|





| |
LA MESSA
L'organizzazione dell'anno liturgico si articola intorno a due tipi di feste,
tra le quali la Natività e la Pasqua; le due grandi date della vita di Cristo
rappresentano i rispettivi esempi. La festa fissa costituisce il primo tipo e si
svolge in una data specifica: così Natale si celebra sempre il 25 dicembre. La
festa mobile costituisce il secondo tipo; la sua data sarà fissata in funzione
della Pasqua, anch'essa festa mobile.
L'anno incomincia con l'Avvento che c una preparazione al Natale, poi si svolge
il ciclo di Natale. La tappa successiva c la Domenica di settuagesima che apre
il periodo pasquale; l'Ascensione chiude questo secondo periodo: Comincia allora
il periodo della Pentecoste (il cui termine è separato dall'Avvento da un
periodo di transizione).
La Messa è la principale cerimonia della giornata. La sua struttura ne rivela
il carattere specifico. E' formata dall'Ordinario, i cui elementi non cambiano
mai, e dal Proprio, i cui testi, non la funzione, cambiano a secondo del giorno.
All'interno di ciascuna categoria alcune parti sono salmodiate, altre cantate. I
brani cantati sono di grande importanza per la storia della musica. Sono
l'espressione del talento sia del compositore sia dell'esecutore. I canti del
Proprio sono particolari e hanno nella liturgia più importanza di quelli
dell'Ordinario che si sono aggiunti piu tardi e che sono ancora oggi
facoltativi. Ad esempio, in certi periodi il Gloria e il Credo sono soppressi.
Le due categorie si differenziano anche musicalmente. I canti del Proprio devono
essere cantati da un coro esperto o da solisti professionisti, perché sono più
elaborati di quelli dell'Ordinario che in un primo tempo erano affidati
all'assemblea e/o al celebrante. A poco a poco comunque, la differenza si
assotiglia, perché il coro impara i canti dell'Ordinario. E' opportuno
ricordare che, mentre i testi del Proprio sono testi biblici, quelli
dell'Ordinario provengono da altre fonti.
Inizialmente l'esecuzione dei canti del Proprio si svolge secondo due modalità:
l'Introito, l'Offertorio e il Communio sono antifone, il Graduale e l'Alleluia
sono responsoriali. Tra questi brani, l'Introito, che apre la cerimonia, (da qui
il suo nome) è rimasto praticamente uguale sin dall'origine. Oggi inizia con
l'antifona, seguita da un versetto di salmo, il Gloria Patri e termina con la
ripresa dell'antifona. In origine l'antifona era una specie di ritornello che
riappariva all'interno di parecchi versetti di salmi. Il coro si divideva in due
parti che cantavano alternativamente (canto antifonato).
Il Graduale è un canto responsoriale e viene eseguito in modo alternato da un
solista esperto e dal coro. Il suo nome deriva da Gradus (scalino) e veniva
cantato sui gradini dell'altare. E' un canto musicalmente molto elaborato.
Oggigiorno il responsorio iniziale è diviso tra il solista e il coro e così
pure il salmo che segue ed il responsorio finale. L'esecuzione dell'Alleluia è
praticamente identica, a parte il fatto che per il responsorio iniziale il coro
non si accontenta solo del "jubilus" finale sul "ia", ma ne
ripete la tonalità. Questi due pezzi, che un tempo comprendevano numerosi
versetti di salmi, ora sono composti da uno solo. Nella liturgia funebre
l'Alleluia è sostituito dal tratto; questo è uno degli ultimi esempi di
salmodia diretta.
E' costituito da tre o quattro versetti di salmi; alcuni possono essere più
lunghi, come il "Qui Habitat" (1a domenica di Quaresima) che comprende
per intero il Salmo 90. Per la sua peculiarità questo pezzo presenta meno
individualità musicale degli altri canti menzionati; si accontenta di un
ristretto numero di formule presentate in diverse combinazioni in due degli otto
modi usuali, il II e l'VIII modo. I testi dei diversi Ordinari sono tutti
simili, ma per stabilire una distinzione tra le feste secondo la loro
importanza, si è costituita una organizzazione molto simile a quella del
proprio. Certi canti dell'ordinario sono particolarmente associati a delle
occasioni precise.
