Articoli e Recensioni

 

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Poesia di Ester Visentin

Visita alle Monache Romite

Venti anni di servizio

Un canto sempre vivo

Sacri Concentus

Relazione sul Canto Ambrosiano

La riforma Cistercense nel campo musicale

L'eterno splendore del Canto Gregoriano

Il segno ed il momento

Il Gregoriano cura lo spirito

Il Canto Gregoriano nell'ordine monastico Certosino

Il Canto Ambrosiano scelto per la meditazione quaresimale

Il Canto Ambrosiano barriera all'eresia Ariana

Gregoriano in una cattedrale di verde

Duc in altum

Claustri Beatitudo

Caelum et Terra

Bach nello scantinato

Assai presto, nel primo giorno della settimana, vennero al sepolcro....

Visita della Schola Gregoriana Mediolanensis alle Monache Romite Ambrosiane del sacro Monte di Varese.

E' fresca l'aria alle 7 del mattino di sabato 28 settembre, qui, in cima al Sacro Monte di Varese, mentre i nostri sguardi si perdono - emozionati, a contemplare lo spettacolo naturale che ci circonda.
E' fresca - molto fresca l'aria, mentre varchiamo - timidi, la soglia del monastero delle monache romite ambrosiane che lì abitano da cento e cento anni.
Subito, ad accoglierci, non c'è nessuno, ma, richiuso dietro di noi il portone e salita una scala, ci attende sorridente e premurosa una monaca che, solerte, ha già occupato le nostre mani con spartiti e messali. Con questi strumenti parteciperemo, di lì a poco, alla Messa delle 8. Noi, insieme ad un piccolo gruppo , silenzioso e fedele, di altre persone. Anch'esse, come noi, venute da fuori. Da oltre quella soglia. Intanto, da una porta chiusa viene il suono delle Lodi. Sono loro che cantano. Loro, che fra qualche minuto potremo vedere tutte, anche solo per il tempo breve della celebrazione di una Messa.
E intanto noi stiamo lì, oltre la porta, ad ascoltare la loro preghiera, attenti, silenziosi, ma trepidanti. Il maestro Vianini mi dice, sottovoce: "Solfeggiano un po', ma è bello ascoltarle". Annuisco. E torniamo in silenzio. Ad ascoltare le loro soavi lodi al Signore in ambrosiano. Poi silenzio. Quella porta si apre. La monaca sorridente ci invita ad entrare. Entriamo. Prendiamo posto. Facciamo un po' di rumore nel sistemarci. Loro lì, silenziose e serene, ad aspettarci. Sentiamo, vediamo i loro sguardi comprensivi. E un po' curiosi. Siamo impacciati. Abbiamo bisogno di un po' di tempo per capire dove siamo entrati. Siamo in una piccola chiesa che ha il soffitto affrescato in epoca barocca, ma ha conservato le arcate romaniche, e ha le pareti, l'altare e la grata (oh, quella grata!) moderni, attuali. Noi della Schola ci siamo accomodati in una panca vicina ad una porta-finestra che - attraverso una discreta tenda - affaccia sulla vallata e sul mattino sfavillante di bellezza. Loro sono davanti a noi, oltre la grata moderna, e ci guardano. Noi le guardiamo e già siamo avvolti dalla loro soavità.
Inizia la celebrazione della Messa. Loro cantano. E noi cerchiamo di seguire e partecipare ai loro canti. Ma qualcosa ci frena. Ci concentriamo sugli spartiti un po' difficili da leggere perché in caratteri piccoli - fotocopie ridotte e poco chiare, ma sono scritte in notazione quadrata. Noi la conosciamo, sappiamo leggerla. Potremmo cantare con loro. Eppure non ci riesce facile. Vogliamo ascoltare loro. Il loro suono. La loro freschezza. La loro purezza. Vogliamo comprendere dal loro suono come ci stanno chiamando a partecipare alla loro ricerca del volto di Dio. Ancora abbiamo bisogno di un po' di tempo. Loro cantano. Ci stanno ancora invitando a condividere la preghiera. E' il momento del Sanctus. Verso la fine riusciamo a cantare un po' con loro. Ma ci pare comunque di disturbare, di non essere all'altezza di quel momento. Il loro suono è dolce, leggero, pulito. Sereno. Ci riempie di bellezza (ma loro lo sanno?). E il nostro sguardo vaga dalle loro figure oltre la grata, alla porta-finestra aperta sulla luce del giorno che avanza. Il loro canto va verso la luce di questo mattino che sembra eterno. Siamo attoniti. Dolcemente stupefatti. E stiamo pregando. Anche noi. Con loro.
Termina la Messa. Loro, in fila, salutano il Signore e tornano (dove?) alle loro occupazioni. Sguardi nostri si incrociano con i loro, sorrisi reciproci leggeri - attraverso la grata in stile moderno, che sembrano provenire da un'amicizia che ha una storia; sorrisi e sguardi dolci, soavi, che ci avvicinano. Effetto forte su di noi. Ci sentiamo accolti. E i nostri sorrisi e sguardi timidi, quale effetto avranno su di loro? Non lo sapremo mai (o forse lo sapremo fra poco, in qualche modo). Ma sono loro che ci danno messaggi di dolcezza. E noi, noi con il peso della nostra presenza cosa avremo dato loro, adesso? Qualcosa?. Forse. Il dubbio ci sovrasta. Ci sentiamo inadeguati.
Anche l'ultima monaca ha salutato il Signore. Scompare.
Siamo invitati cortesemente ad uscire. Il piccolo gruppo della Schola Gregoriana Mediolanensis con il suo maestro Giovanni Vianini, attende. Arriva una telefonata. Ora possiamo entrare in una stanza con tanti scaffali pieni di libri, e un computer. C'è uno spazio un po' angusto per noi, e un'altra grata ci divide ancora da loro. Ci stanno davanti la madre e due giovani monache che si occupano di canto e lavoro al computer.
Perché noi siamo lì? Perché un giorno, la madre ha chiesto al maestro Vianini di installare nei loro PC il font "Meinrad" per scrivere la musica ambrosiana e gregoriana in notazione quadrata. Lei conosce il suo ventennale lavoro e la sua dedizione nella diffusione del canto ambrosiano e gregoriano. Chiede a lui un aiuto e uno scambio di idee e di esperienze.
La loro è l'unica comunità religiosa che pratica ancora in liturgia il canto ambrosiano, tradizione che si stava quasi del tutto perdendo anche al loro interno, ma che hanno ripreso - vent'anni fa, con grande zelo, dopo una visita-lezione di una settimana, al loro monastero, del prof. Baroffio.
Attraverso la grata parliamo un po'. Il maestro Vianini presenta il suo lavoro. Ci descrivono le loro esigenze: vorrebbero rendere più chiari i libretti dei canti in ambrosiano che usano e distribuiscono in liturgia. Spieghiamo cosa potranno fare grazie al "Meinrad". Attraverso una porta che ci aprono, superiamo anche la grata e ormai siamo accolti nel loro spazio. Ci accomodiamo davanti al computer. I loro volti soavi tradiscono curiosità. Riempiamo il tavolo di fogli, CD, floppy…e fogli di musica. Loro portano libri e fotocopie. Noi parliamo, spieghiamo, facciamo esempi pratici. Loro ascoltano, domandano chiarimenti, comprendono. Ringraziano. "Come possiamo scrivere questo porrectus?…qui è meglio usare un quilisma?….". Sono felicemente allegre.
Trascorrono così le ore del mattino in un vortice gioioso di proposte e soluzioni, in un clima di fattiva curiosità. Mi accorgo che il ritmo delle nostre parole, dei gesti, dei movimenti corporei si sta modificando. Rallenta. Si placa. Si adegua al loro, che pure non è affatto lento (tutt'altro: sono molto operose). E' piuttosto un ritmo sereno. Tale diviene anche il nostro.
Allo stesso modo mi accorgo che stiamo imparando a comunicare con gli occhi. Ora i loro sguardi, così vicini, accompagnano le loro domande con un'intensità inattesa per noi. E, dapprima intimoriti, pian piano anche noi ci ritroviamo a fare altrettanto.
Ad un certo punto qualcuno propone di cantare insieme. Ci alziamo in piedi e ci disponiamo in cerchio. Il maestro Vianini dà l'intonazione, e l'attacco. Cantiamo il responsorio "Media vita". Senza cercare altro se non condivisione. Comunione. Ci riusciamo. Scaturisce un gradevole suono.
E poi ancora ci incalzano le loro domande, questa volta sull'interpretazione dei canti. "Come gestire i respiri? Come fare melodie nuove su testi ancora non musicati? Centonizzarli?…"
Concludiamo le nostre operazioni al PC.
E' mezzogiorno.
Ci invitano a trattenerci per il pranzo. E a partecipare con loro al canto dell' "ora media". Ci donano un altro fiore della loro giornata.
Torniamo nella loro cappella.
La luce, dalla porta-finestra, riempie di nuovi colori lo spazio. Riprendiamo i nostri posti. Ora cantiamo con loro. Più sicuri, più sereni. Preghiamo. L'atmosfera soave ci pervade ancora. E termina il canto. Ancora la processione delle monache scompare - salutando il Crocefisso, dietro la grata. Noi guardiamo. Sappiamo che il nostro tempo con loro sta per terminare. Vorremmo fermarlo ancora un po', almeno con lo sguardo. Anche l'ultima monaca va via. Usciamo anche noi.
Ci accompagnano al refettorio. Per noi c'è una tavola già preparata per il pranzo. Una monaca spinge un carrello con le vivande. Per noi. Ci saluta cortesemente e va via. Rimaniamo soli. C'è un immenso, delizioso silenzio. Parliamo poco. Ascoltiamo il silenzio e il sordo ritmo delle nostre stoviglie sui piatti. Con nuova attenzione percepiamo il suono e il volume delle nostre voci. Forse stiamo parlando a voce alta. Abbassiamo il tono. Taciamo.
E gustiamo la vista della terrazza che ci invita ad uscire. Alcuni vasi colorati di fiori, non tanti, ma belli. La luce della bella giornata dà volume al paesaggio meraviglioso della vallata.
Dobbiamo andare via. Non vorremmo.
Ancora qualche attimo in quella dimensione di pace. Di equilibrio.
Cerchiamo l'uscita. Ci raggiunge la monaca sorridente che ci aveva accolto con gli spartiti la mattina. Ci saluta e ci apre il portone. Indugiamo sulla soglia. Per un attimo. Il portone si richiude alle nostre spalle. Siamo di nuovo fuori. E siamo frastornati.
Abbiamo lasciato dietro di noi un mondo puro, soave.
" O quam suavis est Domine Spiritus Tuus… " canta una bellissima antifona ambrosiana. Ne avevamo appena avuto un' esperienza tangibile, bellissima, indimenticabile.


Anna Maria Cara
Settembre 2002


Sacri Concentus

Milano 22.03.02 - Cornate d'Adda (Mi)

GREGORIANO E ORGANO : ALI PER L'INFINITO

Invitata dal Consiglio pastorale parrocchiale, La SCHOLA GREGORIANA MEDIOLANENSIS ha tenuto un toccante e tecnicamente molto valido concerto di canto gregoriano in alternanza con l'antico e trascinante organo della parrocchia S.Giorgio Cornate d'Adda (Mi).
La serata rimarrà nei ricordi della Schola e del suo Maestro Giovanni Vianini, perché ha toccato il cuore e la sensibilità di tutti i protagonisti e dei molti presenti. Infatti il coro era particolarmente concentrato, anche perché tutti i canti sono stati intercalati o preceduti da sonate d'organo cariche "d'incenso", scritte da Girolamo Frescobaldi (1583-1643), e proposte dal giovane, ma ispirato concertista, Simone Della Torre. La comunità cornatese intendeva così onorare la memoria del M° Carlo Voltolina, scomparso un anno fa, ma per molti lustri valente ed amato organista della parrocchia; lo farà pure per altri due Venerdì di Aprile con differenti iniziative musicali.

