera (suggestivo nei chiaroscuri e nell'impianto scenografico
il Giovanni Battista Decollato). Un prezioso bassorilievo dell'Ultima cena, in
bronzo dorato dà spessore artistico al paliotto dell'altare maggiore, mentre
un'imponente e preziosa statua lignea della Madonna del Rosario cattura il
fedele nella prima cappella a sinistra. All'esterno un campanile turrito,
retaggio della torre di castello longobardo, incombe con apprensione sulla
chiesa: ha bisogno infatti di urgenti restauri conservativi.
Il M° Vianini ha predisposto nel presbiterio la
Schola, a semicerchio, creando il giusto impatto scenografico
per l'ascolto e per l'elevazione dello spirito, con l'ausilio anche del bianco
delle cocolle che rendono uniformi tutti i suoi componenti, ma distinti
nell'esecuzione delle melodie.
Seguendo la scaletta dei canti predisposti nel libretto "Sacri
Concentus", sono stati eseguiti molti inni e cantici, quali
- Iste Confessor - Lucis Creator optime - Ave Maris Stella - Magnificat -
per consentire all'organo il commento musicale di ogni versetto o l'aggiunta
prolungata di cinque toccate dai " Fiori Musicali " a. 1635, dal II°
libro a.1637
L'alternanza tra voci femminili , maschili e suono d'organo ha reso varia la
serata, facilitando la partecipazione emotiva dei presenti anche perché aiutati
dai testi tradotti in italiano. Lo spirito di tutti era come trasportato con ali
d'Angelo verso l'etereo, in uno stato di gioia e di serenità di cui
talvolta si sente l'irrinunciabile ricerca.
"Dirigatur oratio mea ", un responsorio graduale è stato
l'emblema di questi sentimenti: "Si innalzi la mia preghiera come
incenso...." recita il testo, reso musicalmente con alti e prolungati
melismi, quasi a sottolineare la lievità dell'incenso, che, mentre profuma
l'aria, sale in alto, verso lo sconfinato, trascinando nelle sue volute i
sentimenti più elevati. Il Card. Ildefonso Schuster apprezzava questo
canto " quotidianamente". Di rilievo e di notevole bellezza "Homo
quidam" eseguito dalla schola femminile che si alternava al tutti per
poi passare alle voci maschili nel versetto " venite comedite Panem".
Un insistito e commovente applauso ha scosso e
sorpreso alla fine tutta la Schola, che ha ringraziato proponendo il
"Regina caeli laetare" in gregoriano classico, a canone e in
polifonia barocca.
E' stato il liberatorio riconoscimento a tutto il pubblico per la sua attenzione
e commozione contagiosa e la esternazione per tutta la Schola della sua intensa
emozione, a lungo preparata e perfezionata dal Maestro e dal dotato organista .
Paolo Mason
Milano, 19.3.02
GREGORIANO
IN UNA CATTEDRALE
DI VERDE
19.03.2002
Festività di San Giuseppe
Oggi la SCHOLA GREGORIANA
MEDIOLANENSIS, forzatamente in numero ridotto, è stata protagonista,
col suo Maestro Giovanni Vianini, di una singolarissima esperienza
canora. Ha animato, infatti, la S. Messa celebrata a Pugerna
(Canton Ticino - CH) delizioso paesino di 30 anime, situato poco
sopra Campione d'Italia, a 470 m/slm, ora ricercato per la seconda casa,
affacciato com'è sulla splendida vista del lago Ceresio. Pugerna dovrebbe
risalire attorno al 1200 quando in quel di Sant'Evasio, enorme edificio
risalente all'epoca di Totone (7-8° secolo D.C.) poco distante, si installarono
alcuni monaci. Questo edificio di proprietà del Comune di Campione d'Italia è
ora oggetto di ricerche archeologiche, era sito lungo il percorso della
"via della Genti" che dalla pianura lombarda, raggiungevano Campione
d'Italia e attraversando la Val d'Intelvi, permetteva di raggiungere l'est
europeo passando per Chiavenna, il passo del Maloia o del Bernina, in quanto le
strade del lago di Como non erano assolutamente praticabili. Le montagne che
incombono sulle linde e colorate casette, odorose per gli estesi boschi di
castagni e di faggi circostanti costituiscono una naturale cattedrale verde per
l'ascolto delle melodie gregoriane, molte delle quali sono state proprio
ispirate fin dagli albori claustrali dagli assoluti silenzi, o dal mormorio
delle acque o dallo stormire delle fronde di siti come questo.
Occasione della celebrazione mattutina odierna è stata la festa di S.Giuseppe,
a cui è dedicato il piccolo Oratorio che ormai da 250 anni anima la devozione
dei pugernesi, in particolare delle Famiglie Casellini uniche comproprietarie
del sacro sacello per lascito e per l'onere del fuocatico come si legge nei
libri, conservati con venerazione, di "Spesse e ricavatto", scritti in
un italiano dall'ortografia ruspante e dalla sintassi maccheronica. Tra
resoconti contabili, tuttora indecifrabili, in lire prime, seconde e terze del
Ducato di Milano, viene ricordato che "lano 1752 li 2 aprile Siè
celebratto la prima messa in detto oratorio", dal 1995 completamente
restaurato per iniziativa dell'attuale fabbriciere Guido Casellini, oggi
nella veste di amabile anfitrione.
L'oratorio è molto piccolo, è in effetti un'angusta cappella disadorna,
arredata con un crocifisso e con una pala settecentesca attribuita alla scuola
dei Colomba, artisti della vicina Arogno molto attivi tra il 1700 ed il 1800 in
vari luoghi dell'est europeo (Austria, Ungheria, Boemia). Rappresenta una Sacra
famiglia con San Giuseppe in età matura e nella mano il ramoscello fiorito dei
racconti apocrifi; al centro una premurosa Vergine Maria che ostende il
Bambinello ad un orante S.Antonio. L'edificio è prospiciente verso una
piazzetta gradevole e accogliente, dove era predisposto l'altare per il rito
sacro. Talvolta si intrometteva negli intervalli canori il belato di una pecora,
emblema delle migliaia di ovini e caprini una volta generosi fornitori di
ricercati formaggini per i ricchi di Campione e di Lugano, in cambio di pane e
di altri beni di prima necessità per i poveri abitanti di Pugerna.
La SCHOLA rivestita dalla scenografica cocolla
monacale, si è mossa attorno all'altare nella piazzetta, talvolta raccolta
all'interno dell'Oratorio, per sfruttare come cassa armonica la limitata
volumetria.
- "Jesu dulcis" di S.Bernardo di Clairvaux ha aperto
processionalmente la celebrazione, catturando immediatamente l'attenzione dei
numerosi partecipanti. La " Missa De Angelis " è stata
cantata anche nel Gloria, oltre che nel Kyrie, Sanctus e Agnus Dei,
insieme o con l'alternanza delle voci femminili e maschili.
Particolarmente emozionante l'antifona di introito "Gaudeamus omnes
in Domino" e il graduale
" Justus ut palma florebit ", salmodiato proprio in
onore di S.Giuseppe, che ha unito in spirito la SCHOLA e il suo Maestro a tutti
i fedeli presenti per la grande festa cantonale.
Prima del commiato definitivo da tutta la comunità pugernese e dei
numerosi "amici di San Giuseppe e di Pugerna" convenuti, un fraterno
buffet a base di tortelli e zeppole, tipiche frittelle per la festa S.Giuseppe,
e di freschi aperitivi ha gratificato tutti della fatica del viaggio, del
disagio dell'orario e degli impegni professionali trascurati. Sarà, comunque,
per i protagonisti della SCHOLA un caro ricordo
Paolo Mason
IL
CANTO AMBROSIANO SCELTO PER LA MEDITAZIONE QUARESIMALE
Chiesa degli Angeli custodi
- Milano, VENERDI' 22. 02. 2002, ore 21
Dopo quasi due mesi di intensa preparazione, salvo due partecipazioni
alle liturgie nella chiesa di S.Marco in Milano e nell'Abbazia cistercense di
Chiaravalle, la "SCHOLA GREGORIANA MEDIOLANENSIS" ha tenuto un
emozionantissimo concerto di canto ambrosiano e gregoriano nella chiesa degli
Angeli Custodi, Zona Porta Romana - MI -.
L'invito era pervenuto al Maestro Giovanni Vianini, che prima del concerto, da
esperto organista, ha fatto provare i vari brani accompagnandoli con il
prestigioso organo della Bottega organaria Mascioni di Cuvio -VA - di cui dal
1979 la parrocchia si è dotata tuffandosi beata nelle sue calde e vibranti
sonorità barocche, frutto sapiente di 1210 canne .
La chiesa è un edificio moderno, sorto nel 1962 per volere del Card. Montini,
poi divenuto Paolo VI°, su progetto dell'architetto francescano Fra Costantino
Ruggeri . In un sito di capannoni industriali dismessi e cadenti il frate
artista ha "inventato" questa chiesa che ha anticipato quasi
profeticamente i dettami del concilio in materia di architettura sacra: l'altare
è proprio nel mezzo di un'unica grande navata, illuminato dall'alto da un
lucernario a parallelepipedo e attorniato da un ampio presbiterio, impreziosito
dalla luminosa pietra di Vicenza. Di singolare ci sono da ricordare il
Battistero con l'acqua corrente e un Tabernacolo trasparente, con il cestello
dell'eucarestia visibile. In particolare attirano l'occhio del fedele la
mirabile sintesi architettonica dell'interno, l'armonia dei volumi e degli spazi
con i loro significati liturgici, che rendono questa struttura sacra molto
adatta al raccoglimento e alla meditazione. Il canto poi viene esaltato da
un'acustica mirabile e insospettabile in una costruzione così moderna, che non
ha nulla da invidiare, per la resa dei suoni, alle antiche abbazie che
rappresentano l'apice di sublimazione del "melos" gregoriano ed
ambrosiano.
La Schola, col suo maestro, si è esaltata, rapita dal programma interpretato - Quoniam
Tu illuminas -, dall'attenzione dei partecipanti, senza che un colpo di
tosse o un fruscio indebito delle pagine su cui i presenti leggevano i testi in
italiano , potessero distogliere dalla concentrazione, dall'ascolto e dalla
meditazione/preghiera che per ben quattro volte è stata fatta anche in comune,
recitando tutti a voce alta il testo dei canti appena eseguiti. La serata
infatti, ben preparata dal Parroco, era inserita nell' attività parrocchiale
programmata per i quattro Venerdì di quaresima con il nome di:
"Quaresimale parrocchiale di musica e preghiera".
La Schola, nel suo completo di voci maschili e femminili, si è disposta in
semicerchio nello spazioso presbiterio, in un abbraccio del candido altare,
quasi sommerso dall'effetto scenografico della bianca cocolla indossata dai
coristi.
Inni ambrosiani, antifone, responsori, mottetti e altri canti in gregoriano e
anche in polifonia a quattro voci miste hanno reso molto viva e appassionata la
serata che la Schola e il suo Maestro Vianini ricorderanno come esperienza
artistica e spirituale indimenticabile.