Così, cinque componenti dell'ordinario: Kyrie, Gloria, Sanctus, Agnus Dei, Ite
Missa est/Benedicamus Domino, appaiono nei libri liturgici attuali raggruppati
in 18 serie (Messe I-XVIII). Per ciascuna di esse è indicato il periodo per cui
è più adatta; per esempio Pasqua, le feste solenni, le feste della
Vergine……Si trova poi una raccolta di canti,liberi da vincoli per ogni
parte, che possono essere usati sia a sostituire sia a variare, a seconda della
necessità. Il Credo che appare piu tardi, non ha un posto fisso nella liturgia;
c quindi escluso da questi raggruppamenti: Le sei melodie corrispondenti al suo
testo sono riportate a parte nei libri dei canti; non ci sono indicazioni
riguardo ai periodi di uso. I canti dell'ordinario, da subito riservati
all'assemblea, sono stati a poco a poco affidati a cantori esperti. Si instaura
così un processo di elaborazione: i pezzi diventano via via più complessi sia
sotto l'aspetto formale che musicale. Il Kyrie, per esempio, c costituito dalla
tripla enunciazione delle parole "Kyrie Eleison" seguita dalla
triplice enunciazione del "Christe Eleison" e, poi, la triplice
enunciazione del "Kyrie Eleison". Lo schema musicale c formato dalla
utilizzazione di due melodie ripetute cose: "AAA BBB AAA." Infatti,
uno solo dei "Kyrie" si comporta cose, quello della Messa V: tutte le
altre attestano i talenti elaborativi dei compositori; si va dalla semplice
"AAA. BBB, CCC" della Messa VIII, alla "ABA CDC, EFE" della
Messa III.
Lo stesso fenomeno si osserva nell'Agnus Dei che presenta una semplice
ripetizione "AAA" nella Messa V e forme più complicate nella Messa II
"ABA o ABC" nella Messa XI. L'esecuzione dell'ordinario non è rigida;
può essere antifonata o responsoriale: l'alternanza ne è il principio base;
essa si svolge sia tra i cantori ed il coro, sia tra le due parti del coro. Per
il Kyrie l'alternanza può effettuarsi sezione per sezione. L'ultima sezione è
allora ripresa da tutti. E' anche possibile avere un "Ensemble"
all'interno delle sezioni.
La comparsa della polifonia permetterà in seguito di alternare le sezioni di
canto-piano alla polifonia; è così che procede il Kyrie della Messa di Machaut
(XIV secolo). Il Gloria, il Credo e l'Agnus Dei sono eseguiti secondo la stessa
procedura. Quanto al Sanctus, è eseguito da tutto il coro, tranne il Benedictus
per l'elevazione. Il Gloria e il Credo, l'Ite Missa est e il Benedicamus Domino
differiscono dagli altri canti: l'inizio di questi pezzi è intonato dal
celebrante e non dal coro o dai cantori. Il prete intona l'inizio del
"Gloria in Excelsis Deo" ed il coro entra alle parole "et in
terra pax hominibus". Lo stesso dicasi per il Credo: il celebrante intona
"Credo in Unum Deum" ed il coro prosegue con "Patrem Omnipotentem"
Si dovrà attendere il XVIII secolo perché queste frasi di apertura siano
integrate in una nuova composizione. Dal Medioevo al Rinascimento,
nell'esecuzione delle messe polifoniche, sono stati aggiunti gli "Incipit
monodici". Si sceglie un pezzo del repertorio gregoriano in un
"Modo" corrispondente a quello della polifonia.
| |
















|