La chiesa,consacrata nel 1888 dopo una ristrutturazione radicale con l'aggiunta di 2 navate e il capovolgimento da est ad ovest del presbiterio, nel 1995 è stata rinnovata negli stucchi barocchi, nelle pareti e nel pavimento. Ha due ordini di finestre istoriate; originario e classico il più alto, moderno nella composizione del soggetto e nei colori vivaci l'inferiore. Quattro notevoli tele ornano il presbiterio e il transetto: due di proprietà della Parrocchia (particolarmente attraente "La visitazione", con l'abbraccio molto caloroso fra Elisabetta appesantita dall'imminente maternità e la Vergine giovane e snella) e due di proprietà dell'Accademia di Brera (suggestivo nei chiaroscuri e nell'impianto scenografico il Giovanni Battista Decollato). Un prezioso bassorilievo dell'Ultima cena, in bronzo dorato dà spessore artistico al paliotto dell'altare maggiore, mentre un'imponente e preziosa statua lignea della Madonna del Rosario cattura il fedele nella prima cappella a sinistra. All'esterno un campanile turrito, retaggio della torre di castello longobardo, incombe con apprensione sulla chiesa: ha bisogno infatti di urgenti restauri conservativi.

Il M° Vianini ha predisposto nel presbiterio la Schola, a semicerchio, creando il giusto impatto scenografico
per l'ascolto e per l'elevazione dello spirito, con l'ausilio anche del bianco delle cocolle che rendono uniformi tutti i suoi componenti, ma distinti nell'esecuzione delle melodie.
Seguendo la scaletta dei canti predisposti nel libretto "Sacri Concentus", sono stati eseguiti molti inni e cantici, quali - Iste Confessor - Lucis Creator optime - Ave Maris Stella - Magnificat - per consentire all'organo il commento musicale di ogni versetto o l'aggiunta prolungata di cinque toccate dai " Fiori Musicali " a. 1635, dal II° libro a.1637
L'alternanza tra voci femminili , maschili e suono d'organo ha reso varia la serata, facilitando la partecipazione emotiva dei presenti anche perché aiutati dai testi tradotti in italiano. Lo spirito di tutti era come trasportato con ali d'Angelo verso l'etereo, in uno stato di gioia e di serenità di cui talvolta si sente l'irrinunciabile ricerca.
"Dirigatur oratio mea ", un responsorio graduale è stato l'emblema di questi sentimenti: "Si innalzi la mia preghiera come incenso...." recita il testo, reso musicalmente con alti e prolungati melismi, quasi a sottolineare la lievità dell'incenso, che, mentre profuma l'aria, sale in alto, verso lo sconfinato, trascinando nelle sue volute i sentimenti più elevati. Il Card. Ildefonso Schuster apprezzava questo canto " quotidianamente". Di rilievo e di notevole bellezza "Homo quidam" eseguito dalla schola femminile che si alternava al tutti per poi passare alle voci maschili nel versetto " venite comedite Panem".

Un insistito e commovente applauso ha scosso e sorpreso alla fine tutta la Schola, che ha ringraziato proponendo il "Regina caeli laetare" in gregoriano classico, a canone e in polifonia barocca.
E' stato il liberatorio riconoscimento a tutto il pubblico per la sua attenzione e commozione contagiosa e la esternazione per tutta la Schola della sua intensa emozione, a lungo preparata e perfezionata dal Maestro e dal dotato organista .

Paolo Mason

Milano, 19.3.02

GREGORIANO IN UNA CATTEDRALE DI VERDE

19.03.2002

Festività di San Giuseppe

Oggi la SCHOLA GREGORIANA MEDIOLANENSIS, forzatamente in numero ridotto, è stata protagonista, col suo Maestro Giovanni Vianini, di una singolarissima esperienza canora. Ha animato, infatti, la S. Messa celebrata a Pugerna (Canton Ticino - CH) delizioso paesino di 30 anime, situato poco sopra Campione d'Italia, a 470 m/slm, ora ricercato per la seconda casa, affacciato com'è sulla splendida vista del lago Ceresio. Pugerna dovrebbe risalire attorno al 1200 quando in quel di Sant'Evasio, enorme edificio risalente all'epoca di Totone (7-8° secolo D.C.) poco distante, si installarono alcuni monaci. Questo edificio di proprietà del Comune di Campione d'Italia è ora oggetto di ricerche archeologiche, era sito lungo il percorso della "via della Genti" che dalla pianura lombarda, raggiungevano Campione d'Italia e attraversando la Val d'Intelvi, permetteva di raggiungere l'est europeo passando per Chiavenna, il passo del Maloia o del Bernina, in quanto le strade del lago di Como non erano assolutamente praticabili. Le montagne che incombono sulle linde e colorate casette, odorose per gli estesi boschi di castagni e di faggi circostanti costituiscono una naturale cattedrale verde per l'ascolto delle melodie gregoriane, molte delle quali sono state proprio ispirate fin dagli albori claustrali dagli assoluti silenzi, o dal mormorio delle acque o dallo stormire delle fronde di siti come questo.
Occasione della celebrazione mattutina odierna è stata la festa di S.Giuseppe, a cui è dedicato il piccolo Oratorio che ormai da 250 anni anima la devozione dei pugernesi, in particolare delle Famiglie Casellini uniche comproprietarie del sacro sacello per lascito e per l'onere del fuocatico come si legge nei libri, conservati con venerazione, di "Spesse e ricavatto", scritti in un italiano dall'ortografia ruspante e dalla sintassi maccheronica. Tra resoconti contabili, tuttora indecifrabili, in lire prime, seconde e terze del Ducato di Milano, viene ricordato che "lano 1752 li 2 aprile Siè celebratto la prima messa in detto oratorio", dal 1995 completamente restaurato per iniziativa dell'attuale fabbriciere Guido Casellini, oggi nella veste di amabile anfitrione.
L'oratorio è molto piccolo, è in effetti un'angusta cappella disadorna, arredata con un crocifisso e con una pala settecentesca attribuita alla scuola dei Colomba, artisti della vicina Arogno molto attivi tra il 1700 ed il 1800 in vari luoghi dell'est europeo (Austria, Ungheria, Boemia). Rappresenta una Sacra famiglia con San Giuseppe in età matura e nella mano il ramoscello fiorito dei racconti apocrifi; al centro una premurosa Vergine Maria che ostende il Bambinello ad un orante S.Antonio. L'edificio è prospiciente verso una piazzetta gradevole e accogliente, dove era predisposto l'altare per il rito sacro. Talvolta si intrometteva negli intervalli canori il belato di una pecora, emblema delle migliaia di ovini e caprini una volta generosi fornitori di ricercati formaggini per i ricchi di Campione e di Lugano, in cambio di pane e di altri beni di prima necessità per i poveri abitanti di Pugerna.

La SCHOLA rivestita dalla scenografica cocolla monacale, si è mossa attorno all'altare nella piazzetta, talvolta raccolta all'interno dell'Oratorio, per sfruttare come cassa armonica la limitata volumetria.
- "Jesu dulcis" di S.Bernardo di Clairvaux ha aperto processionalmente la celebrazione, catturando immediatamente l'attenzione dei numerosi partecipanti. La " Missa De Angelis " è stata cantata anche nel Gloria, oltre che nel Kyrie, Sanctus e Agnus Dei, insieme o con l'alternanza delle voci femminili e maschili.
Particolarmente emozionante l'antifona di introito "Gaudeamus omnes in Domino" e il graduale
" Justus ut palma florebit ", salmodiato proprio in onore di S.Giuseppe, che ha unito in spirito la SCHOLA e il suo Maestro a tutti i fedeli presenti per la grande festa cantonale.

Prima del commiato definitivo da tutta la comunità pugernese e dei numerosi "amici di San Giuseppe e di Pugerna" convenuti, un fraterno buffet a base di tortelli e zeppole, tipiche frittelle per la festa S.Giuseppe, e di freschi aperitivi ha gratificato tutti della fatica del viaggio, del disagio dell'orario e degli impegni professionali trascurati. Sarà, comunque, per i protagonisti della SCHOLA un caro ricordo

Paolo Mason


IL CANTO AMBROSIANO SCELTO PER LA MEDITAZIONE QUARESIMALE

Chiesa degli Angeli custodi - Milano, VENERDI' 22. 02. 2002, ore 21

Dopo quasi due mesi di intensa preparazione, salvo due partecipazioni alle liturgie nella chiesa di S.Marco in Milano e nell'Abbazia cistercense di Chiaravalle, la "SCHOLA GREGORIANA MEDIOLANENSIS" ha tenuto un emozionantissimo concerto di canto ambrosiano e gregoriano nella chiesa degli Angeli Custodi, Zona Porta Romana - MI -.
L'invito era pervenuto al Maestro Giovanni Vianini, che prima del concerto, da esperto organista, ha fatto provare i vari brani accompagnandoli con il prestigioso organo della Bottega organaria Mascioni di Cuvio -VA - di cui dal 1979 la parrocchia si è dotata tuffandosi beata nelle sue calde e vibranti sonorità barocche, frutto sapiente di 1210 canne .
La chiesa è un edificio moderno, sorto nel 1962 per volere del Card. Montini, poi divenuto Paolo VI°, su progetto dell'architetto francescano Fra Costantino Ruggeri . In un sito di capannoni industriali dismessi e cadenti il frate artista ha "inventato" questa chiesa che ha anticipato quasi profeticamente i dettami del concilio in materia di architettura sacra: l'altare è proprio nel mezzo di un'unica grande navata, illuminato dall'alto da un lucernario a parallelepipedo e attorniato da un ampio presbiterio, impreziosito dalla luminosa pietra di Vicenza. Di singolare ci sono da ricordare il Battistero con l'acqua corrente e un Tabernacolo trasparente, con il cestello dell'eucarestia visibile. In particolare attirano l'occhio del fedele la mirabile sintesi architettonica dell'interno, l'armonia dei volumi e degli spazi con i loro significati liturgici, che rendono questa struttura sacra molto adatta al raccoglimento e alla meditazione. Il canto poi viene esaltato da un'acustica mirabile e insospettabile in una costruzione così moderna, che non ha nulla da invidiare, per la resa dei suoni, alle antiche abbazie che rappresentano l'apice di sublimazione del "melos" gregoriano ed ambrosiano.
La Schola, col suo maestro, si è esaltata, rapita dal programma interpretato - Quoniam Tu illuminas -, dall'attenzione dei partecipanti, senza che un colpo di tosse o un fruscio indebito delle pagine su cui i presenti leggevano i testi in italiano , potessero distogliere dalla concentrazione, dall'ascolto e dalla meditazione/preghiera che per ben quattro volte è stata fatta anche in comune, recitando tutti a voce alta il testo dei canti appena eseguiti. La serata infatti, ben preparata dal Parroco, era inserita nell' attività parrocchiale programmata per i quattro Venerdì di quaresima con il nome di: "Quaresimale parrocchiale di musica e preghiera".
La Schola, nel suo completo di voci maschili e femminili, si è disposta in semicerchio nello spazioso presbiterio, in un abbraccio del candido altare, quasi sommerso dall'effetto scenografico della bianca cocolla indossata dai coristi.
Inni ambrosiani, antifone, responsori, mottetti e altri canti in gregoriano e anche in polifonia a quattro voci miste hanno reso molto viva e appassionata la serata che la Schola e il suo Maestro Vianini ricorderanno come esperienza artistica e spirituale indimenticabile.
"Vide humilitatem meam",responsorio ambrosiano per il tempo di Quaresima interpretato dalla componente maschile, è stato reso con perfetta aderenza al testo e alla melodia, con la purezza di cuore che la Bibbia raccomanda: confessare a Dio la propria pochezza e miseria e nello stesso tempo la fiducia nella sua misericordia. L'antico autore interpreta il testo della supplica con una melodia decisa, senza troppi melismi e note fuori rigo , mentre è resa solenne e forte l'invocazione - "Deus meus" -, con tre melismi di tonalità più alta e ben sostenuta.
Altro brano reso mirabilmente, nonostante le rilevanti difficoltà tecniche e interpretative è stato il responsorio ambrosiano -"Tenebrae factae sunt"-. Il disperato grido a Dio di Cristo morente in croce, musicalmente descritto con prolungati melismi fuori rigo, é stato interpretato dall'unisono maschile con voce ed animo vibranti ed emozionanti. Le voci femminili hanno invece musicalmente commentato il testo della morte - "Et inclinato capite..." - con mirabile pathos, quasi un omaggio inconscio alla tradizione antropologica dell'arte che ha in maggior parte affidato alla sensibilità femminile la rappresentazione del dramma della morte.
Un magico momento si è avverato per l'antifona/mottetto -"Regina caeli, laetare.."- introdotta in gregoriano, proseguita in polifonia a quattro voci e terminata ancora in gregoriano, ma a canone; ogni passaggio è stato interpretato senza sussulti, con tutto il coro in un'alternanza piacevole all'udito e sapiente nell'esecuzione. Un momento inusuale, ma gradevolissimo anche per il pubblico, visibilmente catturato dall'evento.
I lunghi applausi degli astanti e le compiaciute espressioni di apprezzamento del Parroco, hanno gratificato il Maestro Vianini e tutta la Schola. In onore della Madonna , Regina degli Angeli Custodi, viene richiesta, come favore particolare, la ripetizione dell'antifona mariana in ambrosiano -"Ave, Regina caelorum: Ave, Domina Angelorum"-, che è stata cantata, dapprima, dalla giovane soprano Elisabetta Livio, mai così convincente e suggestiva, assecondata nelle flautate modulazioni dall'acustica e dall' eterea atmosfera del momento. Tanto è stato il diletto di ascoltarla, quanto il rammarico di dover concludere la sua interpretazione per riproporre il canto con tutta la Schola, sempre più orgogliosa e fiera di aver compiuto ancora una volta un'operazione culturale e artistica impareggiabile.