"Vide humilitatem meam",responsorio ambrosiano per il
tempo di Quaresima interpretato dalla componente maschile, è stato reso con
perfetta aderenza al testo e alla melodia, con la purezza di cuore che la Bibbia
raccomanda: confessare a Dio la propria pochezza e miseria e nello stesso tempo
la fiducia nella sua misericordia. L'antico autore interpreta il testo della
supplica con una melodia decisa, senza troppi melismi e note fuori rigo , mentre
è resa solenne e forte l'invocazione - "Deus meus" -, con tre
melismi di tonalità più alta e ben sostenuta.
Altro brano reso mirabilmente, nonostante le rilevanti difficoltà tecniche e
interpretative è stato il responsorio ambrosiano -"Tenebrae factae
sunt"-. Il disperato grido a Dio di Cristo morente in croce,
musicalmente descritto con prolungati melismi fuori rigo, é stato interpretato
dall'unisono maschile con voce ed animo vibranti ed emozionanti. Le voci
femminili hanno invece musicalmente commentato il testo della morte - "Et
inclinato capite..." - con mirabile pathos, quasi un omaggio inconscio alla
tradizione antropologica dell'arte che ha in maggior parte affidato alla
sensibilità femminile la rappresentazione del dramma della morte.
Un magico momento si è avverato per l'antifona/mottetto -"Regina
caeli, laetare.."- introdotta in gregoriano, proseguita in
polifonia a quattro voci e terminata ancora in gregoriano, ma a canone; ogni
passaggio è stato interpretato senza sussulti, con tutto il coro in
un'alternanza piacevole all'udito e sapiente nell'esecuzione. Un momento
inusuale, ma gradevolissimo anche per il pubblico, visibilmente catturato
dall'evento.
I lunghi applausi degli astanti e le compiaciute espressioni di apprezzamento
del Parroco, hanno gratificato il Maestro Vianini e tutta la Schola. In onore
della Madonna , Regina degli Angeli Custodi, viene richiesta, come favore
particolare, la ripetizione dell'antifona mariana in ambrosiano -"Ave,
Regina caelorum: Ave, Domina Angelorum"-, che è stata cantata,
dapprima, dalla giovane soprano Elisabetta Livio, mai così convincente e
suggestiva, assecondata nelle flautate modulazioni dall'acustica e dall' eterea
atmosfera del momento. Tanto è stato il diletto di ascoltarla, quanto il
rammarico di dover concludere la sua interpretazione per riproporre il canto con
tutta la Schola, sempre più orgogliosa e fiera di aver compiuto ancora una
volta un'operazione culturale e artistica impareggiabile.
Chiesa di S. Maria al Naviglio -
Milano, Domenica 24. 02. 2002 , ore 11
La SCHOLA GREGORIANA MEDIOLANENSIS ha
animato la liturgia della SS. Messa della Seconda Domenica di Quaresima con
canti gregoriani ed ambrosiani nella chiesa di S.Maria del Naviglio, conosciuta
anche come S.Maria a Ripa.
In questo edificio vetusto, ma in qualche particolare anche moderno ( es. le
trifore absidali recentemente istoriate), certamente singolare per la sapiente
mescolanza di gotico,romanico e barocco, la Schola nelle due componenti, ha
proposto quei canti antichi creati per i diversi momenti della celebrazione
liturgica e delle letture sacre. Molto spazio, quindi, al canto gregoriano e/o
ambrosiano, che, fin dal primo millennio cristiano è stato protagonista di
tutte le liturgie, particolarmente di quelle quaresimali, purtroppo oggi solo
raramente e timidamente si affaccia alla ribalta nelle cerimonie sacre.
Dopo un inno ambrosiano cantato processionalmente , la Schola si è sistemata a
semicerchio intorno all'altare della celebrazione intervenendo in tutti i
momenti previsti dalla liturgia con antifone, sequenze, responsori.
Il Kyrie-Christe e il Sanctus tratti dalla "Missa de
Angelis", cantati con sapienza, hanno ancora una volta rinnovato la
commozione che molti coristi si portano nella memoria quando tutto il popolo
universalmente salmodiava unito nella medesima fede anche se con molte
imprecisioni testuali e musicali.
In questo, la parrocchia di S.Maria del Naviglio è veramente lodevole e la
Schola con il suo Maestro Giovanni Vianini Le è riconoscente perché per la
quaresima 2002 si è ripetuta quella che ormai si può considerare una
tradizione.
Paolo Mason
QUID
PULCHRIUS
Quid pulchrius est homini, Che cosa c'è più
bello per un uomo,
qui sensum magnitudinis et che ha il senso della
grandezza
benignitatis Dei habet, e della bontà di Dio,
quam orare et misercordi animo loqui che pregare e con
animo devoto parlare
(unus ad Unum) cum Eo? ( da solo verso l'Unico) con
Lui?
Quo modo? In quale modo?
Nihil melius cantu Gregoriano Non si può pensare nulla
di meglio
aestimandum est. che il Canto Gregoriano.
Cantus Gregorianus, enim, mirabile Il Canto Gregoriano,
infatti, fu ed è
patrimonium maximae uno straordinario patrimonio
pietatis fuit et est. della più grande devozione.
Per saecula cantus Gregorianus Per secoli il Canto
Gregoriano
ars docta fuit fu un'arte dotta,
sed vis eius vocis ma la forza della sua espressione
non immutabilis fuit non fu immutabile,
quod causa ingenii et animi perché si rinnovò grazie
virorum excelsorum all'intelligenza ed alla spiritualità
crevit qui modos sacros di uomini eccezionali,
novos fecerunt. che composero moduli nuovi.
Cantus Gregorianus Il Canto Gregoriano
omnes ritus sacros esprime tutta la liturgia
expressit et ad effectum extollit e vivifica ciò che
le Scritture
quae in divinis litteris continentur, contengono,
sottolineando
verbum et cantum adducens. le parole con il canto.
Giovanni Vianini
SCHOLA GREGORIANA MEDIOLANENSIS
Anno 2002
Musica Sacra in Lombardia
Venti anni
di servizio liturgico con il
Canto Gregoriano
coro:
Schola Gregoriana Mediolanensis
Realtà di Giovanni Vianini concretizzata in un sogno che dura
da 20 anni
Sono trascorsi 20 anni da quel 1981 anno in cui Giovanni Vianini
cercava la via per coltivare ed esprimere la sua necessità di ricerca
spirituale e interiore. Giovanni Vianini ha trovato la sua via, ed ha saputo
concretizzare le sue esigenze più profonde in un contesto sonoro e vocale:
nella ricerca, nello studio e nella pratica del canto gregoriano: anima e radice
musicale della nostra cultura, espressione antica e alta dello spirito e del
pensiero medioevale; ordito su cui è stata tessuta nel tempo l'evoluzione
musicale europea.
Questa sua ricerca, si è realizzata nella fondazione di un coro:
la " Schola Gregoriana Mediolanensis" . Grazie a questa
iniziativa e all'impegno profuso nel divulgarla, egli ha dato modo a coloro che
ne sentivano l'esigenza, di accostarsi e fare proprio un patrimonio culturale e
spirituale di grande suggestione e bellezza, nonché di elevato valore
artistico. In venti anni di attività, moltissime persone ( mille cantori )
eterogenee tra loro per età cultura e attività professionale, persone con in
comune talvolta solo la sincera passione per questa musica, hanno potuto
conoscere, approfondire, praticare, a volte solo sperimentare per brevi periodi
un' esperienza che ha sicuramente rappresentato un momento di profondo
arricchimento interiore e culturale. Esperienza, che ha raggiunto i massimi
livelli, lasciando un segno profondo e un ricordo incancellabile, quando il
canto medioevale ha preso voce nelle architetture che gli sono proprie: in quei
magnifici edifici, templi dello spirito, sopravvissuti ai secoli, agli uomini e
alle loro ingiurie ma, nel tempo e del tempo ( così come il canto, che gli è
proprio ) hanno mantenuto inalterato il fascino e l'atmosfera.
Ed è qui che il canto gregoriano trova vita e significato ai suoi massimi
livelli; è qui, dove il canto e la pietra si fondono, che si possono esprimere,
vivere, respirare suggestioni ed emozioni di forte potenza evocativa.
E' qui, che, smessi gli abiti del vivere quotidiano ed indossata la bianca
" cocolla ", ci si immerge e si torna, sia pur per un breve momento,
allo spirito e alle radici della cultura e del pensiero originale.
Per tutto questo il coro ringrazia Giovanni Vianini:
" Grazie per averci guidato in questa esperienza, per aver sostenuto nel
tempo con incrollabile impegno e convinta passione il Tuo progetto di recupero e
divulgazione del canto monodico cristiano e di aver contribuito a tenerlo vivo
nel cuore e nella memoria di tanti.
" Grazie anche a coloro che ci sostengono con la loro presenza e seguono
con interesse il nostro impegno, non sempre facile perché, pur sempre
ritagliato nei brevi spazi che il vivere quotidiano ci concede.
" Grazie infine a quei Sacerdoti che ci accolgono e ci sostengono, nella
convinzione che il processo di adesione alla Fede non passa solo attraverso le
parole, ma che necessita a volte anche di un linguaggio diverso, più
universale, comprensibile a tutti: il linguaggio antico ma sempre nuovo ed
attuale del canto dello spirito, perché il suo messaggio sonoro non necessita
di rielaborazione mentale, ma tocca direttamente le corde più profonde
dell'anima.
Lorella Villa - cantore della
Schola Milano - 2001.
Il nostro tempo MILANO CULTURA Domenica 23 Dicembre
2001 - pag. 5
n.47
ANNIVERSARIO Compie vent'anni la "Schola Gregoriana Mediolanensis"
<Un canto
sempre vivo>
Vianini: < Il nostro impegno al servizio della Liturgia, come missione e
apostolato>
" DIO ESISTE, È QUI, MI AMA E MI CHIAMA ".
Così il grande scrittore Paul Claudel raccontava il suo incontro con il
Signore, avvenuto nella Cattedrale parigina di Notre Dame, in un lontano Natale
del 1886. Tra le maestose navate della splendida cattedrale gotica, in quel
momento, risuonava il canto gregoriano dell' "Adeste fideles" e piace
pensare che proprio questa "voce" umana abbia risvegliato la
"Voce dell'Infinito" nel cuore di Claudel. Come accade in quello di
tanti altri anonimi credenti che da quasi un millennio pregano accompagnati dal
misterioso fascino del canto gregoriano.
E non solo nelle Abbazie cistercensi o nei conventi di clausura, ma
anche in una città che pare, specie in questi giorni, poco incline al silenzio
e alla meditazione, e che, invece, rivela un interesse particolare per questa
vera e propria arte. Come testimonia la feconda e ormai lunga attività della
"Schola Gregoriana Mediolanensis" e, come ricorda il suo fondatore e
direttore, Giovanni Vianini, che così spiega il significato di questa
iniziativa che nel 2001 compie venti anni. " Da sempre, come figlio di un
musicista e per la mia origine cremonese, amo la Musica. Poi, nel 1981, ho fatto
la scelta di fondare questa scuola, perché ho sentito l'esigenza di praticare
il canto gregoriano in liturgia, in modo che questo repertorio, che è un
patrimonio immenso della Chiesa Cattolica, rimanesse vivo ed eseguito. Un
impegno, questo, che non si è perso negli anni, ma che anzi è divenuto un
desiderio sempre crescente di "fare musica sacra" come missione e
apostolato".