Chiesa di S. Maria al Naviglio - Milano, Domenica 24. 02. 2002 , ore 11

La SCHOLA GREGORIANA MEDIOLANENSIS ha animato la liturgia della SS. Messa della Seconda Domenica di Quaresima con canti gregoriani ed ambrosiani nella chiesa di S.Maria del Naviglio, conosciuta anche come S.Maria a Ripa.
In questo edificio vetusto, ma in qualche particolare anche moderno ( es. le trifore absidali recentemente istoriate), certamente singolare per la sapiente mescolanza di gotico,romanico e barocco, la Schola nelle due componenti, ha proposto quei canti antichi creati per i diversi momenti della celebrazione liturgica e delle letture sacre. Molto spazio, quindi, al canto gregoriano e/o ambrosiano, che, fin dal primo millennio cristiano è stato protagonista di tutte le liturgie, particolarmente di quelle quaresimali, purtroppo oggi solo raramente e timidamente si affaccia alla ribalta nelle cerimonie sacre.
Dopo un inno ambrosiano cantato processionalmente , la Schola si è sistemata a semicerchio intorno all'altare della celebrazione intervenendo in tutti i momenti previsti dalla liturgia con antifone, sequenze, responsori.
Il Kyrie-Christe e il Sanctus tratti dalla "Missa de Angelis", cantati con sapienza, hanno ancora una volta rinnovato la commozione che molti coristi si portano nella memoria quando tutto il popolo universalmente salmodiava unito nella medesima fede anche se con molte imprecisioni testuali e musicali.
In questo, la parrocchia di S.Maria del Naviglio è veramente lodevole e la Schola con il suo Maestro Giovanni Vianini Le è riconoscente perché per la quaresima 2002 si è ripetuta quella che ormai si può considerare una tradizione.

Paolo Mason

QUID PULCHRIUS

Quid pulchrius est homini, Che cosa c'è più bello per un uomo,
qui sensum magnitudinis et che ha il senso della grandezza
benignitatis Dei habet, e della bontà di Dio,
quam orare et misercordi animo loqui che pregare e con animo devoto parlare
(unus ad Unum) cum Eo? ( da solo verso l'Unico) con Lui?
Quo modo? In quale modo?
Nihil melius cantu Gregoriano Non si può pensare nulla di meglio
aestimandum est. che il Canto Gregoriano.
Cantus Gregorianus, enim, mirabile Il Canto Gregoriano, infatti, fu ed è
patrimonium maximae uno straordinario patrimonio
pietatis fuit et est. della più grande devozione.
Per saecula cantus Gregorianus Per secoli il Canto Gregoriano
ars docta fuit fu un'arte dotta,
sed vis eius vocis ma la forza della sua espressione
non immutabilis fuit non fu immutabile,
quod causa ingenii et animi perché si rinnovò grazie
virorum excelsorum all'intelligenza ed alla spiritualità
crevit qui modos sacros di uomini eccezionali,
novos fecerunt. che composero moduli nuovi.
Cantus Gregorianus Il Canto Gregoriano
omnes ritus sacros esprime tutta la liturgia
expressit et ad effectum extollit e vivifica ciò che le Scritture
quae in divinis litteris continentur, contengono, sottolineando
verbum et cantum adducens. le parole con il canto.

Giovanni Vianini
SCHOLA GREGORIANA MEDIOLANENSIS
Anno 2002

Musica Sacra in Lombardia

Venti anni di servizio liturgico con il

Canto Gregoriano
coro:
Schola Gregoriana Mediolanensis
Realtà di Giovanni Vianini concretizzata in un sogno che dura da 20 anni

Sono trascorsi 20 anni da quel 1981 anno in cui Giovanni Vianini cercava la via per coltivare ed esprimere la sua necessità di ricerca spirituale e interiore. Giovanni Vianini ha trovato la sua via, ed ha saputo concretizzare le sue esigenze più profonde in un contesto sonoro e vocale: nella ricerca, nello studio e nella pratica del canto gregoriano: anima e radice musicale della nostra cultura, espressione antica e alta dello spirito e del pensiero medioevale; ordito su cui è stata tessuta nel tempo l'evoluzione musicale europea.
Questa sua ricerca, si è realizzata nella fondazione di un coro:
la " Schola Gregoriana Mediolanensis" . Grazie a questa iniziativa e all'impegno profuso nel divulgarla, egli ha dato modo a coloro che ne sentivano l'esigenza, di accostarsi e fare proprio un patrimonio culturale e spirituale di grande suggestione e bellezza, nonché di elevato valore artistico. In venti anni di attività, moltissime persone ( mille cantori ) eterogenee tra loro per età cultura e attività professionale, persone con in comune talvolta solo la sincera passione per questa musica, hanno potuto conoscere, approfondire, praticare, a volte solo sperimentare per brevi periodi un' esperienza che ha sicuramente rappresentato un momento di profondo arricchimento interiore e culturale. Esperienza, che ha raggiunto i massimi livelli, lasciando un segno profondo e un ricordo incancellabile, quando il canto medioevale ha preso voce nelle architetture che gli sono proprie: in quei magnifici edifici, templi dello spirito, sopravvissuti ai secoli, agli uomini e alle loro ingiurie ma, nel tempo e del tempo ( così come il canto, che gli è proprio ) hanno mantenuto inalterato il fascino e l'atmosfera.
Ed è qui che il canto gregoriano trova vita e significato ai suoi massimi livelli; è qui, dove il canto e la pietra si fondono, che si possono esprimere, vivere, respirare suggestioni ed emozioni di forte potenza evocativa.
E' qui, che, smessi gli abiti del vivere quotidiano ed indossata la bianca " cocolla ", ci si immerge e si torna, sia pur per un breve momento,
allo spirito e alle radici della cultura e del pensiero originale.


Per tutto questo il coro ringrazia Giovanni Vianini:
" Grazie per averci guidato in questa esperienza, per aver sostenuto nel tempo con incrollabile impegno e convinta passione il Tuo progetto di recupero e divulgazione del canto monodico cristiano e di aver contribuito a tenerlo vivo nel cuore e nella memoria di tanti.


" Grazie anche a coloro che ci sostengono con la loro presenza e seguono con interesse il nostro impegno, non sempre facile perché, pur sempre ritagliato nei brevi spazi che il vivere quotidiano ci concede.
" Grazie infine a quei Sacerdoti che ci accolgono e ci sostengono, nella convinzione che il processo di adesione alla Fede non passa solo attraverso le parole, ma che necessita a volte anche di un linguaggio diverso, più universale, comprensibile a tutti: il linguaggio antico ma sempre nuovo ed attuale del canto dello spirito, perché il suo messaggio sonoro non necessita di rielaborazione mentale, ma tocca direttamente le corde più profonde dell'anima.

Lorella Villa - cantore della Schola Milano - 2001.

Il nostro tempo MILANO CULTURA Domenica 23 Dicembre 2001 - pag. 5
n.47


ANNIVERSARIO Compie vent'anni la "Schola Gregoriana Mediolanensis"


<Un canto sempre vivo>


Vianini: < Il nostro impegno al servizio della Liturgia, come missione e apostolato>


" DIO ESISTE, È QUI, MI AMA E MI CHIAMA ".
Così il grande scrittore Paul Claudel raccontava il suo incontro con il Signore, avvenuto nella Cattedrale parigina di Notre Dame, in un lontano Natale del 1886. Tra le maestose navate della splendida cattedrale gotica, in quel momento, risuonava il canto gregoriano dell' "Adeste fideles" e piace pensare che proprio questa "voce" umana abbia risvegliato la "Voce dell'Infinito" nel cuore di Claudel. Come accade in quello di tanti altri anonimi credenti che da quasi un millennio pregano accompagnati dal misterioso fascino del canto gregoriano.

E non solo nelle Abbazie cistercensi o nei conventi di clausura, ma anche in una città che pare, specie in questi giorni, poco incline al silenzio e alla meditazione, e che, invece, rivela un interesse particolare per questa vera e propria arte. Come testimonia la feconda e ormai lunga attività della "Schola Gregoriana Mediolanensis" e, come ricorda il suo fondatore e direttore, Giovanni Vianini, che così spiega il significato di questa iniziativa che nel 2001 compie venti anni. " Da sempre, come figlio di un musicista e per la mia origine cremonese, amo la Musica. Poi, nel 1981, ho fatto la scelta di fondare questa scuola, perché ho sentito l'esigenza di praticare il canto gregoriano in liturgia, in modo che questo repertorio, che è un patrimonio immenso della Chiesa Cattolica, rimanesse vivo ed eseguito. Un impegno, questo, che non si è perso negli anni, ma che anzi è divenuto un desiderio sempre crescente di "fare musica sacra" come missione e apostolato".

Certamente la vocalità corale è stata indissolubilmente legata per secoli alla liturgia. Ma ora?
Il canto gregoriano è ancora attualissimo, appunto in virtù della sua spiritualità profonda e insostituibile. Nelle "Messe" cinquecentesche del Palestrina, ad esempio, c'è già un'attenzione agli aspetti esteriori, mentre nel Gregoriano la tensione è tutta interiore e segnata dal senso eterno della Parola.

Dunque, è una tale la peculiarità che rende unica, nel tempo, questa espressione della Fede e della bellezza?
Indubbiamente: prova ne sia proprio il successo della nostra "Schola" che attualmente conta 50 cantori, ma che in questi 20 anni ha visto la partecipazione di oltre mille persone. Uomini e donne che si sono accostati al canto gregoriano con entusiasmo, convinzione, e nella completa gratuità, pur essendo quotidianamente impegnati in molte e diverse attività lavorative. Un dato che mi sembra particolarmente significativo sottolineare è quello che riguarda i giovani, che rappresentano circa un terzo dei nostri gruppi, mentre la base è costituita da cantori di mezza età che sono un po' "l'anello di congiunzione" tra liturgia pre-conciliare e il presente, tra il ricordo del passato e la pratica che noi intendiamo vivificare. Credo che la realtà della "Schola", in questo senso, sia unica in Italia e all'avanguardia nella riscoperta del canto ambrosiano e di quello gregoriano, per la cui diffusione lavoriamo.

Ecco, come si articola l'attività della "Schola"?
Ogni Settembre teniamo un corso per futuri cantori e, poi, annualmente realizziamo degli appuntamenti fissi, molto seguiti, in sedi prestigiose. Infatti, ogni terza Domenica del mese alle ore 18,30 siamo nella Basilica di S. Marco, mentre nell'Abbazia di Chiaravalle cantiamo Messa la Seconda Domenica del mese alle ore 18. Inoltre, settimanalmente, organizziamo incontri di studio (Ogni mercoledi ore 21/23 nell'Aula magna dell'Università Card. Colombo presso la Basilica milanese di S. Marco). Molte sono anche le parrocchie che ci chiamano. Il giorno di Natale saremo, alle 18,30, nella Chiesa di Santa Maria del Carmine, per la Messa solenne " Puer natus".

Voi cantate indossando la "Cocolla" bianca , simbolo del monachesimo, è questo lo spirito che volete comunicare?
Si, nel senso che, contrariamente a quanto si dice, vorremmo che l'abito facesse veramente il monaco e che il canto gregoriano fosse uno strumento privilegiato del dialogo tra Dio e gli uomini.

 

Annamaria Braccini , Milano Il nostro tempo


L’eterno splendore del Canto Gregoriano

“ Impredicabile è Iddio, intraducibile in parole e pure impossibile a tacersi.

Lo canterai senza costrizione di sillabe e il cuore godrà, libero dall’impaccio delle parole”

Così ha lasciato scritto Sant’Agostino, e in questa frase è riassunto nella maniera migliore il millenario desiderio dell’uomo di innalzarsi oltre la terra e oltre le parole, verso Dio. Attraverso i secoli è giunto a noi, grazie al paziente lavoro di riscoperta e conservazione ad opera di uomini di fede, i monaci Benedettini di Solesmes (Monastero francese), un canto che nella sua nobiltà ha ancora il potere di emozionare: il gregoriano.

E a Milano, città dell’inquinamento, del caos e della frenesia, il canto gregoriano vive: nella basilica di San Marco, in pieno centro, esiste un coro che, nato per cantare durante la liturgia domenicale, offre ai fedeli una serie di musiche liturgiche della tradizione cristiana.

Questa formazione corale di circa 50 elementi, comprende una schola gregoriana maschile e una femminile ed è istruita da Giovanni Vianini. Le prove, impegnative ma gratificanti, vedono studiare insieme uomini e donne, tutti i mercoledì sera e assistere a una di esse significa scoprire un mondo sorprendente. Già alla prima frase, cantata dalle profonde voci maschili, si ha la sensazione di essere trasportati in un altro tempo: passano nella mente immagini di monasteri lontani e bui, di giorni e anni passati a ripetere immutabilmente la gloria di Dio.

Per imparare a cantare il gregoriano è necessario uno studio di mesi, emettere in maniera giusta la voce ( non gridata, non impostata ma naturalmente leggera e con frasi legate ). Uno degli aspetti più stupefacenti è che i cantori studiano e leggono non in notazione moderna, quella cioè che troviamo sui leggii di qualunque orchestra, bensì in notazione antica o, in termine tecnico, <quadrata>. Indubbiamente è suggestivo trovarsi in mano dei fogli, seppure in fotocopia, che furono letti da occhi antichi.

Non è necessario possedere una voce particolare per far parte del coro: basta essere motivati e intonati. Persone di tutti i ceti ed età, che provengono anche dalla provincia e che dopo il lavoro convengono a San Marco, costituiscono la testimonianza di un’attività sorretta da profondo amore per la musica sacra e da un lavoro di approfondimento. Alla fine della prova, dopo essersi lasciati trasportare nei secoli passati, trovarsi di fronte le macchine, le luci e i palazzi, e credere di aver sbagliato mondo è tutt’uno.

Paola Busnelli - Avvenire


Il SEGNO ed il MOMENTO

Quante mani, in un particolare "momento" della loro vita, hanno tracciato sulla carta, fra le righe di un tetragramma un "segno".
Un "segno" impresso con un inchiostro indelebile nel tempo: un "segno" tracciato in un "momento" che ancora noi oggi possiamo rendere vivo, cecando di essere il più possibile degni e rispettosi della volontà di quelle mani che hanno voluto, tramite il "segno" tramandarci il loro lavoro, il loro pensiero, il loro spirito e la loro arte. La loro preghiera, soprattutto.

Negli archivi questi particolari "segni" sono stati conservati per secoli, e giungono fino a noi, sfidando la brevità della vita terrena dei loro stessi autori, per riecheggiare nel tempo la gloria e la loro vita ultraterrena.

Questa loro energia eterna riemerge immediata ogni qualvolta qualcuno, come noi, li trae fuori dal cassetto della memoria e cerca di ridare vita a quei "segni", con la dovuta e necessaria deferenza ed attenzione che meritano.

Attraverso le nostre voci queste melodie continuano a vivere, ricordandoci quel "momento" in cui il loro compositore - umile e sconosciuto monaco, in un'epoca forse più serena della nostra, in ambienti più favorevoli alla lode cantata, nel silenzio che circondava abbazie e monasteri - ha lasciato il suo "segno" anche per noi.

Quel "momento" diviene nostro "momento": richiama, coinvolge, quasi in un contatto "fisico", e annulla ogni distanza temporale.
Quel "segno" diviene nostro e noi ci immergiamo in esso per farlo rivivere.
E così lasciamo le nostre faccende, le nostre occupazioni, e, anche in pieno inverno, percorriamo fredde strade, dimenticando le comodità delle nostre abitazioni per ritrovarci a partecipare coralmente di questo speciale "momento" che riprende la sua vita.

Ecco il coro: il suo umano vociferare iniziale si acquieta per concentrarsi nell'impegno di trasformare voci e segnali incerti in melodie che, sempre più profondamente percepite, diventano man mano sempre più sicure per manifestarsi nella loro bellezza. Si pensa alla Domenica, alla chiesa che ci accoglierà per rivivere insieme a noi il "momento" in cui il nostro canto porterà a tutti la gioia e la passione per l'antico e umilissimo lavoro musicale, che ritrova il suo spazio nella liturgia festosa del "Dies Domini".

Il canto ben modulato scorre morbido e con grazia, rispettoso dell'ambiente e del solenne "momento" ; dal volto dei presenti traspare un'espressione serena, di condivisione e di approvazione; le melodie si elevano rimbalzando da colonna a colonna e, oltre le navate, arrivano certamente ai loro compositori, che dall'alto ci vedono e ci ascoltano, sicuramente attenti e severi, ma (ci piace pensare) forse altrettanto affettuosamente compiaciuti.

Nella sua continua ascesa, il canto si rafforza e diviene preghiera, nostra preghiera, testimonianza di fede verso Colui che ci ha creati.
In questo maestoso e importante "momento" la nostra musica è divenuta l'espressione della nostra anima.
Tutto questo grazie al "momento" di un "segno".

A.C.
giovanni vianini
schola gregoriana mediolanensis
milano, anno 2002


Un contestatore pacifico dei miti del consumismo

BACH NELLO SCANTINATO

Giovanni Vianini, rubando spazio all'attività professionale, si è costruito in diciotto mesi un organo sulla scorta delle notazioni di un manuale secentesco.


Frescobaldi, Haydn, Mendelssohn, la dinastia dei Bach: nomi che ancora fanno testo, nonostante il presunto vizio d'origine barocco o romantico, in una civiltà dei rumori che null'altro di serio può opporre se non chitarre e capelloni, ottoni e urlatori, frenesie a cento decibel.
Non solo in superficie - composte aule da concerto, navate solenni d'un tempio - ma anche nel sottosuolo, nei locali del disimpegno domestico, dov'è rifugio la solitudine: le note senza tempo d'una splendida calligrafia musicale offrono alla misura dell'uomo respiro e dignità diversamente impossibili alla dimensione tecnologica del nostro vivere.
La testimonianza che Giovanni Vianini esibisce - costruirsi un organo a canne in diciotto mesi, rubando spazio geloso all'attività professionale, sulla scorta delle notazioni indicative d'un manuale secentesco dovuto al monaco benedettino Dom Bedos de Celles ( " L'arte di costruire organi" ) - esce dagli schemi degli hobby ingegnosi ed insoliti.
Vianini sa ritrovare i grandi maestri dell'organistica, come sapeva saggiarli alla tastiera del venerabile strumentario nella Basilica di S. Stefano a Milano ed ancora oggi sul meraviglioso organo Serassi della Parrocchiale di Primaluna in Valsassina.
Il linguaggio didascalico è astruso: ventilabri, somiere, pressione 46 mm.; fonica, trasmissione meccanica, ma Vianini l'ha tradotta in termini accessibili realizzando - impresa davvero solitaria - nel suo scantinato di via Masotto a Milano, duecento metri dal rettifilo per l'aeroporto di Linate, un complesso sonoro di 183 canne, in legno per i bassi e in lega tre quarti piombo e il resto stagno per gli altri toni.
Due metri e mezzo d'altezza il primo DO e appena venti millimetri il DO acuto; tre registri, Principale di 8', Ottava di 4', Quintadecima di 2'. Tastiera in legno di ramino, 61 tasti; pedaliera di 27 tasti collegata alla tastiera manuale. Un mantice a lanterna 90 per 110 cm. Con elevazione massima sino a 80 cm. La capienza di registri può essere portata a sei, ma il cultore di Bach ha dovuto limitarne l'estensione per non pregiudicare le buone relazioni con i coinquilini.
Piallando, segando, calibrando con le sue mani, Vianini ha costruito uno strumento artigianale che non tradisce affatto l'estro armonico e la fedeltà espressiva d'un corale o d'una passacaglia.
Dove avrebbe potuto collocarlo, avuto riguardo alle esigenze di buon vicinato e alle leggi dello spazio, se non in cantina?
Un imbarazzo maggiore di quello imposto dalla collocazione delle sue tele, perché questo spilungone dal sorriso aperto come una tastiera, è anche pittore, di quelli cui manca lo smalto d'una solida pubblicità per farsi vendere a prezzi competitivi.
Ma le note di un preludio o d'un graduale forse non attentano alla resistenza dei nervi acustici del prossimo, mentre il ripieno e le entrate, i ricercari e i capricci richiedono una varietà di timbri e una coralità di registri da suscitare, negli occasionali uditori lo stesso effetto psicologico d'un tema elettronico non sostenuto da accenti parlati e non imposto dal calmiere radio televisivo.
Vianini, che tiene benissimo i piedi a terra, non ignora che la polifonia strumentale non vale oggi, nel favore della gente, nulla di nulla. Ma fra i conoscitori che ancora sanno distinguere fra un aria di Haendel e un disco dei Delirium's, il tentativo di Vianini è qualcosa di più d'un attentato alla quiete pubblica, d'un esempio di schiamazzo in ore pur estranee al riposo, d'un hobby sgangherato e ingombrante.
E' la protesta individuale, isolata, laboriosa contro i miti del consumismo, anche nel campo musicale: là dove gli idoli durano l'espace d'un matin, ma in quello spazio effimero trovano gloria e denaro.
Vianini non inalbera cartelli, d'accordo, né lancia cubetti di porfido alle culture di massa; per conto proprio ripiega in se stesso, in una solitudine popolata di ombre esaltanti che parlano un idioma capace ancora di garantire dignità e significato alla dottrina economica del tempo libero.
Vianini ha saputo inserire un play-back doppiamento condotto dalle sue mani, nelle grige striature orizzontali della nostra esistenza, condizionata dai rumori sul filo, sempre, d'una vuota prospettiva di benessere senza alienanti e robuste realtà per altri perenni valori.

Ugo Faller - da: Il Segno - Milano - informatore diocesano


CANTO GREGORIANO

CAELUM et TERRA
Spiritualità e universalità del canto gregoriano

"Tu enim fecisti omnia, caelum et terram, et universa quae caeli ambitu continentur".
Tu hai creato tutte le cose, il cielo e la terra, e tutto quello che l'universo infinito contiene.
Tu, Signore, ci hai donato la terra e il cielo, Tu ci hai donato il finito e l'infinito.

Per questo dono immenso l'uomo, stupito, rende grazie al suo Creatore con lo strumento più naturale e più sublime che ha a disposizione: il canto.
Più di mille anni fa, dalla meraviglia e dall'emozione estatica di semplici e anonimi esseri che contemplavano il creato, scaturiva il canto di ringraziamento più puro che l'uomo ha mai saputo inventare: il canto gregoriano; con questo nome - limitativo - lo conserva a noi la storia.
Questo canto, senza tempo, sa parlare in tutta la sua intensa semplicità, anche a noi, esseri del Duemila, che, sovrastati, frastornati dal rumore della nostra realtà, sentiamo comunque, nel profondo, il bisogno di ringraziare.

Per cosa vogliamo ringraziare il nostro Creatore? Per lo stesso stupore che ci fa provare ancora, sempre. Stupore che tante volte vorremmo reprimere, per paura della sua intensità, ma che - in quanto tale - vuole uscire fuori, vuole esprimersi. La nostra natura terrena non è fine a sé stessa. Tende al Cielo. Tende all'infinito.
E' la gioia immensa, e il dramma al tempo stesso, del nostro essere creature di Dio.
E' il percorso, faticoso e sereno insieme, della nostra natura. E' l'unico percorso che abbia un vero significato, una vera ragione d'essere. E' un percorso che tutti noi facciamo, stiamo facendo, consapevoli o no.

Il canto gregoriano è lo strumento - mai superato da altre forme espressive - che rappresenta questo cammino.
Perché riesce in questo il canto gregoriano?
Perché non utilizza altre categorie se non la naturalezza, la semplicità, l'essenzialità. Non usa il tempo, ne' simboli complessi. Usa segni minimi. Non usa artifici, usa modestia.
I valori più semplici, più naturali sono gli unici che ci fanno avvicinare, intravedere il cielo; sono gli unici che ci collegano al cielo. Alla libertà, all'infinito. A Dio.