Certamente la vocalità corale è stata indissolubilmente legata
per secoli alla liturgia. Ma ora?
Il canto gregoriano è ancora attualissimo, appunto in virtù della sua
spiritualità profonda e insostituibile. Nelle "Messe" cinquecentesche
del Palestrina, ad esempio, c'è già un'attenzione agli aspetti esteriori,
mentre nel Gregoriano la tensione è tutta interiore e segnata dal senso eterno
della Parola.
Dunque, è una tale la peculiarità che rende unica, nel tempo,
questa espressione della Fede e della bellezza?
Indubbiamente: prova ne sia proprio il successo della nostra "Schola"
che attualmente conta 50 cantori, ma che in questi 20 anni ha visto la
partecipazione di oltre mille persone. Uomini e donne che si sono accostati al
canto gregoriano con entusiasmo, convinzione, e nella completa gratuità, pur
essendo quotidianamente impegnati in molte e diverse attività lavorative. Un
dato che mi sembra particolarmente significativo sottolineare è quello che
riguarda i giovani, che rappresentano circa un terzo dei nostri gruppi, mentre
la base è costituita da cantori di mezza età che sono un po' "l'anello di
congiunzione" tra liturgia pre-conciliare e il presente, tra il ricordo del
passato e la pratica che noi intendiamo vivificare. Credo che la realtà della
"Schola", in questo senso, sia unica in Italia e all'avanguardia nella
riscoperta del canto ambrosiano e di quello gregoriano, per la cui diffusione
lavoriamo.
Ecco, come si articola l'attività della "Schola"?
Ogni Settembre teniamo un corso per futuri cantori e, poi, annualmente
realizziamo degli appuntamenti fissi, molto seguiti, in sedi prestigiose.
Infatti, ogni terza Domenica del mese alle ore 18,30 siamo nella Basilica di S.
Marco, mentre nell'Abbazia di Chiaravalle cantiamo Messa la Seconda Domenica del
mese alle ore 18. Inoltre, settimanalmente, organizziamo incontri di studio
(Ogni mercoledi ore 21/23 nell'Aula magna dell'Università Card. Colombo presso
la Basilica milanese di S. Marco). Molte sono anche le parrocchie che ci
chiamano. Il giorno di Natale saremo, alle 18,30, nella Chiesa di Santa Maria
del Carmine, per la Messa solenne " Puer natus".
Voi cantate indossando la "Cocolla" bianca , simbolo del
monachesimo, è questo lo spirito che volete comunicare?
Si, nel senso che, contrariamente a quanto si dice, vorremmo che l'abito facesse
veramente il monaco e che il canto gregoriano fosse uno strumento privilegiato
del dialogo tra Dio e gli uomini.
Annamaria Braccini , Milano Il
nostro tempo
“ Impredicabile è Iddio,
intraducibile in parole e pure impossibile a tacersi.
Lo canterai senza costrizione di
sillabe e il cuore godrà, libero dall’impaccio delle parole”
Così ha lasciato scritto Sant’Agostino,
e in questa frase è riassunto nella maniera migliore il millenario desiderio
dell’uomo di innalzarsi oltre la terra e oltre le parole, verso Dio.
Attraverso i secoli è giunto a noi, grazie al paziente lavoro di riscoperta e
conservazione ad opera di uomini di fede, i monaci Benedettini di Solesmes (Monastero
francese), un canto che nella sua nobiltà ha ancora il potere di
emozionare: il gregoriano.
E a Milano, città
dell’inquinamento, del caos e della frenesia, il canto gregoriano vive: nella
basilica di San Marco, in pieno centro, esiste un coro che, nato per cantare
durante la liturgia domenicale, offre ai fedeli una serie di musiche liturgiche
della tradizione cristiana.
Questa formazione corale di circa 50
elementi, comprende una schola gregoriana maschile e una femminile ed è
istruita da Giovanni Vianini. Le prove, impegnative ma gratificanti, vedono
studiare insieme uomini e donne, tutti i mercoledì sera e assistere a una di
esse significa scoprire un mondo sorprendente. Già alla prima frase, cantata
dalle profonde voci maschili, si ha la sensazione di essere trasportati in un
altro tempo: passano nella mente immagini di monasteri lontani e bui, di giorni
e anni passati a ripetere immutabilmente la gloria di Dio.
Per imparare a cantare il gregoriano
è necessario uno studio di mesi, emettere in maniera giusta la voce ( non
gridata, non impostata ma naturalmente leggera e con frasi legate ). Uno degli
aspetti più stupefacenti è che i cantori studiano e leggono non in notazione
moderna, quella cioè che troviamo sui leggii di qualunque orchestra, bensì in
notazione antica o, in termine tecnico, <quadrata>. Indubbiamente è
suggestivo trovarsi in mano dei fogli, seppure in fotocopia, che furono letti da
occhi antichi.
Non è necessario possedere una voce
particolare per far parte del coro: basta essere motivati e intonati. Persone di
tutti i ceti ed età, che provengono anche dalla provincia e che dopo il lavoro
convengono a San Marco, costituiscono la testimonianza di un’attività
sorretta da profondo amore per la musica sacra e da un lavoro di
approfondimento. Alla fine della prova, dopo essersi lasciati trasportare nei
secoli passati, trovarsi di fronte le macchine, le luci e i palazzi, e credere
di aver sbagliato mondo è tutt’uno.
Paola Busnelli - Avvenire
Quante mani, in un particolare
"momento" della loro vita, hanno tracciato sulla carta, fra le righe
di un tetragramma un "segno".
Un "segno" impresso con un inchiostro indelebile nel tempo: un
"segno" tracciato in un "momento" che ancora noi oggi
possiamo rendere vivo, cecando di essere il più possibile degni e rispettosi
della volontà di quelle mani che hanno voluto, tramite il "segno"
tramandarci il loro lavoro, il loro pensiero, il loro spirito e la loro arte. La
loro preghiera, soprattutto.
Negli archivi questi particolari
"segni" sono stati conservati per secoli, e giungono fino a noi,
sfidando la brevità della vita terrena dei loro stessi autori, per riecheggiare
nel tempo la gloria e la loro vita ultraterrena.
Questa loro energia eterna riemerge
immediata ogni qualvolta qualcuno, come noi, li trae fuori dal cassetto della
memoria e cerca di ridare vita a quei "segni", con la dovuta e
necessaria deferenza ed attenzione che meritano.
Attraverso le nostre voci queste
melodie continuano a vivere, ricordandoci quel "momento" in cui il
loro compositore - umile e sconosciuto monaco, in un'epoca forse più serena
della nostra, in ambienti più favorevoli alla lode cantata, nel silenzio che
circondava abbazie e monasteri - ha lasciato il suo "segno" anche per
noi.
Quel "momento" diviene
nostro "momento": richiama, coinvolge, quasi in un contatto
"fisico", e annulla ogni distanza temporale.
Quel "segno" diviene nostro e noi ci immergiamo in esso per farlo
rivivere.
E così lasciamo le nostre faccende, le nostre occupazioni, e, anche in pieno
inverno, percorriamo fredde strade, dimenticando le comodità delle nostre
abitazioni per ritrovarci a partecipare coralmente di questo speciale
"momento" che riprende la sua vita.
Ecco il coro: il suo umano
vociferare iniziale si acquieta per concentrarsi nell'impegno di trasformare
voci e segnali incerti in melodie che, sempre più profondamente percepite,
diventano man mano sempre più sicure per manifestarsi nella loro bellezza. Si
pensa alla Domenica, alla chiesa che ci accoglierà per rivivere insieme a noi
il "momento" in cui il nostro canto porterà a tutti la gioia e la
passione per l'antico e umilissimo lavoro musicale, che ritrova il suo spazio
nella liturgia festosa del "Dies Domini".
Il canto ben modulato scorre morbido
e con grazia, rispettoso dell'ambiente e del solenne "momento" ; dal
volto dei presenti traspare un'espressione serena, di condivisione e di
approvazione; le melodie si elevano rimbalzando da colonna a colonna e, oltre le
navate, arrivano certamente ai loro compositori, che dall'alto ci vedono e ci
ascoltano, sicuramente attenti e severi, ma (ci piace pensare) forse altrettanto
affettuosamente compiaciuti.
Nella sua continua ascesa, il canto
si rafforza e diviene preghiera, nostra preghiera, testimonianza di fede verso
Colui che ci ha creati.
In questo maestoso e importante "momento" la nostra musica è divenuta
l'espressione della nostra anima.
Tutto questo grazie al "momento" di un "segno".
A.C.
giovanni vianini
schola gregoriana mediolanensis
milano, anno 2002
Un contestatore pacifico dei miti
del consumismo
Giovanni Vianini, rubando spazio
all'attività professionale, si è costruito in diciotto mesi un organo sulla
scorta delle notazioni di un manuale secentesco.
Frescobaldi, Haydn, Mendelssohn, la dinastia dei Bach: nomi che ancora fanno
testo, nonostante il presunto vizio d'origine barocco o romantico, in una civiltà
dei rumori che null'altro di serio può opporre se non chitarre e capelloni,
ottoni e urlatori, frenesie a cento decibel.
Non solo in superficie - composte aule da concerto, navate solenni d'un tempio -
ma anche nel sottosuolo, nei locali del disimpegno domestico, dov'è rifugio la
solitudine: le note senza tempo d'una splendida calligrafia musicale offrono
alla misura dell'uomo respiro e dignità diversamente impossibili alla
dimensione tecnologica del nostro vivere.
La testimonianza che Giovanni Vianini esibisce - costruirsi un organo a canne in
diciotto mesi, rubando spazio geloso all'attività professionale, sulla scorta
delle notazioni indicative d'un manuale secentesco dovuto al monaco benedettino
Dom Bedos de Celles ( " L'arte di costruire organi" ) - esce dagli
schemi degli hobby ingegnosi ed insoliti.
Vianini sa ritrovare i grandi maestri dell'organistica, come sapeva saggiarli
alla tastiera del venerabile strumentario nella Basilica di S. Stefano a Milano
ed ancora oggi sul meraviglioso organo Serassi della Parrocchiale di Primaluna
in Valsassina.
Il linguaggio didascalico è astruso: ventilabri, somiere, pressione 46 mm.;
fonica, trasmissione meccanica, ma Vianini l'ha tradotta in termini accessibili
realizzando - impresa davvero solitaria - nel suo scantinato di via Masotto a
Milano, duecento metri dal rettifilo per l'aeroporto di Linate, un complesso
sonoro di 183 canne, in legno per i bassi e in lega tre quarti piombo e il resto
stagno per gli altri toni.
Due metri e mezzo d'altezza il primo DO e appena venti millimetri il DO acuto;
tre registri, Principale di 8', Ottava di 4', Quintadecima di 2'. Tastiera in
legno di ramino, 61 tasti; pedaliera di 27 tasti collegata alla tastiera
manuale. Un mantice a lanterna 90 per 110 cm. Con elevazione massima sino a 80
cm. La capienza di registri può essere portata a sei, ma il cultore di Bach ha
dovuto limitarne l'estensione per non pregiudicare le buone relazioni con i
coinquilini.
Piallando, segando, calibrando con le sue mani, Vianini ha costruito uno
strumento artigianale che non tradisce affatto l'estro armonico e la fedeltà
espressiva d'un corale o d'una passacaglia.
Dove avrebbe potuto collocarlo, avuto riguardo alle esigenze di buon vicinato e
alle leggi dello spazio, se non in cantina?
Un imbarazzo maggiore di quello imposto dalla collocazione delle sue tele, perché
questo spilungone dal sorriso aperto come una tastiera, è anche pittore, di
quelli cui manca lo smalto d'una solida pubblicità per farsi vendere a prezzi
competitivi.
Ma le note di un preludio o d'un graduale forse non attentano alla resistenza
dei nervi acustici del prossimo, mentre il ripieno e le entrate, i ricercari e i
capricci richiedono una varietà di timbri e una coralità di registri da
suscitare, negli occasionali uditori lo stesso effetto psicologico d'un tema
elettronico non sostenuto da accenti parlati e non imposto dal calmiere radio
televisivo.
Vianini, che tiene benissimo i piedi a terra, non ignora che la polifonia
strumentale non vale oggi, nel favore della gente, nulla di nulla. Ma fra i
conoscitori che ancora sanno distinguere fra un aria di Haendel e un disco dei
Delirium's, il tentativo di Vianini è qualcosa di più d'un attentato alla
quiete pubblica, d'un esempio di schiamazzo in ore pur estranee al riposo, d'un
hobby sgangherato e ingombrante.
E' la protesta individuale, isolata, laboriosa contro i miti del consumismo,
anche nel campo musicale: là dove gli idoli durano l'espace d'un matin, ma in
quello spazio effimero trovano gloria e denaro.
Vianini non inalbera cartelli, d'accordo, né lancia cubetti di porfido alle
culture di massa; per conto proprio ripiega in se stesso, in una solitudine
popolata di ombre esaltanti che parlano un idioma capace ancora di garantire
dignità e significato alla dottrina economica del tempo libero.
Vianini ha saputo inserire un play-back doppiamento condotto dalle sue mani,
nelle grige striature orizzontali della nostra esistenza, condizionata dai
rumori sul filo, sempre, d'una vuota prospettiva di benessere senza alienanti e
robuste realtà per altri perenni valori.
Ugo Faller -
da: Il Segno -
Milano - informatore diocesano
CANTO GREGORIANO
CAELUM
et TERRA
Spiritualità e universalità del
canto gregoriano
"Tu
enim fecisti omnia, caelum et terram, et universa quae caeli ambitu continentur".
Tu hai creato tutte le cose, il cielo e
la terra, e tutto quello che l'universo infinito contiene.
Tu, Signore, ci hai donato la terra e il cielo, Tu ci hai donato il finito e
l'infinito.
Per questo dono immenso l'uomo,
stupito, rende grazie al suo Creatore con lo strumento più naturale e più
sublime che ha a disposizione: il canto.
Più di mille anni fa, dalla meraviglia e dall'emozione estatica di semplici e
anonimi esseri che contemplavano il creato, scaturiva il canto di ringraziamento
più puro che l'uomo ha mai saputo inventare: il canto gregoriano; con questo
nome - limitativo - lo conserva a noi la storia.
Questo canto, senza tempo, sa parlare in tutta la sua intensa semplicità, anche
a noi, esseri del Duemila, che, sovrastati, frastornati dal rumore della nostra
realtà, sentiamo comunque, nel profondo, il bisogno di ringraziare.
Per cosa vogliamo ringraziare il
nostro Creatore? Per lo stesso stupore che ci fa provare ancora, sempre. Stupore
che tante volte vorremmo reprimere, per paura della sua intensità, ma che - in
quanto tale - vuole uscire fuori, vuole esprimersi. La nostra natura terrena non
è fine a sé stessa. Tende al Cielo. Tende all'infinito.
E' la gioia immensa, e il dramma al tempo stesso, del nostro essere creature di
Dio.
E' il percorso, faticoso e sereno insieme, della nostra natura. E' l'unico
percorso che abbia un vero significato, una vera ragione d'essere. E' un
percorso che tutti noi facciamo, stiamo facendo, consapevoli o no.
Il canto gregoriano è lo strumento
- mai superato da altre forme espressive - che rappresenta questo cammino.
Perché riesce in questo il canto gregoriano?
Perché non utilizza altre categorie se non la naturalezza, la semplicità,
l'essenzialità. Non usa il tempo, ne' simboli complessi. Usa segni minimi. Non
usa artifici, usa modestia.
I valori più semplici, più naturali sono gli unici che ci fanno avvicinare,
intravedere il cielo; sono gli unici che ci collegano al cielo. Alla libertà,
all'infinito. A Dio.
Questo percorso, bello e difficile
al tempo stesso, vorremmo proporlo anche a voi. A voi che ci ascoltate. A voi
che siete qui per condividere con noi questo momento. Noi vi chiediamo di fare
insieme questo cammino.
Lo chiediamo a voi che cercate, come noi, dalla musica minima del canto
gregoriano, la massima espressione di ringraziamento a Dio, a quel Creatore il
quale ci ha fatti di terra che non può esistere senza il cielo.
Conosciamo tutti cosa significhi
essere "terra". Tutti noi abbiamo esperienza quotidiana della fatica
derivante dalla nostra terrenità: è fatta di limiti, di errori, di
insoddisfazione, di dolore. E' pervasa di falsi obiettivi, di false gioie, di
false glorie. False perché in fondo non ci bastano. Non ci danno il senso della
pienezza, della totalità. C'è sempre qualcosa che manca. Che ci disturba per
la sua limitatezza. E' il nostro bisogno di spiritualità, di pace vera, di vera
realizzazione: è la nostra tensione al Cielo.
Se voi che siete qui ad ascoltarci,
seguirete le parole dei canti che vi proporremo, e vi lascerete catturare dal
suono che queste parole vuole esprimere, voi scoprirete che solo così, solo in
quel modo, anche in voi risuonano quelle parole di esortazione, di aiuto, di
ringraziamento, di lode. Anche voi le avreste cantate così.
L'uomo oggi chiama arte questo
fenomeno.
Chi ha pensato e cantato per la prima volta le melodie gregoriane non aveva
l'ambizione di fare arte. Lo spirito che le ha prodotte era modesto.
Qual è il modo migliore per
gratificare quei semplici artisti se non disporre il nostro animo nella
dimensione per cui sono nati i loro canti: lode e ringraziamento al Signore per
la meraviglia quotidiana che ci offre.
Per la meraviglia della terra e del
cielo che ha creato in noi. Quella terra e cielo che umili monaci hanno cantato
salutando le albe e i tramonti di tanti secoli nelle abbazie e nei monasteri di
tutta Europa.
Anna Maria Cara
Domenica 8 Aprile 2001, la Schola
Gregoriana Mediolanensis, assieme alla Schola Melurgica Bizantina, ha
interpretato in figura e canto gregoriano la Sacra Rappresentazione " E
venne l'alba del primo giorno" con canti del repertorio " Visitatio
sepulchri", aderendo all'articolato programma di concerti spirituali,
denominato "Cantico della primavera pasquale".
Guidata e lungamente preparata dal suo maestro Giovanni Vianini, la Schola,
nella quasi totalità dei suoi 50 componenti ricoperti dalla candida cocolla, si
è mossa con compostezza, ieraticità e convinta emozione sulle indicazioni
della regia di P.Vittorino Johannes, francescano dei Frati Minori, colto e
sensibile autore dei testi a commento delle varie figure e dei canti latini e
bizantini.
Le lunghe ed armoniose navate della chiesa di S.Marco - Milano - con l'ampio
transetto e il vasto presbiterio, è stato lo scenario della rappresentazione,
mentre il folto pubblico seguiva quieto e interessato le varie fasi, coadiuvato
da un apposito libretto con le traduzioni dei canti.
La chiesa fu dedicata a S.Marco, evangelista e primo missionario dell'Egitto, in
onore dei Veneziani prodighi mecenati dopo le distruzioni del Barbarossa. Per la
sua antica storia, iniziata nel 1254, per la sua struttura architettonica in
mattoni e pietra - frutto armonioso di vari stili, romanico, gotico, barocco -
per l'intensa ed ecumenica attività culturale, musicale interrituale e
interreligiosa, di cui da secoli è centro promotrice, S.Marco è stato il luogo
più adeguato per una così inconsueta "performance", perché vive da
sempre la raccomandazione di S. Agostino :" Nelle cose certe,l'unità;
nelle cose dubbie, la libertà; in ogni cosa , la carità". In questo
complesso monastico agostiniano, infatti, è stato ospite per un certo periodo
anche Mozart e Giuseppe Verdi nel 1874 ha eseguito per la prima volta la sua
"Messa da Requiem". Inoltre l'imponente catino absidale, affrescato
dal Genovesino con il ciclo pittorico dell'Albero della famiglia agostiniana e
rivestito nel basso da un coro ligneo di 71 stalli, rimanda in pieno a chi canta
ed a chi ascolta tutto il fascino e la spiritualità del melos gregoriano, per
500 anni qui salmodiato dai monaci davvero fedeli esecutori del motto di
Agostino: "Chi canta, prega due volte".
La Schola, raccolta a semicerchio al fondo della chiesa attorno al Crocefisso,
ha iniziato con il canto "Jube, Domine, silentium " in polifonia,
seguito dal canto ambrosiano "Tenebrae factae sunt" e ha chiuso questo
momento con il "Christus factus est", immortale ed elevatissimo inno
gregoriano. Mentre il Crocefisso veniva avvolto in un bianco sudario e portato
dalle Tre Marie, tra un toccante lancio di petali profumati, in processione
solenne fino al sepolcro allestito nel presbiterio, la Schola Melurgica
Bizantina cantava "Imnìs su Christè", canto della Deposizione nel
Sepolcro della liturgia bizantina.
Attorno al sepolcro si è svolto tutto il resto della rappresentazione, con
interventi delle due Scholae a sottolineare il dolore e il pianto per la morte
di Cristo, ma anche la gioia, dopo la trepida attesa e lo stupore delle donne
all'annuncio della risurrezione da parte di un Angelo.
In particolare si sono raggiunti momemti di alto pathos con l'" Incipit
lamentatio Jeremiae prophetae", paradigma del dramma del Calvario,canto
vocalmente impegnativo, tramandatoci da un codice mozarabico di Toledo,
magistralmente interpretato e reso credibile da Elisabetta Livio, giovane
soprano solista, con sottolineature di tutta la Schola. Altro momento
emozionante è stato il canto "Lumen Christi", preconio pasquale,
annuncio della Resurrezione del Signore, interpretato con convinzione e
commozione dal maestro Vianini.
" Christòs anèsti.." ed " O Monoiénis" sono stati altri
due canti proposti dalla Schola Bizantina e da un baritono solista assai
apprezzato per la bellezza e l'estensione della voce in perfetta sintonia con il
testo, il sacro evento e la modulazione dei suoni.