Questo percorso, bello e difficile al tempo stesso, vorremmo proporlo anche a voi. A voi che ci ascoltate. A voi che siete qui per condividere con noi questo momento. Noi vi chiediamo di fare insieme questo cammino.
Lo chiediamo a voi che cercate, come noi, dalla musica minima del canto gregoriano, la massima espressione di ringraziamento a Dio, a quel Creatore il quale ci ha fatti di terra che non può esistere senza il cielo.

Conosciamo tutti cosa significhi essere "terra". Tutti noi abbiamo esperienza quotidiana della fatica derivante dalla nostra terrenità: è fatta di limiti, di errori, di insoddisfazione, di dolore. E' pervasa di falsi obiettivi, di false gioie, di false glorie. False perché in fondo non ci bastano. Non ci danno il senso della pienezza, della totalità. C'è sempre qualcosa che manca. Che ci disturba per la sua limitatezza. E' il nostro bisogno di spiritualità, di pace vera, di vera realizzazione: è la nostra tensione al Cielo.

Se voi che siete qui ad ascoltarci, seguirete le parole dei canti che vi proporremo, e vi lascerete catturare dal suono che queste parole vuole esprimere, voi scoprirete che solo così, solo in quel modo, anche in voi risuonano quelle parole di esortazione, di aiuto, di ringraziamento, di lode. Anche voi le avreste cantate così.

L'uomo oggi chiama arte questo fenomeno.
Chi ha pensato e cantato per la prima volta le melodie gregoriane non aveva l'ambizione di fare arte. Lo spirito che le ha prodotte era modesto.

Qual è il modo migliore per gratificare quei semplici artisti se non disporre il nostro animo nella dimensione per cui sono nati i loro canti: lode e ringraziamento al Signore per la meraviglia quotidiana che ci offre.

Per la meraviglia della terra e del cielo che ha creato in noi. Quella terra e cielo che umili monaci hanno cantato salutando le albe e i tramonti di tanti secoli nelle abbazie e nei monasteri di tutta Europa.

Anna Maria Cara


"Assai presto, nel primo giorno della settimana, vennero al Sepolcro...."
(Mc 16,2 )

Domenica 8 Aprile 2001, la Schola Gregoriana Mediolanensis, assieme alla Schola Melurgica Bizantina, ha interpretato in figura e canto gregoriano la Sacra Rappresentazione " E venne l'alba del primo giorno" con canti del repertorio " Visitatio sepulchri", aderendo all'articolato programma di concerti spirituali, denominato "Cantico della primavera pasquale".
Guidata e lungamente preparata dal suo maestro Giovanni Vianini, la Schola, nella quasi totalità dei suoi 50 componenti ricoperti dalla candida cocolla, si è mossa con compostezza, ieraticità e convinta emozione sulle indicazioni della regia di P.Vittorino Johannes, francescano dei Frati Minori, colto e sensibile autore dei testi a commento delle varie figure e dei canti latini e bizantini.
Le lunghe ed armoniose navate della chiesa di S.Marco - Milano - con l'ampio transetto e il vasto presbiterio, è stato lo scenario della rappresentazione, mentre il folto pubblico seguiva quieto e interessato le varie fasi, coadiuvato da un apposito libretto con le traduzioni dei canti.
La chiesa fu dedicata a S.Marco, evangelista e primo missionario dell'Egitto, in onore dei Veneziani prodighi mecenati dopo le distruzioni del Barbarossa. Per la sua antica storia, iniziata nel 1254, per la sua struttura architettonica in mattoni e pietra - frutto armonioso di vari stili, romanico, gotico, barocco - per l'intensa ed ecumenica attività culturale, musicale interrituale e interreligiosa, di cui da secoli è centro promotrice, S.Marco è stato il luogo più adeguato per una così inconsueta "performance", perché vive da sempre la raccomandazione di S. Agostino :" Nelle cose certe,l'unità; nelle cose dubbie, la libertà; in ogni cosa , la carità". In questo complesso monastico agostiniano, infatti, è stato ospite per un certo periodo anche Mozart e Giuseppe Verdi nel 1874 ha eseguito per la prima volta la sua "Messa da Requiem". Inoltre l'imponente catino absidale, affrescato dal Genovesino con il ciclo pittorico dell'Albero della famiglia agostiniana e rivestito nel basso da un coro ligneo di 71 stalli, rimanda in pieno a chi canta ed a chi ascolta tutto il fascino e la spiritualità del melos gregoriano, per 500 anni qui salmodiato dai monaci davvero fedeli esecutori del motto di Agostino: "Chi canta, prega due volte".
La Schola, raccolta a semicerchio al fondo della chiesa attorno al Crocefisso, ha iniziato con il canto "Jube, Domine, silentium " in polifonia, seguito dal canto ambrosiano "Tenebrae factae sunt" e ha chiuso questo momento con il "Christus factus est", immortale ed elevatissimo inno gregoriano. Mentre il Crocefisso veniva avvolto in un bianco sudario e portato dalle Tre Marie, tra un toccante lancio di petali profumati, in processione solenne fino al sepolcro allestito nel presbiterio, la Schola Melurgica Bizantina cantava "Imnìs su Christè", canto della Deposizione nel Sepolcro della liturgia bizantina.
Attorno al sepolcro si è svolto tutto il resto della rappresentazione, con interventi delle due Scholae a sottolineare il dolore e il pianto per la morte di Cristo, ma anche la gioia, dopo la trepida attesa e lo stupore delle donne all'annuncio della risurrezione da parte di un Angelo.
In particolare si sono raggiunti momemti di alto pathos con l'" Incipit lamentatio Jeremiae prophetae", paradigma del dramma del Calvario,canto vocalmente impegnativo, tramandatoci da un codice mozarabico di Toledo, magistralmente interpretato e reso credibile da Elisabetta Livio, giovane soprano solista, con sottolineature di tutta la Schola. Altro momento emozionante è stato il canto "Lumen Christi", preconio pasquale, annuncio della Resurrezione del Signore, interpretato con convinzione e commozione dal maestro Vianini.
" Christòs anèsti.." ed " O Monoiénis" sono stati altri due canti proposti dalla Schola Bizantina e da un baritono solista assai apprezzato per la bellezza e l'estensione della voce in perfetta sintonia con il testo, il sacro evento e la modulazione dei suoni.
Oltre ad altri brani gregoriani, c'è la singolare interpretazione della Schola mediolanensis dell'antifona "Regina caeli laetare" , cantata a canone dalle voci femminili e quindi maschili.
Con le tre Marie e con tre apostoli, eretti in alto accanto al ciborio dell'altare maggiore, la rappresentazione è terminata con il canto " Alleluja ! O filii et filiae", proposto dai quattro gruppi in un'alternanza gioiosa e serena, perché tutti consapevoli di aver evocato l'autentico sentimento religioso del medioevo con sapienza, credibilità e passione.

Paolo Mason, cantore della Schola - Milano - Aprile 2001


IL GREGORIANO CURA LO SPIRITO

Siamo sempre felici di recarci dove le persone desiderano ascoltare parole e melodie antiche per immergerci in un comune passato culturale, meglio ancora se elevato e sacro come il canto gregoriano, essenziale nella linea melodica, immediato, odoroso d'incenso, ma universale nella sua vibrante spiritualità, come un affresco di Giotto.
L'occasione è stata l'invito alla Schola Gregoriana Mediolanensis, guidata dal suo maestro Giovanni Vianini, da parte dell'Assessorato al Turismo di Abano Terme (PD) per dare lustro e sostanza - Domenica 22 Aprile 2001 ore 16,30 - ad un più vasto programma primaverile di molteplici manifestazioni musicali, denominato: " Musica alle Terme".
Luogo del concerto in gregoriano è stata la chiesa del Sacro Cuore alle Terme, dell'architetto Giulio Brunetta, un edificio in cotto a vista, di un moderno elegante, sobrio, accogliente e funzionale anche al raccoglimento, dotato di un'acustica formidabile per il canto, con un alto soffitto a botte ribassata, una navata centrale invitante come le braccia di una madre e due navate laterali appena accennate, terminanti nello splendore e nel luccichio dei nivei marmi dell'ampio presbiterio e dell'altare conciliare. In questo trionfo di chiarore, oltrettutto molto in sintonia con la candida cocolla dei coristi, la Schola si è disposta in varie figure salmodiando e interpretando gli inni, le antifone ed i responsori gregoriani ed ambrosiani contenuti nel libretto "Caelum et terra", programma ormai ben consolidato nella sua tradizione.
Prima di raggiungere Abano Terme, la Schola aveva fatto sosta per una prova e una fugace visita alla chiesa medievale di

 

S. Zeno Maggiore in Verona, splendido esempio di arte romanica del XII° sec.,contenente una Pala d'altare di Andrea Mantegna (1436-1506), gioiello pittorico di prospettiva, di mirabile fusione di luce e colori, di alta scuola veneta. Avendo alle spalle questo capolavoro, la Schola ha provato tutte le melodie, catturando l'attenzione di quanti in quel momento erano venuti ad ammirare la pala, certamente indotti ad apprezzare con più facilità la spiritualità che traspare dai volti della Madonna, basilissa in trono mentre ostende un Bambino eretto, circondata da Santi e angeli musicanti, nei secoli silenziosi auditori delle medesime preghiere cantate. E' stato per la Schola e il suo maestro Vianini, un'ottima preparazione tecnica e psicologica al concerto tenuto più tardi ad Abano Terme dinanzi ad un pubblico folto ed internazionale. Infatti la Schola ha cantato con vera convinzione tuttti i canti gregoriani, variati con alcune polifonie a 4 voci, dinanzi a numerose persone silenziose ed interessate fra cui anche parecchi ospiti tedeschi, abituali fruitori del sito termale euganeo.
Tra i numerosi canti eseguiti, va ricordato il sempre emozionante - "Incipit lamentatio Jeremiae prophetae" -, interpretato da una voce femminile, tesoro canoro di Elisabetta Livio e il preconio pasquale "Exultet", proposto dal maestro Vianini assai convincente nel solitario salmodiare.
L' applauso finale lungo e intenso ha anticipato per emozione e gratificazione un breve, ma intelligente discorso del parroco che ha ringraziato la Schola e il maestro Vianini per la passione di mantenere vivo e vitale il canto gregoriano tramandatoci nei secoli dalla parte migliore dell'animo umano colto e credente.
Un sontuoso buffet al caffè Kursaal A.P.T. ha suggellato con partecipata gradevolezza un incontro importante per civiltà ed anche per intimo benessere.

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- Domenica 29 Aprile 2001. Giornata dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, nell' 80° anniversario della sua fondazione per opera e volontà del francescano Padre Agostino Gemelli.
La Schola Gregoriana Mediolanensis ha ricevuto l'invito di cantare come presenza assembleare durante la celebrazione della Santa Messa nell'Aula Magna, cerimonia ripresa da RAI Uno per la consueta diffusione nazionale a conforto spirituale degli ammalati o di quanti sono impossibilitati a recarsi in chiesa. Il Rettore Magnifico e la quasi totalità del Senato accademico con una foltissima rappresentanza di studenti rendevano l' Aula Magna solennemente comunitaria e reattiva ( defilato, era presente anche lo scrittore Umberto Eco), mentre Mons. Gianni Ambrosio, assistente ecclesiastico generale dell'Università Cattolica, presiedeva la liturgia domenicale.
Il coro dell'Università, diretto da Angelo Rosso, ha animato con i canti la liturgia e un libretto aiutava tutta l'assemblea a partecipare e capire i testi dei canti gregoriani e le polifonie in latino, eseguite con rigore, compostezza e convinzione.
Il ruolo della Schola è stato quello di interloquire con il coro dell'Ateneo o a rinforzarlo nelle parti comuni. Sono stati particolarmente evocativi il "Gloria" e il "Sanctus" della Messa "De Angelis" , e all'offertorio l' - Ubi charitas - terminato nella polifonia di Pietro Allori. Durante la comunione è stato cantato l' - Adoro Te devote - in gregoriano su testo di S.Tommaso D'Aquino con l'aggiunta del "O salutaris hostia" di Lorenzo Perosi eseguito dal coro degli universitari assai ispirati.
"Regina coeli" in gregoriano ha chiuso la cerimonia e tutti si sono potuti spargere lungo i bramanteschi chiostri, per 800 anni luoghi di studio e preghiera dei monaci Benedettini Cistercensi, dove facevano mostra di sé libri antichi e capolavori di arte e artigianato femminile .
La Schola porterà nel suo ricordo e nel suo animo questa esperienza molto vicina al proprio sentire e concepire l' impegno canoro del canto gregoriano in tutte le sue forme; grazie e gratitudine, quindi, al maestro Vianini e
all'Ateneo dei Cattolici Italiani.