Oltre ad altri brani gregoriani, c'è la singolare interpretazione della Schola
mediolanensis dell'antifona "Regina caeli laetare" , cantata a canone
dalle voci femminili e quindi maschili.
Con le tre Marie e con tre apostoli, eretti in alto accanto al ciborio
dell'altare maggiore, la rappresentazione è terminata con il canto "
Alleluja ! O filii et filiae", proposto dai quattro gruppi in un'alternanza
gioiosa e serena, perché tutti consapevoli di aver evocato l'autentico
sentimento religioso del medioevo con sapienza, credibilità e passione.
Paolo Mason, cantore della Schola
- Milano - Aprile 2001
IL GREGORIANO
CURA LO SPIRITO
Siamo sempre felici di recarci dove le persone desiderano ascoltare parole e
melodie antiche per immergerci in un comune passato culturale, meglio ancora se
elevato e sacro come il canto gregoriano, essenziale nella linea melodica,
immediato, odoroso d'incenso, ma universale nella sua vibrante spiritualità,
come un affresco di Giotto.
L'occasione è stata l'invito alla Schola Gregoriana Mediolanensis, guidata dal
suo maestro Giovanni Vianini, da parte dell'Assessorato al Turismo di Abano
Terme (PD) per dare lustro e sostanza - Domenica
22 Aprile 2001 ore 16,30 - ad un più vasto programma primaverile di
molteplici manifestazioni musicali, denominato: " Musica alle Terme".
Luogo del concerto in gregoriano è stata la chiesa del Sacro Cuore alle Terme,
dell'architetto Giulio Brunetta, un edificio in cotto a vista, di un moderno
elegante, sobrio, accogliente e funzionale anche al raccoglimento, dotato di
un'acustica formidabile per il canto, con un alto soffitto a botte ribassata,
una navata centrale invitante come le braccia di una madre e due navate laterali
appena accennate, terminanti nello splendore e nel luccichio dei nivei marmi
dell'ampio presbiterio e dell'altare conciliare. In questo trionfo di chiarore,
oltrettutto molto in sintonia con la candida cocolla dei coristi, la Schola si
è disposta in varie figure salmodiando e interpretando gli inni, le antifone ed
i responsori gregoriani ed ambrosiani contenuti nel libretto "Caelum et
terra", programma ormai ben consolidato nella sua tradizione.
Prima di raggiungere Abano Terme, la Schola aveva fatto sosta per una prova e
una fugace visita alla chiesa medievale di
S. Zeno Maggiore in Verona,
splendido esempio di arte romanica del XII° sec.,contenente una Pala d'altare
di Andrea Mantegna (1436-1506), gioiello pittorico di prospettiva, di mirabile
fusione di luce e colori, di alta scuola veneta. Avendo alle spalle questo
capolavoro, la Schola ha provato tutte le melodie, catturando l'attenzione di
quanti in quel momento erano venuti ad ammirare la pala, certamente indotti ad
apprezzare con più facilità la spiritualità che traspare dai volti della
Madonna, basilissa in trono mentre ostende un Bambino eretto, circondata da
Santi e angeli musicanti, nei secoli silenziosi auditori delle medesime
preghiere cantate. E' stato per la Schola e il suo maestro Vianini, un'ottima
preparazione tecnica e psicologica al concerto tenuto più tardi ad Abano Terme
dinanzi ad un pubblico folto ed internazionale. Infatti la Schola ha cantato con
vera convinzione tuttti i canti gregoriani, variati con alcune polifonie a 4
voci, dinanzi a numerose persone silenziose ed interessate fra cui anche
parecchi ospiti tedeschi, abituali fruitori del sito termale euganeo.
Tra i numerosi canti eseguiti, va ricordato il sempre emozionante -
"Incipit lamentatio Jeremiae prophetae" -, interpretato da una voce
femminile, tesoro canoro di Elisabetta Livio e il preconio pasquale "Exultet",
proposto dal maestro Vianini assai convincente nel solitario salmodiare.
L' applauso finale lungo e intenso ha anticipato per emozione e gratificazione
un breve, ma intelligente discorso del parroco che ha ringraziato la Schola e il
maestro Vianini per la passione di mantenere vivo e vitale il canto gregoriano
tramandatoci nei secoli dalla parte migliore dell'animo umano colto e credente.
Un sontuoso buffet al caffè Kursaal A.P.T. ha suggellato con partecipata
gradevolezza un incontro importante per civiltà ed anche per intimo benessere.
*
- Domenica 29 Aprile 2001. Giornata dell'Università
Cattolica del Sacro Cuore, nell' 80° anniversario della sua
fondazione per opera e volontà del francescano Padre Agostino Gemelli.
La Schola Gregoriana Mediolanensis ha ricevuto l'invito di cantare come presenza
assembleare durante la celebrazione della Santa Messa nell'Aula Magna, cerimonia
ripresa da RAI Uno per la consueta diffusione nazionale a conforto spirituale
degli ammalati o di quanti sono impossibilitati a recarsi in chiesa. Il Rettore
Magnifico e la quasi totalità del Senato accademico con una foltissima
rappresentanza di studenti rendevano l' Aula Magna solennemente comunitaria e
reattiva ( defilato, era presente anche lo scrittore Umberto Eco), mentre Mons.
Gianni Ambrosio, assistente ecclesiastico generale dell'Università Cattolica,
presiedeva la liturgia domenicale.
Il coro dell'Università, diretto da Angelo Rosso, ha animato con i canti la
liturgia e un libretto aiutava tutta l'assemblea a partecipare e capire i testi
dei canti gregoriani e le polifonie in latino, eseguite con rigore, compostezza
e convinzione.
Il ruolo della Schola è stato quello di interloquire con il coro dell'Ateneo o
a rinforzarlo nelle parti comuni. Sono stati particolarmente evocativi il
"Gloria" e il "Sanctus" della Messa "De Angelis" ,
e all'offertorio l' - Ubi charitas - terminato nella polifonia di Pietro Allori.
Durante la comunione è stato cantato l' - Adoro Te devote - in gregoriano su
testo di S.Tommaso D'Aquino con l'aggiunta del "O salutaris hostia" di
Lorenzo Perosi eseguito dal coro degli universitari assai ispirati.
"Regina coeli" in gregoriano ha chiuso la cerimonia e tutti si sono
potuti spargere lungo i bramanteschi chiostri, per 800 anni luoghi di studio e
preghiera dei monaci Benedettini Cistercensi, dove facevano mostra di sé libri
antichi e capolavori di arte e artigianato femminile .
La Schola porterà nel suo ricordo e nel suo animo questa esperienza molto
vicina al proprio sentire e concepire l' impegno canoro del canto gregoriano in
tutte le sue forme; grazie e gratitudine, quindi, al maestro Vianini e all'Ateneo
dei Cattolici Italiani.
***
Paolo Mason
Musica Sacra
" Caelum et Terra"
GREGORIANO FRA GLI ANGELI
Domenica 25 Marzo 2001, alle ore 16,30 la
Schola Gregoriana Mediolanensis ha tenuto un concerto nel Santuario
della Beata Vergine dei Miracoli in Saronno (Varese). Occasione del
graditissimo invito è stata la tradizionale "Festa religiosa del
voto", ricorrenza molto sentita nel saronnese in onore della Madonna quale
liberatrice dalla terribile peste ricordata anche nei Promessi Sposi da
Alessandro Manzoni.
Il Santuario è una delle più importanti espressioni di fede e d'arte della
Lombardia, con la sua maestosa facciata, disegnata da Pellegrino Tibaldi
(1527-1596), interprete e diffusore del linguaggio michelangiolesco; tutto
l'edificio è sovrastato da un campanile molto lineare nella sua arditezza,
considerato uno dei più armoniosi della regione. All'interno, tre navate
contenute, ma decoratissime da un barocco insistito nella gradevole policromia.
L'abside e il presbiterio sono, invece, affrescati dalla piacevole vena
narrativa di Bernardino Luini (1485-1532) . La tazza della grande cupola ,
affrescata dal valsesiano Gaudenzio Ferrari (1475-1546), rappresenta una gloria
di 86 Angeli che " suonano e cantano" festanti la Vergine Assunta in
Cielo. Per un'ora rimangono "incantati" e silenti, quasi per incanto,
e sembra diano la voce alla Schola che cerca di imitarli con melodie gregoriane
ed ambrosiane a qualche metro sotto di loro.
Il Santuario era silenzioso ed in trepida attesa, gremito nella sua ampiezza,
quando la Schola, sotto la guida appassionata e competente del suo Maestro
Giovanni Vianini, ha iniziato a salmodiare con un - "Deus in auditorium
meum intende" - imperioso e supplichevole.
La Schola nella sua componente femminile e maschile, rigorosamente avvolta nella
bianca cocolla si è alternata in canti gregoriani, ambrosiani e in polifonia
sacra mista al gregoriano.
Particolarmente apprezzata dal pubblico l'"Ave Regina coelorum",
antifona ambrosiana al vespro, molto indicata per l'ora del concerto e per la
scenografia dell'affresco rinascimentale sovrastante l'intero coro.
Quattro polifonie derivanti da temi gregoriani - Stabat Mater, Adoramus Te
Christe, Magnificat, Laudate nomen Domini - hanno reso il concerto vario e molto
intenso per la profonda partecipazione di tutta la Schola e del suo maestro. Uno
scambio cantato fra il maestro Vianini, come voce solista, e tutta la Schola ha
reso più vivace l'"Incipit lamentatio Jeremiae prophetae", singolare
melodia della tradizione mozarabica proveniente da un codice spagnolo di Toledo.
Un lunghissimo e caloroso applauso ha salutato la Schola e il suo maestro,
mentre, con il canto dell'inno di Bernardo di Clairvaux " Jesu dulcis
memoria " in lunga processione uscivano dal Santuario.
Del tutto estemporaneo il commovente siparietto finale verificatosi nel chiostro
adiacente, dinnanzi ad una tenera "Natività", anch'essa affrescata da
un ispirato Luini leonardesco, tanto che il volto della Madonna è ritenuto più
"espressivo" di quello di Monna Lisa. Il Bambino, fra le braccia
materne, è dipinto con un ditino indicante la sua bocca, come per sottolineare
il mistero del "Logos", la parola della Rivelazione.
Uno spontaneo e commosso "Puer natus", assolutamente fuori programma e
non preparato ha suggellato in bellezza un pomeriggio di gregoriano intenso per
spiritualità ed arte.
Paolo Mason
Cantore della Schola
Milano, Primavera 2001
"Claustri
Beatitudo"
Canto Gregoriano alla Sacra di S.
Michele, Avigliana To.
GREGORIANO:
MUSICA
SACRA
EUROPEA
La SCHOLA GREGORIANA
MEDIOLANENSIS, diretta dal Maestro Giovanni Vianini, su
invito della rettoria dell'Abbazia Sacra di S. Michele - To - ha tenuto un
"massiccio" concerto in gregoriano - Sabato
8 Settembre 2001, nell'ambito del convegno sacrense: "Europa
cristiana e democrazie liberali".
Il sito claustrale e abbaziale sorge alla sommità di un picco roccioso del
monte Pirchiriano all'imbocco della Val di Susa e si raggiunge dopo aver
ammirato i deliziosi laghetti alpini di Avigliana... su,... su...., lungo la
stretta provinciale tra ombrosi castagni e faggi, squassati da un vento
impetuoso e polifonico. L'imponente edificio, caratterizzato da un serrato
concatenarsi dei volumi, è stato consacrato ( da cui ."Sacra") dai
Longobardi fin dal X° secolo al militaresco culto dell'arcangelo Michele.
L'abbazia è posizionata a 1.000 Km da Mont Saint Michel in Bretagna e ne dista
altrettanti da Monte S.Angelo nel Gargano, altri popolarissimi e celebrati
centri della devozione micaelica. Nel XI e XII secolo, si sono costruiti i
monasteri, le foresterie, le mura e la riproduzione del Sacro Sepolcro,
inglobando e/o appoggiandosi sulle rocce. I vari ambienti furono collegati tra
loro da un imponente sistema infrastrutturale, composto da circa trecento
gradini. Su un ardito e massiccio basamento si è costruita la chiesa, di grande
effetto cromatico tra la pietra grigio-ferro dello stesso e la serpentina verde
della cortina muraria. Lo stile è misto fra il romanico nella parte delle 5
absidi, e il gotico nella parte centrale e terminale con volte a crociera, di
una essenzialità e armonia mirabili. L'acustica è incredibilmente perfetta per
il "melos" gregoriano, qui per sei secoli salmodiato dai monaci
Benedettini, vigili custodi di questo patrimonio musicale.
Il ciclopico complesso è stato nei secoli anche teatro di sanguinosi conflitti
tra francesi, spagnoli e piemontesi: infatti la posizione strategica e la
naturale arditezza del pendio rendevano il monastero un'appetibile fortezza.
La Sacra è stata eletta, grazie alla legge regionale del 1994,
Monumento simbolo del Piemonte. Da quasi 200 anni è custodita, conservata e
valorizzata dai PP. Rosminiani, che ne hanno fatto un centro di spiritualità,
di cultura e anche di soggiorno meditativo, aiutati da un buon numero di
volontari.
In questo particolare contesto, così ricco di storia, di cultura e spiritualità,
si è esibita la Schola, con un florilegio di canti gregoriani desunti dalla
raccolta Claustri Beatitudo, che comprende pagine tra le più significative
dell'anno liturgico: Introiti, Communii, Responsori, Offertori etc.
La partecipazione del pubblico è stata senz'altro numerosa - considerando l'ora
serale e il tragitto - certamente molto attenta e silenziosa, in sintonia con il
canto scaturito dal silenzio e dal raccoglimento. La Schola, con perfetta
aderenza al luogo, vestita della bianca cocolla claustrale, si è mossa con
coreografie semplici e composte, facilitata dall'architettura presbiteriale e
dalle tre navate della chiesa, beneficata anche da un intenso pathos
nell'interpretazione dei canti.
Particolarmente ispirata ed accattivante la componente delle voci
femminili della Schola, che ha interpretato numerosi canti, alternandosi spesso
con la giovane solista Elisabetta Livio,
sempre più voce che parla al cuore e che trasporta a sentimenti elevati.
L'Offertorio "Recordare, Virgo mater", da lei interpretato e ripetuto
poi insieme alle voci femminili, ha scatenato un applauso spontaneo e inatteso,
perché contro la consuetudine, da parte del pubblico. "Gaudeamus omnes in
Domino", proposto dal coro maschile, è stato l'invito gioioso a tutti i
presenti ad assaporare il profumo d'incenso che arriva spontaneamente dalla
musica sacra del primo millennio e, contemporaneamente, a rivolgere un pensiero
alla Vergine nel giorno dedicato alla sua Natività.
Non abbiamo proposto canti in polifonia legati al gregoriano, ma
questo è rimandato alla prossima quarta esibizione della Schola in questo unico
ed impareggiabile luogo sacro.
L'uscita in processione attorno alle tre navate cantando tutti insieme la
sequenza "Veni Sancte Spiritus" ha suggellato, tra gli applausi
convinti e prolungati, una serata "straordinaria" per il luogo dove si
è realizzata e inconsueta per l'atmosfera medievale rievocata.
La Schola, con il suo Maestro Giovanni Vianini, motivata da queste
suggestioni impagabili, viene sempre più incoraggiata a proseguire nella
conservazione e nella diffusione del "melos", nato dall'intelligenza,
ma soprattutto dal sentimento religioso dei nostri antenati.
Paolo Mason
Settembre 2001
Questa sera, 22 settembre 2001,
mi trovo qui a Ganna, in questa sala accogliente e ricca di storia, davanti a
Voi, quasi sconosciuto davanti a sconosciuti per parlare di Canto Ambrosiano.
Per togliere a questo argomento ogni astrazione, diciamo che non si può parlare
di canto ambrosiano senza accennare, sia pur brevemente, a Sant'Ambrogio. Questa
figura, infatti, è talmente importante per la storia della chiesa e per il
canto che porta il suo nome da non permettere di essere trascurata o sottintesa.
Ambrogio nacque nel 340 d.C. a Treviri, importante città dell'impero romano,
oggi in Germania, figlio di un funzionario romano, rimase presto orfano di madre
e di lui e del fratello Satiro, poi santificato, si occupò la sorella
Marcellina. Fu educato a Roma, divenne avvocato e governatore della Liguria -
Emilia con sede a Milano. In quel momento la città e l'intera regione era
dilaniata dalla lotta con gli ariani, seguaci di una delle eresie più
significative del secolo. Ario nega la divinità di Cristo, la sua
consustanzialità con il Padre, quindi il valore della redenzione.
Ambrogio, dice la tradizione, giunto a placare gli animi infervorati dei
cittadini, sentì la voce di un bambino che proponeva di eleggerlo Vescovo. Era
il 374 d.C. ed Ambrogio si trovava nella condizione di catecumeno, quindi non
era neppure battezzato. Questo fatto non ci deve stupire, sia perché spesso i
Vescovi erano eletti dai cittadini, dato che li rappresentavano e svolgevano
compiti di amministratori civici, sia perché il battesimo era spesso concesso
dopo un lunghissimo catecumenato, in età non più giovanissima. Ambrogio,
sempre seguendo il racconto tradizionale, rappresentato anche nelle formelle
dell'altare d'oro di Volvinio nella chiesa a lui dedicata a Milano, scappò, vagò
per tutta la notte per sfuggire dalla città, ma misteriosamente si ritrovò
all'alba alle porte di Milano e capì che questo era il suo compito…
Ricevette il battesimo, l'ordine, offrì i suoi beni alla chiesa, iniziò una
vita di apostolato, fu ammirato da tutti, perché fondeva la speculazione
filosofica greca con l'equilibrio romano, fu legislatore, consigliere di vescovi
ed imperatori, difensore del papato e dell'ortodossia, scrisse importanti
trattati, opere di esegesi e …questo è l'argomento per cui ci siamo trovati
qui questa sera.. fu l'iniziatore del canto che porta il suo nome.
Siamo certi di questa informazione? Perché il canto per la chiesa, che solo dal
313 - editto di Costantino - poteva esprimersi liberamente, era così
importante?
Già San Paolo citava: " In gratia cantantes in cordibus vestris Deo"
- cantando a Dio nei vostri cuori in grazia - (Efesini, 5,18 - 20 ) perché la
parola di Dio è sacra, il canto preghiera.
Il canto con il fascino della sua arte valorizzava la parola di Dio, le voci
rappresentavano la comunità in preghiera.
Dal tempo di Paolo, morto nel 68 d.C. durante la persecuzione neroniana, ad
Ambrogio erano passati più di tre secoli e non è possibile, visto quanto detto
prima, che non si fossero sviluppate altre forme di canto; si svilupparono
infatti in oriente (bizantino - siriaco - armeno - copto - etiopico) sia in
occidente (romano - aquileiese - beneventano - slavo - celtico - gallicano -
mozarabico) ognuno di questi usava categorie estetiche sue proprie.
Perché però il canto ambrosiano si mantenne così a lungo? Perché era un
fattore tipico ed inseparabile del rito stesso, fu quindi il rito ambrosiano a
mantenere vivo il canto ambrosiano e queste due realtà furono sempre parallele
e complementari.
Probabilmente quindi Ambrogio non inventò del tutto il canto liturgico, ma gli
fece compiere un notevole salto qualitativo, soprattutto verso tre direzioni:
l'introduzione dell'innodia - il canto antifonato - il canto responsoriale.
Dopo di lui infatti queste novità si diffusero in tutta Europa, ce lo
testimoniano Sant'Agostino nel nono libro delle Confessioni e Paolino,
segretario di Ambrogio, nel tredicesimo capitolo sulla vita del santo.
Dei tredici inni attribuiti ad Ambrogio, quattro sono certamente suoi ( Aeterne
rerum conditor - Deus creator omnium - Jam surgit hora tertia - Intende qui
regis Israel) e nove sono quasi certamente autentici per la loro identità
strutturale e stilistica.
Nei suoi inni Ambrogio dimostra grande abilità lessicale, uno stile attento
alla prosodia classica, ma anche grande sensibilità ritmica. Gli inni hanno
forma strofica, con versi isosillabici (uguale numero di sillabe) ed omotonici
(gli accenti tonici sempre nella stessa posizione); i moderni musicologi
attribuiscono anche la musica ad Ambrogio, infatti, anticamente il compositore
di un testo poetico componeva anche la musica con cui era proposto, perché
l'essere musico e poeta coincidevano. Ambrogio, inoltre nei suoi scritti parla
di musica con estrema competenza, cita la scala musicale completa e si riferisce
all'arte della musica in ogni sua opera. Potrebbe essere definito il primo
"cantautore", perché con il canto degli inni introdusse nella
controversia religiosa contro Ario, allora in atto, un elemento decisivo di
larga presa su vasti strati dell'opinione pubblica.
Questo fatto fu constatabile proprio nel 386 quando Sant'Ambrogio si rifiutò di
consegnare agli ariani le chiese milanesi, disobbedendo all'imperatrice
Giustina, che gliel'aveva imposto, ma non solo, con tutto il popolò occupò la
basilica Porziana e mentre le milizie imperiali cingevano d'assedio la chiesa,
Ambrogio all'interno, insegnava alla folla dei fedeli gli inni da lui composti,
facendo nascere così il canto popolare occidentale.
Dopo di lui, due grandi vescovi milanesi, Eusebio e Lorenzo, composero inni e
fecero trascrivere quelli di Ambrogio.
Dal quinto secolo, Milano conobbe incredibili invasioni barbariche, fu distrutta
dai Goti, occupata dai Longobardi, che finalmente alla fine del settimo secolo
si convertirono e favorirono la ripresa religiosa a Milano, ma la convivenza con
i Franchi, a loro subentrati, non fu certo facile ed i milanesi si schierarono
non direttamente in difesa della loro terra, perché non esistevano per motivi
storici ideali nazionalistici in cui identificarsi, ma nella difesa del loro
rito e del loro canto, in cui vedevano la propria sopravvivenza spirituale.
Nella testimonianza di un anonimo poeta milanese nel "versum de Mediolano
civitate" viene mostrato come motivo di orgoglio che i salmi erano cantati
con opportuni moduli al suono dell'organo.