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Paolo Mason

Musica Sacra
" Caelum et Terra"


GREGORIANO FRA GLI ANGELI
Domenica 25 Marzo 2001, alle ore 16,30 la Schola Gregoriana Mediolanensis ha tenuto un concerto nel Santuario della Beata Vergine dei Miracoli in Saronno (Varese). Occasione del graditissimo invito è stata la tradizionale "Festa religiosa del voto", ricorrenza molto sentita nel saronnese in onore della Madonna quale liberatrice dalla terribile peste ricordata anche nei Promessi Sposi da Alessandro Manzoni.
Il Santuario è una delle più importanti espressioni di fede e d'arte della Lombardia, con la sua maestosa facciata, disegnata da Pellegrino Tibaldi (1527-1596), interprete e diffusore del linguaggio michelangiolesco; tutto l'edificio è sovrastato da un campanile molto lineare nella sua arditezza, considerato uno dei più armoniosi della regione. All'interno, tre navate contenute, ma decoratissime da un barocco insistito nella gradevole policromia. L'abside e il presbiterio sono, invece, affrescati dalla piacevole vena narrativa di Bernardino Luini (1485-1532) . La tazza della grande cupola , affrescata dal valsesiano Gaudenzio Ferrari (1475-1546), rappresenta una gloria di 86 Angeli che " suonano e cantano" festanti la Vergine Assunta in Cielo. Per un'ora rimangono "incantati" e silenti, quasi per incanto, e sembra diano la voce alla Schola che cerca di imitarli con melodie gregoriane ed ambrosiane a qualche metro sotto di loro.
Il Santuario era silenzioso ed in trepida attesa, gremito nella sua ampiezza, quando la Schola, sotto la guida appassionata e competente del suo Maestro Giovanni Vianini, ha iniziato a salmodiare con un - "Deus in auditorium meum intende" - imperioso e supplichevole.
La Schola nella sua componente femminile e maschile, rigorosamente avvolta nella bianca cocolla si è alternata in canti gregoriani, ambrosiani e in polifonia sacra mista al gregoriano.
Particolarmente apprezzata dal pubblico l'"Ave Regina coelorum", antifona ambrosiana al vespro, molto indicata per l'ora del concerto e per la scenografia dell'affresco rinascimentale sovrastante l'intero coro.
Quattro polifonie derivanti da temi gregoriani - Stabat Mater, Adoramus Te Christe, Magnificat, Laudate nomen Domini - hanno reso il concerto vario e molto intenso per la profonda partecipazione di tutta la Schola e del suo maestro. Uno scambio cantato fra il maestro Vianini, come voce solista, e tutta la Schola ha reso più vivace l'"Incipit lamentatio Jeremiae prophetae", singolare melodia della tradizione mozarabica proveniente da un codice spagnolo di Toledo.
Un lunghissimo e caloroso applauso ha salutato la Schola e il suo maestro, mentre, con il canto dell'inno di Bernardo di Clairvaux " Jesu dulcis memoria " in lunga processione uscivano dal Santuario.
Del tutto estemporaneo il commovente siparietto finale verificatosi nel chiostro adiacente, dinnanzi ad una tenera "Natività", anch'essa affrescata da un ispirato Luini leonardesco, tanto che il volto della Madonna è ritenuto più "espressivo" di quello di Monna Lisa. Il Bambino, fra le braccia materne, è dipinto con un ditino indicante la sua bocca, come per sottolineare il mistero del "Logos", la parola della Rivelazione.
Uno spontaneo e commosso "Puer natus", assolutamente fuori programma e non preparato ha suggellato in bellezza un pomeriggio di gregoriano intenso per spiritualità ed arte.


Paolo Mason
Cantore della Schola
Milano, Primavera 2001


"Claustri Beatitudo"

Canto Gregoriano alla Sacra di S. Michele, Avigliana To.

GREGORIANO: MUSICA SACRA EUROPEA

La SCHOLA GREGORIANA MEDIOLANENSIS, diretta dal Maestro Giovanni Vianini, su invito della rettoria dell'Abbazia Sacra di S. Michele - To - ha tenuto un "massiccio" concerto in gregoriano - Sabato 8 Settembre 2001, nell'ambito del convegno sacrense: "Europa cristiana e democrazie liberali".
Il sito claustrale e abbaziale sorge alla sommità di un picco roccioso del monte Pirchiriano all'imbocco della Val di Susa e si raggiunge dopo aver ammirato i deliziosi laghetti alpini di Avigliana... su,... su...., lungo la stretta provinciale tra ombrosi castagni e faggi, squassati da un vento impetuoso e polifonico. L'imponente edificio, caratterizzato da un serrato concatenarsi dei volumi, è stato consacrato ( da cui ."Sacra") dai Longobardi fin dal X° secolo al militaresco culto dell'arcangelo Michele. L'abbazia è posizionata a 1.000 Km da Mont Saint Michel in Bretagna e ne dista altrettanti da Monte S.Angelo nel Gargano, altri popolarissimi e celebrati centri della devozione micaelica. Nel XI e XII secolo, si sono costruiti i monasteri, le foresterie, le mura e la riproduzione del Sacro Sepolcro, inglobando e/o appoggiandosi sulle rocce. I vari ambienti furono collegati tra loro da un imponente sistema infrastrutturale, composto da circa trecento gradini. Su un ardito e massiccio basamento si è costruita la chiesa, di grande effetto cromatico tra la pietra grigio-ferro dello stesso e la serpentina verde della cortina muraria. Lo stile è misto fra il romanico nella parte delle 5 absidi, e il gotico nella parte centrale e terminale con volte a crociera, di una essenzialità e armonia mirabili. L'acustica è incredibilmente perfetta per il "melos" gregoriano, qui per sei secoli salmodiato dai monaci Benedettini, vigili custodi di questo patrimonio musicale.
Il ciclopico complesso è stato nei secoli anche teatro di sanguinosi conflitti tra francesi, spagnoli e piemontesi: infatti la posizione strategica e la naturale arditezza del pendio rendevano il monastero un'appetibile fortezza.

La Sacra è stata eletta, grazie alla legge regionale del 1994, Monumento simbolo del Piemonte. Da quasi 200 anni è custodita, conservata e valorizzata dai PP. Rosminiani, che ne hanno fatto un centro di spiritualità, di cultura e anche di soggiorno meditativo, aiutati da un buon numero di volontari.
In questo particolare contesto, così ricco di storia, di cultura e spiritualità, si è esibita la Schola, con un florilegio di canti gregoriani desunti dalla raccolta Claustri Beatitudo, che comprende pagine tra le più significative dell'anno liturgico: Introiti, Communii, Responsori, Offertori etc.
La partecipazione del pubblico è stata senz'altro numerosa - considerando l'ora serale e il tragitto - certamente molto attenta e silenziosa, in sintonia con il canto scaturito dal silenzio e dal raccoglimento. La Schola, con perfetta aderenza al luogo, vestita della bianca cocolla claustrale, si è mossa con coreografie semplici e composte, facilitata dall'architettura presbiteriale e dalle tre navate della chiesa, beneficata anche da un intenso pathos nell'interpretazione dei canti.

Particolarmente ispirata ed accattivante la componente delle voci femminili della Schola, che ha interpretato numerosi canti, alternandosi spesso con la giovane solista Elisabetta Livio, sempre più voce che parla al cuore e che trasporta a sentimenti elevati. L'Offertorio "Recordare, Virgo mater", da lei interpretato e ripetuto poi insieme alle voci femminili, ha scatenato un applauso spontaneo e inatteso, perché contro la consuetudine, da parte del pubblico. "Gaudeamus omnes in Domino", proposto dal coro maschile, è stato l'invito gioioso a tutti i presenti ad assaporare il profumo d'incenso che arriva spontaneamente dalla musica sacra del primo millennio e, contemporaneamente, a rivolgere un pensiero alla Vergine nel giorno dedicato alla sua Natività.

Non abbiamo proposto canti in polifonia legati al gregoriano, ma questo è rimandato alla prossima quarta esibizione della Schola in questo unico ed impareggiabile luogo sacro.
L'uscita in processione attorno alle tre navate cantando tutti insieme la sequenza "Veni Sancte Spiritus" ha suggellato, tra gli applausi convinti e prolungati, una serata "straordinaria" per il luogo dove si è realizzata e inconsueta per l'atmosfera medievale rievocata.

La Schola, con il suo Maestro Giovanni Vianini, motivata da queste suggestioni impagabili, viene sempre più incoraggiata a proseguire nella conservazione e nella diffusione del "melos", nato dall'intelligenza, ma soprattutto dal sentimento religioso dei nostri antenati.