Pochi sono i codici che sono arrivati a noi: Carlomagno con l'intento di
favorire l'unità liturgica fece distruggere i codici di canto ambrosiano.
Nel secolo nono, Milano vide ben due officine librarie, una arcivescovile e
l'altra presso il Monastero di Sant'Ambrogio, che producevano cultura
finalizzata al rinnovamento liturgico. Fra i codici a noi rimasti citiamo il
Trotti, perché contiene frammenti di notazione ambrosiana, mentre tra il codice
di Busto Arsizio e il codice A28 dell'Ambrosiana, che pure furono redatti a
trent'anni di distanza,ci sono significative differenze: troviamo nel primo una
stesura retrospettiva e nel secondo una innovativa con ritocchi ed
aggiornamenti.
Perché però l'attività musicale di San Gallo e Rouen nello stesso periodo era
più famosa?
Perché Milano era sempre legata al suo rito, quindi aveva un raggio d'azione
limitato, mentre la liturgia romana con il suo Canto Gregoriano ebbe maggior
estensione ed esecuzione. Anche a Milano dal decimo secolo troviamo influssi del
Canto Gregoriano, che però venne assimilato "more Ambrosiano", cioè
secondo i parametri con cui la città aveva da secoli accompagnato la liturgia.
Se abbiamo poche testimonianze, lo dobbiamo al fatto che si preferiva imprimere
il canto nella memoria dei cantori, accennando sui codici solo i punti difficili
o controversi
Il Vescovo Ariberto da Intimiano, ben noto come difensore della città
nell'undicesimo secolo, volle la creazione di una "Schola puerorum"
condotta da musici competenti e da lui personalmente sovvenzionata, per
mantenere il canto liturgico ambrosiano ad un buon livello esecutivo. Dicono i
documenti che presenziasse alle lezioni ed intervenisse con opportuni consigli.
Dal dodicesimo secolo la tradizione del Canto Ambrosiano è testimoniata in
parecchi manoscritti e qui l'elenco dei notatori ( il primo fu un certo Magister
Cesarinus, nella prima metà del tredicesimo secolo) è molto lungo e forse
conviene trascurarlo, perché interessa soprattutto la paleografia musicale.
Tra i più importanti codici consultati dal Benedettino Dom Gregorio Suñol per
le pubblicazioni dell'Antifonale ( 1935) e del Vesperale (1939) sono due volumi
scritti dal Prete Fatius DeCastoldis nel 1387/88 per la Chiesa di Vendrogno (
Lecco)
Verso la fine del quattrocento inizia la decadenza del canto ambrosiano, sia per
la tradizione grafica, sia per quella esecutiva. Citiamo comunque Giovanni da
Olmutz, che scrisse "Palma choralis" la prima grammatica di canto
ambrosiano nel 1405.
Franchino Gaffurio, maestro di cappella del Duomo, nel 1500, nella "Pratica
musicae" fornisce interessanti notizie sul canto Ambrosiano ( assenza della
cadenza mediana nel canto dei Salmi, il modo di cantare l'Alleluja, l'uso dei
bemolli e dei bequadri).
Camillo Perego nel 1574, durante il tempo di San Carlo Borromeo, scrisse
"Regola del canto fermo ambrosiano", che fu pubblicata solo nel 1622.
Questa è anche l'epoca nella quale prima della nomina a Parroco si chiedeva al
candidato di sostenere un esame sul "canto fermo ambrosiano "
Fino all'inizio del diciannovesimo secolo il Canto Ambrosiano ebbe un periodo di
oscura decadenza, anche se in Duomo e in altri centri importanti fu sempre
praticato.
Mons. Guerrino Amelli, pioniere della riforma della musica sacra in Italia, si
interessò molto di canto ambrosiano, ma fu il Canonico del Duomo di Milano
Emilio Garbagnati ad utilizzare criteri storico-paleografici per restaurare il
canto gregoriano ed ambrosiano, come facevano contemporaneamente i monaci di
Solesmes. Agli inizi del ventesimo secolo si ricordano tra gli studiosi Don
Ascanio Andreoni, Mons. Luigi Mambretti, Prof. Giulio Bas, autori di due
grammatiche del Canto Ambrosiano e Gregorio Maria Suñol.
Ai nostri giorni, il Canto Ambrosiano torna ad essere preso in considerazione e
la prova è che Voi ed Io siamo qui questa sera, consapevoli
che un così grande patrimonio di arte e di fede non può essere dimenticato.
Qual è la caratteristica fondamentale del Canto Ambrosiano e la sua specificità
rispetto al canto gregoriano? Il Canto Ambrosiano è più arcaico , perché, la
risposta è sempre la stessa, ancorato alla sua liturgia, non fu coinvolto
nell'opera di rinnovamento e rimaneggiamento di cui fu oggetto il Canto
Gregoriano dal nono secolo.
Così il Canto Ambrosiano salvò la purezza delle sue matrici originarie e le
sue istanze modali, quindi lo studio del Canto Ambrosiano porta alle soglie del
linguaggio musicale occidentale e rivela così il patrimonio a noi lasciato da
due millenni da uomini che hanno proposto un modo, una strada, un sistema
con cui una comunità si possa
rivolgere a Dio in preghiera.

Giovanni Vianini
SCHOLA GREGORIANA MEDIOLANENSIS
IL
CANTO
AMBROSIANO
BARRIERA All' ERESIA ARIANA
Sabato 22 Settembre 2001
La Schola Gregoriana Mediolanensis,
a conclusione del ciclo musicale Musica sacra in Badia: Rassegna di canto
ambrosiano, ha illustrato con un formidabile concerto tutto il valore musicale e
storico del repertorio poetico e musicale composto da S. Ambrogio, "cantautore"
e venerato vescovo di Milano. Su invito dell'Associazione "Amici della
Badia di S. Gemolo" in Ganna (Varese), la Schola ha interpretato con
viva emozione una lunga esemplificazione di canti ambrosiani, di fronte ad un
pubblico attentissimo e competente, reso più cosciente da un lungo percorso
preparatorio sul canto gregoriano e, in particolare, su quello ambrosiano.
Una dotta relazione sul tema Il canto ambrosiano oggi ha dato
l'opportunità al Maestro Giovanni Vianini, prima di iniziare il
concerto, di presentare la grande personalità poetica di Ambrogio, originale
compositore sacro. I suoi fedeli milanesi, infatti, assediati dagli ariani che
negavano la divinità di Cristo, potevano gridare a gran voce la loro fede sotto
la guida e l'incitamento del santo compositore. I suoi Inni furono veramente una
barriera sonora, oltre che ideologica, contro una simile devastante eresia, come
afferma il suo discepolo S.Agostino. La proiezione di alcuni lucidi ha reso
evidente come, dalla trasmissione orale dei canti, si sia passati al sistema di
scrittura romboidale dei neumi ambrosiani su tetragramma, dopo un periodo di
indicazione vaga della melodia sopra le parole dei testi. Alcuni codici del XII°
sec., in particolare uno grande come una cartolina conservato nella British
Library di Londra, hanno reso evidente e comprensibile l'esposizione a tutti.
"Molte melodie ambrosiane sono andate, purtroppo, perdute per l'imposizione
di Carlo Magno a tutto l'impero del rito romano e quindi del canto
gregoriano". E' stato questo il dispiaciuto commiato del relatore e maestro
della Schola .
La conferenza era stata preceduta da un intervento di Fabio
Sartorelli, preparatissimo critico musicale, insegnante di conservatorio e
collaboratore del mensile "Musica".
Ha esordito affermando che è improprio parlare di concerto di canto gregoriano
o ambrosiano, in quanto i concerti si tengono sui compositori classici, affinché
il pubblico giudichi la maggior o minor bravura degli interpreti. Il Canto sacro
non è di per sé né bello né brutto, perché è una preghiera cantata, non
soggetta a criteri estetici. Il canto gregoriano e ambrosiano sono sacri perché
sono rispettosi della parola, del testo, del loro scorrere in salmodia, ciò che
la polifonia non rispetta. La melodia sacra è ancora per tutti una forte
opportunità di giubilare e cantare a Dio quando l'inadeguatezza delle nostre
parole ci rattrista.
Se non si apprezza quest'arte musicale, non si possono capire appieno altre
forme artistiche dell'epoca, come l'architettura nata per dar maggior fremito
alle melodie sacre: le chiese antiche, le abbazie, i chiostri, gli affreschi. Da
tutto si traeva ispirazione e tutto aiutava a cantare bene. La musica sacra ha
avuto anche una grande funzione sociale: ha tenuto unito il popolo nella fede e
nella concordia. La musica sacra si è ispirata ai rumori delle acque, al vento,
al silenzio e alle voci dei boschi, incontaminati e selvaggi. Manca proprio
all'ecologia d'oggi quell'ispirazione musicale!
La serata si è svolta nella piccola chiesa, oggi parrocchia, del
complesso abbaziale fruttuariense, sorto nel XII° secolo per opera dei Monaci
Benedettini Cluniacensi, in memoria di S. Gemolo, qui ucciso da
briganti ed ora sepolto sotto l'altare maggiore. La badia, infatti, era sorta
per ospitare monaci, pellegrini o viandanti europei che attraverso la Valganna
si recavano in altre abbazie o nei luoghi di culto e di commercio lombardi. La
chiesa è in stile romanico, a tre navate con pilastri e pareti di pietra
porfiroide, alternata ad arenaria grigia. E' molto spoglia, con un semplice
soffitto in legno, ma con una buona acustica. L'antica foresteria è attorniata
da due chiostri, di cui uno a forma pentagonale, abbelliti da archi in cotto, a
leggero sesto acuto.
La Schola era molto concentrata, e la bianca cocolla che riveste
monacalmente la componente femminile e maschile ha riportato i presenti alle
epoche in cui, nel medesimo sito, salmodiavano gli autentici seguaci di
S.Benedetto.
"Veni Redemptor Gentium", inno di S.Ambrogio, ha aperto la processione
delle voci femminili dal fondo della chiesa sino al presbiterio, dove le voci
maschili attendevano per proseguire con l'antifona ambrosiana nel tono ornato
( solenne) "Alma Redemptoris Mater".
La Schola ha presentato anche vari canti in polifonia rinascimentale, come lo
"Jube Domine" ," Stabat Mater", " Adoramus Te, Christe",
"Ubi caritas", " Laudate nomen Domini" etc.
Particolarmente emozionante è stato il responsorio ambrosiano, interpretato
dalle voci maschili, "Tenebrae factae sunt", rievocazione della
Crocifissione di Gesù. Il grido sulla croce di Cristo, "Deus...,
Deus....", è reso straziante dal melisma assai ardito per estensione
vocale, seguito dal "Quid me dereliquisti", concluso dall' " Et
inclinato capite" di alta spiritualità e di geniale effetto melodico.
L'apprezzamento del pubblico e degli organizzatori ha ripagato in
abbondanza la fatica e l'impegno della serata, specie per il Maestro della
Schola, Giovanni Vianini, oggi anche nella duplice veste di relatore ufficiale e
testimone del valore musicale e della capacità emotiva dei canti ambrosiani.