Paolo Mason
Settembre 2001

Relazione sul Canto Ambrosiano

Questa sera, 22 settembre 2001, mi trovo qui a Ganna, in questa sala accogliente e ricca di storia, davanti a Voi, quasi sconosciuto davanti a sconosciuti per parlare di Canto Ambrosiano.
Per togliere a questo argomento ogni astrazione, diciamo che non si può parlare di canto ambrosiano senza accennare, sia pur brevemente, a Sant'Ambrogio. Questa figura, infatti, è talmente importante per la storia della chiesa e per il canto che porta il suo nome da non permettere di essere trascurata o sottintesa.
Ambrogio nacque nel 340 d.C. a Treviri, importante città dell'impero romano, oggi in Germania, figlio di un funzionario romano, rimase presto orfano di madre e di lui e del fratello Satiro, poi santificato, si occupò la sorella Marcellina. Fu educato a Roma, divenne avvocato e governatore della Liguria - Emilia con sede a Milano. In quel momento la città e l'intera regione era dilaniata dalla lotta con gli ariani, seguaci di una delle eresie più significative del secolo. Ario nega la divinità di Cristo, la sua consustanzialità con il Padre, quindi il valore della redenzione.
Ambrogio, dice la tradizione, giunto a placare gli animi infervorati dei cittadini, sentì la voce di un bambino che proponeva di eleggerlo Vescovo. Era il 374 d.C. ed Ambrogio si trovava nella condizione di catecumeno, quindi non era neppure battezzato. Questo fatto non ci deve stupire, sia perché spesso i Vescovi erano eletti dai cittadini, dato che li rappresentavano e svolgevano compiti di amministratori civici, sia perché il battesimo era spesso concesso dopo un lunghissimo catecumenato, in età non più giovanissima. Ambrogio, sempre seguendo il racconto tradizionale, rappresentato anche nelle formelle dell'altare d'oro di Volvinio nella chiesa a lui dedicata a Milano, scappò, vagò per tutta la notte per sfuggire dalla città, ma misteriosamente si ritrovò all'alba alle porte di Milano e capì che questo era il suo compito…
Ricevette il battesimo, l'ordine, offrì i suoi beni alla chiesa, iniziò una vita di apostolato, fu ammirato da tutti, perché fondeva la speculazione filosofica greca con l'equilibrio romano, fu legislatore, consigliere di vescovi ed imperatori, difensore del papato e dell'ortodossia, scrisse importanti trattati, opere di esegesi e …questo è l'argomento per cui ci siamo trovati qui questa sera.. fu l'iniziatore del canto che porta il suo nome.
Siamo certi di questa informazione? Perché il canto per la chiesa, che solo dal 313 - editto di Costantino - poteva esprimersi liberamente, era così importante?
Già San Paolo citava: " In gratia cantantes in cordibus vestris Deo" - cantando a Dio nei vostri cuori in grazia - (Efesini, 5,18 - 20 ) perché la parola di Dio è sacra, il canto preghiera.
Il canto con il fascino della sua arte valorizzava la parola di Dio, le voci rappresentavano la comunità in preghiera.
Dal tempo di Paolo, morto nel 68 d.C. durante la persecuzione neroniana, ad Ambrogio erano passati più di tre secoli e non è possibile, visto quanto detto prima, che non si fossero sviluppate altre forme di canto; si svilupparono infatti in oriente (bizantino - siriaco - armeno - copto - etiopico) sia in occidente (romano - aquileiese - beneventano - slavo - celtico - gallicano - mozarabico) ognuno di questi usava categorie estetiche sue proprie.
Perché però il canto ambrosiano si mantenne così a lungo? Perché era un fattore tipico ed inseparabile del rito stesso, fu quindi il rito ambrosiano a mantenere vivo il canto ambrosiano e queste due realtà furono sempre parallele e complementari.
Probabilmente quindi Ambrogio non inventò del tutto il canto liturgico, ma gli fece compiere un notevole salto qualitativo, soprattutto verso tre direzioni: l'introduzione dell'innodia - il canto antifonato - il canto responsoriale.
Dopo di lui infatti queste novità si diffusero in tutta Europa, ce lo testimoniano Sant'Agostino nel nono libro delle Confessioni e Paolino, segretario di Ambrogio, nel tredicesimo capitolo sulla vita del santo.
Dei tredici inni attribuiti ad Ambrogio, quattro sono certamente suoi ( Aeterne rerum conditor - Deus creator omnium - Jam surgit hora tertia - Intende qui regis Israel) e nove sono quasi certamente autentici per la loro identità strutturale e stilistica.
Nei suoi inni Ambrogio dimostra grande abilità lessicale, uno stile attento alla prosodia classica, ma anche grande sensibilità ritmica. Gli inni hanno forma strofica, con versi isosillabici (uguale numero di sillabe) ed omotonici (gli accenti tonici sempre nella stessa posizione); i moderni musicologi attribuiscono anche la musica ad Ambrogio, infatti, anticamente il compositore di un testo poetico componeva anche la musica con cui era proposto, perché l'essere musico e poeta coincidevano. Ambrogio, inoltre nei suoi scritti parla di musica con estrema competenza, cita la scala musicale completa e si riferisce all'arte della musica in ogni sua opera. Potrebbe essere definito il primo "cantautore", perché con il canto degli inni introdusse nella controversia religiosa contro Ario, allora in atto, un elemento decisivo di larga presa su vasti strati dell'opinione pubblica.
Questo fatto fu constatabile proprio nel 386 quando Sant'Ambrogio si rifiutò di consegnare agli ariani le chiese milanesi, disobbedendo all'imperatrice Giustina, che gliel'aveva imposto, ma non solo, con tutto il popolò occupò la basilica Porziana e mentre le milizie imperiali cingevano d'assedio la chiesa, Ambrogio all'interno, insegnava alla folla dei fedeli gli inni da lui composti, facendo nascere così il canto popolare occidentale.
Dopo di lui, due grandi vescovi milanesi, Eusebio e Lorenzo, composero inni e fecero trascrivere quelli di Ambrogio.
Dal quinto secolo, Milano conobbe incredibili invasioni barbariche, fu distrutta dai Goti, occupata dai Longobardi, che finalmente alla fine del settimo secolo si convertirono e favorirono la ripresa religiosa a Milano, ma la convivenza con i Franchi, a loro subentrati, non fu certo facile ed i milanesi si schierarono non direttamente in difesa della loro terra, perché non esistevano per motivi storici ideali nazionalistici in cui identificarsi, ma nella difesa del loro rito e del loro canto, in cui vedevano la propria sopravvivenza spirituale.
Nella testimonianza di un anonimo poeta milanese nel "versum de Mediolano civitate" viene mostrato come motivo di orgoglio che i salmi erano cantati con opportuni moduli al suono dell'organo.
Pochi sono i codici che sono arrivati a noi: Carlomagno con l'intento di favorire l'unità liturgica fece distruggere i codici di canto ambrosiano.
Nel secolo nono, Milano vide ben due officine librarie, una arcivescovile e l'altra presso il Monastero di Sant'Ambrogio, che producevano cultura finalizzata al rinnovamento liturgico. Fra i codici a noi rimasti citiamo il Trotti, perché contiene frammenti di notazione ambrosiana, mentre tra il codice di Busto Arsizio e il codice A28 dell'Ambrosiana, che pure furono redatti a trent'anni di distanza,ci sono significative differenze: troviamo nel primo una stesura retrospettiva e nel secondo una innovativa con ritocchi ed aggiornamenti.
Perché però l'attività musicale di San Gallo e Rouen nello stesso periodo era più famosa?
Perché Milano era sempre legata al suo rito, quindi aveva un raggio d'azione limitato, mentre la liturgia romana con il suo Canto Gregoriano ebbe maggior estensione ed esecuzione. Anche a Milano dal decimo secolo troviamo influssi del Canto Gregoriano, che però venne assimilato "more Ambrosiano", cioè secondo i parametri con cui la città aveva da secoli accompagnato la liturgia. Se abbiamo poche testimonianze, lo dobbiamo al fatto che si preferiva imprimere il canto nella memoria dei cantori, accennando sui codici solo i punti difficili o controversi
Il Vescovo Ariberto da Intimiano, ben noto come difensore della città nell'undicesimo secolo, volle la creazione di una "Schola puerorum" condotta da musici competenti e da lui personalmente sovvenzionata, per mantenere il canto liturgico ambrosiano ad un buon livello esecutivo. Dicono i documenti che presenziasse alle lezioni ed intervenisse con opportuni consigli.
Dal dodicesimo secolo la tradizione del Canto Ambrosiano è testimoniata in parecchi manoscritti e qui l'elenco dei notatori ( il primo fu un certo Magister Cesarinus, nella prima metà del tredicesimo secolo) è molto lungo e forse conviene trascurarlo, perché interessa soprattutto la paleografia musicale.
Tra i più importanti codici consultati dal Benedettino Dom Gregorio Suñol per le pubblicazioni dell'Antifonale ( 1935) e del Vesperale (1939) sono due volumi scritti dal Prete Fatius DeCastoldis nel 1387/88 per la Chiesa di Vendrogno ( Lecco)
Verso la fine del quattrocento inizia la decadenza del canto ambrosiano, sia per la tradizione grafica, sia per quella esecutiva. Citiamo comunque Giovanni da Olmutz, che scrisse "Palma choralis" la prima grammatica di canto ambrosiano nel 1405.
Franchino Gaffurio, maestro di cappella del Duomo, nel 1500, nella "Pratica musicae" fornisce interessanti notizie sul canto Ambrosiano ( assenza della cadenza mediana nel canto dei Salmi, il modo di cantare l'Alleluja, l'uso dei bemolli e dei bequadri).
Camillo Perego nel 1574, durante il tempo di San Carlo Borromeo, scrisse "Regola del canto fermo ambrosiano", che fu pubblicata solo nel 1622. Questa è anche l'epoca nella quale prima della nomina a Parroco si chiedeva al candidato di sostenere un esame sul "canto fermo ambrosiano "
Fino all'inizio del diciannovesimo secolo il Canto Ambrosiano ebbe un periodo di oscura decadenza, anche se in Duomo e in altri centri importanti fu sempre praticato.
Mons. Guerrino Amelli, pioniere della riforma della musica sacra in Italia, si interessò molto di canto ambrosiano, ma fu il Canonico del Duomo di Milano Emilio Garbagnati ad utilizzare criteri storico-paleografici per restaurare il canto gregoriano ed ambrosiano, come facevano contemporaneamente i monaci di Solesmes. Agli inizi del ventesimo secolo si ricordano tra gli studiosi Don Ascanio Andreoni, Mons. Luigi Mambretti, Prof. Giulio Bas, autori di due grammatiche del Canto Ambrosiano e Gregorio Maria Suñol.
Ai nostri giorni, il Canto Ambrosiano torna ad essere preso in considerazione e la prova è che Voi ed Io siamo qui questa sera,
consapevoli che un così grande patrimonio di arte e di fede non può essere dimenticato.
Qual è la caratteristica fondamentale del Canto Ambrosiano e la sua specificità rispetto al canto gregoriano? Il Canto Ambrosiano è più arcaico , perché, la risposta è sempre la stessa, ancorato alla sua liturgia, non fu coinvolto nell'opera di rinnovamento e rimaneggiamento di cui fu oggetto il Canto Gregoriano dal nono secolo.
Così il Canto Ambrosiano salvò la purezza delle sue matrici originarie e le sue istanze modali, quindi lo studio del Canto Ambrosiano porta alle soglie del linguaggio musicale occidentale e rivela così il patrimonio a noi lasciato da due millenni da uomini che hanno proposto un modo, una strada, un sistema

con cui una comunità si possa rivolgere a Dio in preghiera.

Giovanni Vianini

SCHOLA GREGORIANA MEDIOLANENSIS


IL CANTO AMBROSIANO BARRIERA All' ERESIA ARIANA

Sabato 22 Settembre 2001

La Schola Gregoriana Mediolanensis, a conclusione del ciclo musicale Musica sacra in Badia: Rassegna di canto ambrosiano, ha illustrato con un formidabile concerto tutto il valore musicale e storico del repertorio poetico e musicale composto da S. Ambrogio, "cantautore" e venerato vescovo di Milano. Su invito dell'Associazione "Amici della Badia di S. Gemolo" in Ganna (Varese), la Schola ha interpretato con viva emozione una lunga esemplificazione di canti ambrosiani, di fronte ad un pubblico attentissimo e competente, reso più cosciente da un lungo percorso preparatorio sul canto gregoriano e, in particolare, su quello ambrosiano.

Una dotta relazione sul tema Il canto ambrosiano oggi ha dato l'opportunità al Maestro Giovanni Vianini, prima di iniziare il concerto, di presentare la grande personalità poetica di Ambrogio, originale compositore sacro. I suoi fedeli milanesi, infatti, assediati dagli ariani che negavano la divinità di Cristo, potevano gridare a gran voce la loro fede sotto la guida e l'incitamento del santo compositore. I suoi Inni furono veramente una barriera sonora, oltre che ideologica, contro una simile devastante eresia, come afferma il suo discepolo S.Agostino. La proiezione di alcuni lucidi ha reso evidente come, dalla trasmissione orale dei canti, si sia passati al sistema di scrittura romboidale dei neumi ambrosiani su tetragramma, dopo un periodo di indicazione vaga della melodia sopra le parole dei testi. Alcuni codici del XII° sec., in particolare uno grande come una cartolina conservato nella British Library di Londra, hanno reso evidente e comprensibile l'esposizione a tutti. "Molte melodie ambrosiane sono andate, purtroppo, perdute per l'imposizione di Carlo Magno a tutto l'impero del rito romano e quindi del canto gregoriano". E' stato questo il dispiaciuto commiato del relatore e maestro della Schola .

La conferenza era stata preceduta da un intervento di Fabio Sartorelli, preparatissimo critico musicale, insegnante di conservatorio e collaboratore del mensile "Musica".
Ha esordito affermando che è improprio parlare di concerto di canto gregoriano o ambrosiano, in quanto i concerti si tengono sui compositori classici, affinché il pubblico giudichi la maggior o minor bravura degli interpreti. Il Canto sacro non è di per sé né bello né brutto, perché è una preghiera cantata, non soggetta a criteri estetici. Il canto gregoriano e ambrosiano sono sacri perché sono rispettosi della parola, del testo, del loro scorrere in salmodia, ciò che la polifonia non rispetta. La melodia sacra è ancora per tutti una forte opportunità di giubilare e cantare a Dio quando l'inadeguatezza delle nostre parole ci rattrista.
Se non si apprezza quest'arte musicale, non si possono capire appieno altre forme artistiche dell'epoca, come l'architettura nata per dar maggior fremito alle melodie sacre: le chiese antiche, le abbazie, i chiostri, gli affreschi. Da tutto si traeva ispirazione e tutto aiutava a cantare bene. La musica sacra ha avuto anche una grande funzione sociale: ha tenuto unito il popolo nella fede e nella concordia. La musica sacra si è ispirata ai rumori delle acque, al vento, al silenzio e alle voci dei boschi, incontaminati e selvaggi. Manca proprio all'ecologia d'oggi quell'ispirazione musicale!

La serata si è svolta nella piccola chiesa, oggi parrocchia, del complesso abbaziale fruttuariense, sorto nel XII° secolo per opera dei Monaci Benedettini Cluniacensi, in memoria di S. Gemolo, qui ucciso da briganti ed ora sepolto sotto l'altare maggiore. La badia, infatti, era sorta per ospitare monaci, pellegrini o viandanti europei che attraverso la Valganna si recavano in altre abbazie o nei luoghi di culto e di commercio lombardi. La chiesa è in stile romanico, a tre navate con pilastri e pareti di pietra porfiroide, alternata ad arenaria grigia. E' molto spoglia, con un semplice soffitto in legno, ma con una buona acustica. L'antica foresteria è attorniata da due chiostri, di cui uno a forma pentagonale, abbelliti da archi in cotto, a leggero sesto acuto.
La Schola era molto concentrata, e la bianca cocolla che riveste monacalmente la componente femminile e maschile ha riportato i presenti alle epoche in cui, nel medesimo sito, salmodiavano gli autentici seguaci di S.Benedetto.
"Veni Redemptor Gentium", inno di S.Ambrogio, ha aperto la processione delle voci femminili dal fondo della chiesa sino al presbiterio, dove le voci maschili attendevano per proseguire con l'antifona ambrosiana nel tono ornato
( solenne) "Alma Redemptoris Mater".
La Schola ha presentato anche vari canti in polifonia rinascimentale, come lo "Jube Domine" ," Stabat Mater", " Adoramus Te, Christe", "Ubi caritas", " Laudate nomen Domini" etc.
Particolarmente emozionante è stato il responsorio ambrosiano, interpretato dalle voci maschili, "Tenebrae factae sunt", rievocazione della Crocifissione di Gesù. Il grido sulla croce di Cristo, "Deus..., Deus....", è reso straziante dal melisma assai ardito per estensione vocale, seguito dal "Quid me dereliquisti", concluso dall' " Et inclinato capite" di alta spiritualità e di geniale effetto melodico.

L'apprezzamento del pubblico e degli organizzatori ha ripagato in abbondanza la fatica e l'impegno della serata, specie per il Maestro della Schola, Giovanni Vianini, oggi anche nella duplice veste di relatore ufficiale e testimone del valore musicale e della capacità emotiva dei canti ambrosiani.

Paolo Mason
Milano - Settembre 2001

CANTO GREGORIANO

LA RIFORMA CISTERCENSE NEL CAMPO MUSICALE


Nell'ambito della vasta azione di rinnovamento dell'Ordine monastico cistercense, non mancò l'idea di risalire, anche in materia musicale, alla tradizione più antica. L'opera di restaurazione, iniziata da Roberto di Molesme, fondatore di Citeaux, ebbe un nuovo e più efficace sviluppo ed impulso nell'Abate Alberico e anzi tutto nell'Abate Stefano Harding che lavorò nel semplificare la liturgia ricercando l'originalità primitiva del canto gregoriano.
Le scuole di Metz e di San Gallo fondate rispettivamente da Pietro e Romano, cantori inviati da Adriano I e Carlo Magno, erano rinomate per i codici manoscritti risalenti al secolo IX - X, ritenuti da molti studiosi fonti più attendibili. Stefano Harding operò tra il 1109 e il 1113 adottando le melodie di Metz per l'Antifonario e per il Graduale, mentre per gli inni, mandò alcuni monaci a Milano per documentarsi; la riforma di Harding provocò alcune rimostranze da parte dei monaci dell' ordine tra cui S. Bernardo. Dopo il 1134, incaricato dal Capitolo generale, Bernardo iniziò una seconda riforma, con le stesse intenzioni di Stefano Harding, tornare alle fonti più autentiche "ut in divinis laudibus cantarent quod magis authenticum invenitur…" nominò un gruppo di monaci esperti tra cui: Guido d'Eu o di Cherlieu .
Come idea di base, ogni melodia venne inquadrata nel sistema dell'Octoechos, cioè nell'unità modale, venne data importanza alla coincidenza della nota finale con la tonica - ogni melodia doveva avere un' unica dominante intorno alla quale era imperniata tutta la composizione; fedeli a queste idee, i riformatori contestarono le melodie che non corrispondevano a questi principi; una rettifica del repertorio di canto fu anche l'esclusione del bemolle dalla notazione e la limitazione dell'estensione melodica non superiore all'intervallo di una decima. Per esercitare la povertà anche in musica, vennero limitate le cadenze salmodiche. Criteri di riforma rigorosa che toccarono anche l'enorme quantità di melismi (molte note su una vocale - Jubilus).
La tradizione del canto liturgico cistercense si mantenne efficiente fino al 1656, quando Claudio Vaussin, Abate generale, iniziò una nuova riforma; cercando di avvicinarsi al rito romano, modificò melodie e testi a tal punto da portare il canto cistercense alla massima decadenza. Nel 1899 avviene la revisione del Graduale e nel 1903 venne riveduto e pubblicato l'Antifonario.
Attualmente l'Ordine monastico cistercense utilizza, per i canti della Messa, il Graduale nell'edizione del 1933, le melodie contenute si discostano leggermente dalle melodie del Graduale romano. Canti diversi sono contenuti nel "Laudes Vespertinae" per l'impiego di canti alla Benedizione , edizione del 1926. L'Innario cistercense nell'edizione del 1952, contiene melodie, come nelle altre edizioni, con una base similare, ma non uguale, al repertorio gregoriano vetero- romano o ambrosiano.
Giovanni Vianini
Schola Gregoriana Mediolanensis

Anno 2002

GIOVANNI VIANINI

IL CANTO GREGORIANO
NELL'
ORDINE MONASTICO CERTOSINO

Dopo 6 anni di pratica didattica ai monaci della Certosa dello Spirito Santo di Farneta - Lucca, dove ho insegnato tecnica vocale alla comunità monastica, scrivo una breve storia del canto certosino.

" Fugitiva relinquere, aeterna captare "
Abbandonare le fuggevoli realtà del mondo e afferrare ciò che è eterno

Questa descrizione di
S. Bruno (Colonia 1030 - Serra S. Bruno Catanzaro, Italia ((Santo Stefano in bosco)) 6 Ottobre 1101), fondatore dell'Ordine certosino, riassume l'ideale di vita monastica certosina, un ideale con esigenze di austerità e di vita eremitica che non permettono di dedicare molto tempo allo studio del canto.

Nei primi secoli dell'Ordine, per mancanza di una chiara notazione musicale e per ristrettezze economiche, esisteva un unico Antifonario, i canti si dovevano imparare a memoria, il repertorio aveva raggiunto una tale proporzione che si doveva impiegare otto anni per memorizzarlo, ciò era ritenuto eccessivo; Guigo, quinto priore della Gran Certosa (1109 - 1136) rivede e sceglie, semplificando e riducendo il repertorio ai soli canti scritturali, sopprimendo i lunghi vocalizzi (melismi, molte note su una sola vocale), nella scrittura musicale toglie i neumi non equalisti ( neumi con seconda nota liquescenti, più leggera: Epiphonus, Cephalicus) senza intenzioni di alterazioni, per un ritorno alle forme essenziali, semplici, primitive - per facilitare la preghiera cantata.

La riduzione del repertorio di canto gregoriano può essere significativa seguendo questa cronaca: Il Graduale Aquitano di Saint -Yrieix dell' XI secolo conteneva 280 alleluja, Guigo ne scelse circa 60, inoltre soppresse le composizioni musicali con testi estratti dagli Apocrifi, dagli atti dei Martiri o di ispirazione privata, scartò tutti i versetti degli Offertori, le Sequenze, che in Saint - Yrieix erano 50, e i Tropi. Per quanto era possibile, Guigo conservò soltanto le composizioni sopra i testi della Sacra Scrittura. Grazie a tale principio Egli conservò le melodie più antiche, le più belle e generalmente anche le meno difficili.

Eccezione a questo intento di revisione l'ammissione di alcuni Inni, dell'Introito Gaudeamus e le Antifone "O" non estratti dalla Sacra Scrittura.

Un grande sforzo per custodire il canto tradizionale e la semplicità della sua esecuzione, nel 1259 gli Antiqua Statuta formulano regole di disciplina corale proibendo ornamenti nell'esecuzione del canto ( Fractio et innundatio vocis, et geminatio puncti et simila ).

Nel 1326 è formulata la proibizione di avere strumenti musicali; i Certosini conservano fino ad oggi il canto austero e sobrio della riforma operata da Guigo non permettendo che il discanto: Scienza peregrina ab Ordine aliena, inexemplaris et curiosa e altre forme attecchissero in Certosa.

Giovanni Vianini
SCHOLA GREGORIANA MEDIOLANENSIS
Abbazia di Chiaravalle
Basilica di S. Marco
Milano

Trezzano S/N, 05.12.2001

CANTO GREGORIANO:

Melodie d'Avvento

DUC IN ALTUM

Accolta con vivo calore dalla comunità parrocchiale di Corbetta (Mi), la Schola gregoriana mediolanensis, Sabato primo Dicembre, ha tenuto un concerto di canto gregoriano ed ambrosiano nell'ottocentesca Basilica di S.Vittore Martire. L'invito era stato rivolto al Maestro Giovanni Vianini per solennizzare il cammino culturale e religioso intrapreso dalla comunità corbettese per tutto il periodo dell' Avvento con l'impegnativo titolo: "Prendete il largo".

L'attuale Basilica, neoclassica, è stata costruita su un sito del "castrum" romano, su cui si era innestata una prima basilica paleocristiana recentemente riscoperta,ma non ancora recuperata; nel secolo XI si sovrappose una basilica romanica che fu demolita nel 1809 per costruire l'attuale Collegiata di S.Vittore in stile neoclassico. Una facciata imponente con un pronao di otto colonne corinzie prepara un interno altrettanto maestoso: sedici colonne con capitelli ionici dividono l'edificio in tre navate, abbellite da altrettanti soffitti a botte, decorati da stucchi, affreschi e rosoni incorniciati a riquadri dorati, splendidi e luminosi dopo il recente restauro. L'acustica risulta molto efficace e pertanto il suono rimane sempre tondo e chiaro.
Un ampio presbiterio post-conciliare accoglie la Schola Gregoriana Mediolanensis nella quasi totalità delle sue voci maschili e femminili, consentendo scenografie e movimenti appropriati ai canti senza interrompere l'attenzione e la concentrazione del numeroso pubblico e dei coristi. Il maestro Vianini ha l'opportunità di far esaltare l'estro dell'esperienza e dell'emozione artistica con semplicità e cenni misurati.

Attingendo dal repertorio dei canti di Natale raccolti nel libretto "Solem justitiae", la componente maschile ha aperto il concerto con l'inno ambrosiano "Veni Redemptor Gentium", partendo dall'abside e disponendosi quindi nel vasto presbiterio assieme al coro femminile, che incedendo dal fondo della Basilica si era portato al presbiterio completando in processione il medesimo canto. Rivestita della bianca cocolla, la Schola ricreava in tutti i presenti un'atmosfera claustrale fortemente evocativa.

La serata si è snodata in varie salmodie, presentate da una signora molto aderente al significato culturale e religioso dell'evento. Ha rappresentato un momento emotivo molto intenso l' Ave Maria, polifonia a 4 voci miste, ricantata di seguito in un lodevole gregoriano dalla componente maschile, nonostante le diffuse difficoltà vocali ed interpretative del brano. Anche il responsorio "Stirps Jesse", proposto dal coro femminile, ha reso piacevoli ed emozionanti gli elaborati melismi che lo contraddistinguono. Il graduale "Universi qui Te exspectant" ha potuto essere cantato superbamente nel versetto da un trio maschile, dando risalto e brivido interpretativo agli interminabili ed arditi melismi del brano.
Molto sentita e partecipata è stata l'antifona "Salve Regina", di S. Bernardo di Clairvaux (XII sec.), nell'interpretazione delle voci femminili, molto pulite e gradevoli specie nelle note alte.
L'inno finale "Creator alme siderum", cantato all'unisono dal tutto il coro mentre processionalmente lasciava il presbiterio e si accomiatava da un auditorio emozionato ed applaudente, ha suggellato una serata di cultura e di musica sacra gratificante per tutti i protagonisti attivi e passivi, perché per quasi due ore avevano preso veramente il largo.

Paolo Mason

Commento al concerto del 20 Maggio ore 21 Chiesa S. Lorenzo, Trezzano sul Naviglio Mi di

Ester Visentin

Poetessa di Trezzano, ha pubblicato una raccolta di poesie, questo suo scritto poetico dedicato al coro Schola Mediolanensis verrà inserito nella prossima pubblicazione:

INNO  ANTICO

Silenziose mura

Spirito sovrano

Palpito dell’anima

Profonda pace.

Vento melodioso

Carezza del mare

Vela solitaria

Magia d’incanto.

Ruota celeste

Disegno di vita

Armonia nel mondo

Voce dell’universo.

Argentea tunica

Indole generosa

Saggia speranza

Canto gregoriano!

Dove la melodia sposa la preghiera

 

Ester Visentin

21. 05. 02


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