Paolo Mason
Milano - Settembre 2001
CANTO GREGORIANO
LA
RIFORMA CISTERCENSE NEL CAMPO MUSICALE
Nell'ambito della vasta azione di rinnovamento dell'Ordine
monastico cistercense, non mancò l'idea di risalire, anche in materia musicale,
alla tradizione più antica. L'opera di restaurazione, iniziata da Roberto di
Molesme, fondatore di Citeaux, ebbe un nuovo e più efficace sviluppo ed impulso
nell'Abate Alberico e anzi tutto nell'Abate Stefano Harding che lavorò nel
semplificare la liturgia ricercando l'originalità primitiva del canto
gregoriano.
Le scuole di Metz e di San Gallo fondate rispettivamente da Pietro e Romano,
cantori inviati da Adriano I e Carlo Magno, erano rinomate per i codici
manoscritti risalenti al secolo IX - X, ritenuti da molti studiosi fonti più
attendibili. Stefano Harding operò tra il 1109 e il 1113 adottando le melodie
di Metz per l'Antifonario e per il Graduale, mentre per gli inni, mandò alcuni
monaci a Milano per documentarsi; la riforma di Harding provocò alcune
rimostranze da parte dei monaci dell' ordine tra cui S. Bernardo. Dopo il 1134,
incaricato dal Capitolo generale, Bernardo iniziò una seconda riforma, con le
stesse intenzioni di Stefano Harding, tornare alle fonti più autentiche
"ut in divinis laudibus cantarent quod magis authenticum invenitur…"
nominò un gruppo di monaci esperti tra cui: Guido d'Eu o di Cherlieu .
Come idea di base, ogni melodia venne inquadrata nel sistema dell'Octoechos, cioè
nell'unità modale, venne data importanza alla coincidenza della nota finale con
la tonica - ogni melodia doveva avere un' unica dominante intorno alla quale era
imperniata tutta la composizione; fedeli a queste idee, i riformatori
contestarono le melodie che non corrispondevano a questi principi; una rettifica
del repertorio di canto fu anche l'esclusione del bemolle dalla notazione e la
limitazione dell'estensione melodica non superiore all'intervallo di una decima.
Per esercitare la povertà anche in musica, vennero limitate le cadenze
salmodiche. Criteri di riforma rigorosa che toccarono anche l'enorme quantità
di melismi (molte note su una vocale - Jubilus).
La tradizione del canto liturgico cistercense si mantenne efficiente fino al
1656, quando Claudio Vaussin, Abate generale, iniziò una nuova riforma;
cercando di avvicinarsi al rito romano, modificò melodie e testi a tal punto da
portare il canto cistercense alla massima decadenza. Nel 1899 avviene la
revisione del Graduale e nel 1903 venne riveduto e pubblicato l'Antifonario.
Attualmente l'Ordine monastico cistercense utilizza, per i canti della Messa, il
Graduale nell'edizione del 1933, le melodie contenute si discostano leggermente
dalle melodie del Graduale romano. Canti diversi sono contenuti nel "Laudes
Vespertinae" per l'impiego di canti alla Benedizione , edizione del 1926.
L'Innario cistercense nell'edizione del 1952, contiene melodie, come nelle altre
edizioni, con una base similare, ma non uguale, al repertorio gregoriano vetero-
romano o ambrosiano.
Giovanni Vianini
Schola Gregoriana Mediolanensis
Anno 2002
GIOVANNI VIANINI
IL
CANTO
GREGORIANO
NELL'ORDINE
MONASTICO
CERTOSINO
Dopo 6 anni di pratica didattica ai monaci della Certosa dello
Spirito Santo di Farneta - Lucca, dove ho insegnato tecnica vocale alla comunità
monastica, scrivo una breve storia del canto certosino.
" Fugitiva relinquere,
aeterna captare "
Abbandonare le fuggevoli realtà del mondo e afferrare ciò che è eterno
Questa descrizione di
S. Bruno (Colonia 1030 - Serra S. Bruno Catanzaro, Italia ((Santo Stefano in
bosco)) 6 Ottobre 1101), fondatore dell'Ordine certosino, riassume l'ideale di
vita monastica certosina, un ideale con esigenze di austerità e di vita
eremitica che non permettono di dedicare molto tempo allo studio del canto.
Nei primi secoli dell'Ordine, per mancanza di una chiara notazione
musicale e per ristrettezze economiche, esisteva un unico Antifonario, i canti
si dovevano imparare a memoria, il repertorio aveva raggiunto una tale
proporzione che si doveva impiegare otto anni per memorizzarlo, ciò era
ritenuto eccessivo; Guigo, quinto priore della Gran Certosa (1109 - 1136) rivede
e sceglie, semplificando e riducendo il repertorio ai soli canti scritturali,
sopprimendo i lunghi vocalizzi (melismi, molte note su una sola vocale), nella
scrittura musicale toglie i neumi non equalisti ( neumi con seconda nota
liquescenti, più leggera: Epiphonus, Cephalicus) senza intenzioni di
alterazioni, per un ritorno alle forme essenziali, semplici, primitive - per
facilitare la preghiera cantata.
La riduzione del repertorio di canto gregoriano può essere
significativa seguendo questa cronaca: Il Graduale Aquitano di Saint -Yrieix
dell' XI secolo conteneva 280 alleluja, Guigo ne scelse circa 60, inoltre
soppresse le composizioni musicali con testi estratti dagli Apocrifi, dagli atti
dei Martiri o di ispirazione privata, scartò tutti i versetti degli Offertori,
le Sequenze, che in Saint - Yrieix erano 50, e i Tropi. Per quanto era
possibile, Guigo conservò soltanto le composizioni sopra i testi della Sacra
Scrittura. Grazie a tale principio Egli conservò le melodie più antiche, le più
belle e generalmente anche le meno difficili.
Eccezione a questo intento di revisione l'ammissione di alcuni
Inni, dell'Introito Gaudeamus e le Antifone "O" non estratti dalla
Sacra Scrittura.
Un grande sforzo per custodire il canto tradizionale e la
semplicità della sua esecuzione, nel 1259 gli Antiqua Statuta formulano regole
di disciplina corale proibendo ornamenti nell'esecuzione del canto ( Fractio
et innundatio vocis, et geminatio puncti et simila ).
Nel 1326 è formulata la proibizione di avere strumenti musicali;
i Certosini conservano fino ad oggi il canto austero e sobrio della riforma
operata da Guigo non permettendo che il discanto: Scienza peregrina ab Ordine
aliena, inexemplaris et curiosa e altre forme attecchissero in Certosa.
Giovanni Vianini
SCHOLA GREGORIANA MEDIOLANENSIS
Abbazia di Chiaravalle
Basilica di S. Marco
Milano
Trezzano S/N, 05.12.2001
CANTO
GREGORIANO:
Melodie d'Avvento
DUC
IN
ALTUM
Accolta con vivo calore dalla comunità
parrocchiale di Corbetta (Mi), la Schola gregoriana mediolanensis, Sabato
primo Dicembre, ha tenuto un concerto di canto gregoriano ed ambrosiano
nell'ottocentesca Basilica di S.Vittore Martire. L'invito era stato
rivolto al Maestro Giovanni Vianini per solennizzare il cammino culturale e
religioso intrapreso dalla comunità corbettese per tutto il periodo dell' Avvento
con l'impegnativo titolo: "Prendete il largo".
L'attuale Basilica, neoclassica, è stata
costruita su un sito del "castrum" romano, su cui si era innestata una
prima basilica paleocristiana recentemente riscoperta,ma non ancora recuperata;
nel secolo XI si sovrappose una basilica romanica che fu demolita nel 1809 per
costruire l'attuale Collegiata di S.Vittore in stile neoclassico. Una facciata
imponente con un pronao di otto colonne corinzie prepara un interno altrettanto
maestoso: sedici colonne con capitelli ionici dividono l'edificio in tre navate,
abbellite da altrettanti soffitti a botte, decorati da stucchi, affreschi e
rosoni incorniciati a riquadri dorati, splendidi e luminosi dopo il recente
restauro. L'acustica risulta molto efficace e pertanto il suono rimane sempre
tondo e chiaro.
Un ampio presbiterio post-conciliare accoglie la Schola Gregoriana
Mediolanensis nella quasi totalità delle sue voci maschili e femminili,
consentendo scenografie e movimenti appropriati ai canti senza interrompere
l'attenzione e la concentrazione del numeroso pubblico e dei coristi. Il maestro
Vianini ha l'opportunità di far esaltare l'estro dell'esperienza e
dell'emozione artistica con semplicità e cenni misurati.
Attingendo dal repertorio dei canti di
Natale raccolti nel libretto "Solem
justitiae", la componente maschile ha
aperto il concerto con l'inno ambrosiano "Veni Redemptor Gentium",
partendo dall'abside e disponendosi quindi nel vasto presbiterio assieme al coro
femminile, che incedendo dal fondo della Basilica si era portato al presbiterio
completando in processione il medesimo canto. Rivestita della bianca cocolla, la
Schola ricreava in tutti i presenti un'atmosfera claustrale fortemente
evocativa.
La serata si è snodata in varie salmodie,
presentate da una signora molto aderente al significato culturale e religioso
dell'evento. Ha rappresentato un momento emotivo molto intenso l' Ave Maria,
polifonia a 4 voci miste, ricantata di seguito in un lodevole gregoriano dalla
componente maschile, nonostante le diffuse difficoltà vocali ed interpretative
del brano. Anche il responsorio "Stirps Jesse", proposto dal
coro femminile, ha reso piacevoli ed emozionanti gli elaborati melismi che lo
contraddistinguono. Il graduale "Universi qui Te exspectant" ha
potuto essere cantato superbamente nel versetto da un trio maschile, dando
risalto e brivido interpretativo agli interminabili ed arditi melismi del brano.
Molto sentita e partecipata è stata l'antifona "Salve Regina",
di S. Bernardo di Clairvaux (XII sec.), nell'interpretazione delle voci
femminili, molto pulite e gradevoli specie nelle note alte.
L'inno finale "Creator alme siderum", cantato all'unisono dal
tutto il coro mentre processionalmente lasciava il presbiterio e si accomiatava
da un auditorio emozionato ed applaudente, ha suggellato una serata di cultura e
di musica sacra gratificante per tutti i protagonisti attivi e passivi, perché
per quasi due ore avevano preso veramente il largo.
Paolo Mason
Commento
al concerto del 20 Maggio ore 21 Chiesa S. Lorenzo, Trezzano sul Naviglio Mi di
Ester Visentin
Poetessa di Trezzano, ha pubblicato una
raccolta di poesie, questo suo scritto poetico dedicato al coro Schola
Mediolanensis verrà inserito nella prossima pubblicazione:
INNO
ANTICO
Silenziose
mura
Spirito sovrano
Palpito dell’anima
Profonda pace.
Vento melodioso
Carezza del mare
Vela solitaria
Magia d’incanto.
Ruota celeste
Disegno di vita
Armonia nel mondo
Voce dell’universo.
Argentea
tunica
Indole
generosa
Saggia speranza
Canto
gregoriano!
“
Dove la melodia sposa la preghiera ”
Ester
Visentin
21.
05. 02
| |
















|